Un sorprendente saggio “magico” tra scienza e fantasy

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Storia naturale dei draghi, cenni di ecologia fantastica, scienza e incanto, il mago nella società: sono solo alcuni dei capitoli di questo libro, che racconta il rapporto tra scienza e fantasy riuscendo a passare dallo stile giornalistico alla trattazione del fantastico, dalla divulgazione alla critica letteraria mantenendo l'approccio fresco e allegro di una discussione tra appassionati.
Stefano Porciello, 02 Settembre 2019
Titolo

Incanto

Autore

Michele Bellone

Anno pubblicazione

2019

Editore

Codice Edizioni

Info Lettura

20,00 euro

 

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Relazioni internazionali e Studi europei

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«È un atto di resistenza, questo libro. A un mondo che ci vuole monocordi e chiusi in una visione della realtà asfittica». Non sono parole mie, purtroppo, ma sono quelle che Licia Troisi ha usato per introdurre Incanto, il sorprendente (e brillante) libro con cui Michele Bellone racconta il rapporto tra scienza e fantasy. Che vi piaccia o meno il genere, questo saggio è una meraviglia: ben scritto, ben argomentato, ricco di riferimenti e citazioni, Incanto è capace di raccontare il rapporto molto poco battuto tra mondo scientifico e mondo magico senza mai scadere nel ridicolo, né annoiando mai il lettore.
Storia naturale dei draghi, cenni di ecologia fantastica, scienza e incanto, il mago nella società: sono solo alcuni dei capitoli di questo libro, che riesce a passare dallo stile giornalistico alla trattazione del fantastico, dalla divulgazione alla critica letteraria mantenendo l’approccio fresco e allegro di una discussione tra appassionati. Perché forse è questo il segreto di ‘Incanto’: non solo Bellone è un giornalista scientifico, che della categoria conosce i trucchi sapendo mantenere contemporaneamente intatti il rigore dell’analisi e la capacità di interessare, ma è anche un appassionato di fantasy, in grado di passare dalla letteratura ai giochi di ruolo ai videogame evidenziandone relazioni, schemi di funzionamento e similitudini. Senza mai dimenticare le spiegazioni scientifiche o le radici storiche di miti ormai globali – si tratti di draghi, zombie, o cartomanti – né, ovviamente, qualche aneddoto di storia della scienza.
Sapete che le piante possono comportarsi come veri stregoni e che alcuni matematici hanno sfruttato le caratteristiche dei vampiri per studiare – e spiegare – argomenti serissimi? Che rispettabili ricercatori hanno disquisito nientemeno che su Nature della genetica magica di Harry Potter? O che Newton è stato considerato (a voi scoprire perché) l’ultimo dei maghi? A proposito di vampiri: qualcuno ha fatto i conti e – a seconda del loro tipo di alimentazione – il genere umano potrebbe estinguersi in appena 165 giorni di coesistenza con gli esseri raccontati da Bram Stoker, in 50 anni con i vampiri di Anne Rice, mentre avremmo qualche speranza di sopravvivenza solo se vivessimo nel mondo di Twilight. Cambiamento climatico permettendo.
La capacità di stimolare il lettore – qualsiasi lettore – a ragionare sulle opportunità offerte dalla propria fantasia, di rievocare le intuizioni che magari sono sorte guardando un film e che sono rimaste lì, presto sepolte da un approfondimento mancato, fa di Incanto un saggio da non perdere. Perché è difficile che qualcuno possa aver raccontato l’universo fantasy e il suo rapporto con la scienza con la stessa competenza e larghezza di vedute che Michele Bellone ci offre attraverso questo saggio.
La forza di Incanto è forse proprio la capacità di andare oltre, per una volta, alla tipica opposizione tra fantasia e scienza, materie umanistiche e matematica, facendoci scoprire che la magia, anche nel fantasy, risponde a regole più o meno ferree: c’è una fisica degli incantesimi, una logica della magia, un’ecologia dei mondi fantastici. E non potrebbe essere altrimenti, perché – anche se non perfetti – questi sistemi devono rimanere “consistenti”, devono mantenere l’illusione della verosimiglianza: raccontare l’impossibile, sì, portarci in mondi sconosciuti, ma senza che una contraddizione ci risvegli improvvisamente nel reale facendoci pensare che l’intera storia che stiamo leggendo sia, in realtà, un elaborato (magari bellissimo) bluff.
Senza esagerare con la codificazione che – racconta Bellone – sulla scia dei giochi di ruolo si è fatta sempre più stringente anche nella letteratura fantasy. E questo porta gli autori a costruire mondi ricchi di regole, fin troppo dettagliati, rischiando di tralasciare ciò che è davvero più importante: non tanto sviluppare sistemi magici perfetti ma, parafrasando Michael Swanwick, incantare.
Ed è qui, proprio alla fine, che il saggio di Bellone si fa ancora più interessante, portandoci dentro un’indagine non solo del fantastico, ma della narrazione in sé e offrendoci degli spunti affatto banali su come si scrive una storia (qualsiasi storia) e cosa significhi avere a che fare con la fantasia.
Scopriamo che i limiti e le debolezze della magia sono molto più interessanti delle sue possibilità; che l’approccio ‘nerd’ ai mondi immaginari sia in realtà molto più scientifico di quanto si possa pregiudizialmente pensare, mentre proprio la scienza riesce ad avanzare attraverso lo stupore e grazie agli slanci rivoluzionari alimentati dalla fantasia e dalla curiosità dei ricercatori.
Così, chi vuol vedere nel genere fantasy una perversione della realtà, un pericolo per il pensiero scientifico contrapposto a quello magico (interpretato come primitivo, barbaro, irrazionale) troverà nelle parole di Bellone una critica affascinante e davvero molto difficile da scardinare.

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