Una wunderkammer di curiosità sugli animali

Micron

“Atlante di zoologia poetica” è un piccolo gioiello a metà tra arte e scienza, grazie alle bellissime illustrazioni - che restituiscono tutta la poesia di un mondo animale a volte nascosto e inafferrabile - e alle spiegazioni di molti comportamenti animali, a volte ingegnosi, a volte bizzarri, ma sempre affascinanti.

Giulia Negri, 06 Giugno 2020
Titolo

Atlante di zoologia poetica

Autore

Emmanuelle Poutdebat

Anno di pubblicazione

2019

Editore

L’Ippocampo

Info

pp. 320, euro 14,25

Micron
Comunicatrice della scienza

Le curiosità e le stranezze sugli animali affascinano da sempre tutti, a qualsiasi età: “Atlante di zoologia poetica” de L’ippocampo ne sceglie trentasei, grandi e piccoli, conosciuti e sfuggenti, senza pretese di esaustività, ma col desiderio di farci scoprire quante più strategie di sopravvivenza possibili. Dalle capacità di rigenerazione a quelle riproduttive, dalle scelte sul cibo a quelle di difesa: Emmanuelle Pouydebat vuole condividere con noi la meraviglia che prova nei confronti del regno animale, a suo dire fortemente “poetico”. “La verità è che tutto è poesia, nel mondo animale. «Poesia» viene dal greco antico πoiησις (poiesis), e il verbo πoιειν (poiein) significa «fare, creare». Poeti lirici, innovatori e battaglieri, gli animali agiscono, creano, seducono, cantano ed esplorano, spingendoci a riflettere sulla nostra visione del mondo e sulle creature che lo abitano. Questo libro vuol essere un invito a provare stupore e pura meraviglia.”

Un po’ opera d’arte, grazie alle splendide e coloratissime illustrazioni di Julie Terrazzoni, un po’ volume di divulgazione scientifica in grado di tirare fuori dal cappello animali di cui nemmeno i lettori più voraci hanno sentito parlare, questo atlante è una wunderkammer inaspettata, che cerca di portare ordine nel disordine delle disparate abilità animali. Si parte con chi non è chi potrebbe sembrare, o si comporta in maniera bizzarra per il suo ambiente: mammiferi con le squame – ovvero i pangolini, che hanno più volte occupato le pagine della cronaca ultimamente -, insetti che imitano fiori, lucertole che corrono sull’acqua, pesci che camminano, animali che non sembrano nemmeno tali… Come orientarsi in questo guazzabuglio? Diversi tra loro, alcuni sono poco conosciuti, poco studiati, quasi nulla si sa e rischia di essere perso per sempre prima ancora di essere stato compreso o imparato. Ma questo non succede solo con animali di cui quasi nessuno ha sentito parlare: persino il narvalo, il moschettiere dei mari, presente in così tanti abbecedari, è un essere quasi mitologico, e ancora non è chiaro a cosa serva il suo dente.

C’è chi nasce con la capacità di rigenerare organi o arti in caso di amputazioni o ferite, come l’axolotl, un simpatico anfibio che in qualche modo assomiglia al drago “Sdentato” di alcuni cartoni animati, e chi invece ha capacità di automedicazione diverse gruppo per gruppo – lo si potrà considerare un fenomeno culturale? -, come lo scimpanzé, che utilizza frutti, fiori ed erbe a scopo antibiotico, vermifugo e antimalarico. Esiste un pappagallo che non vola, il cacapò, che pesa circa 4 chili, sa arrampicarsi sugli alberi e richiamare le potenziali compagne con un verso – “bum!” – che arriva fino a 5 chilometri di distanza. E, in un diverso continente, un uccellino lungo poco più di 10 centimetri sfreccia fino a 98 chilometri orari – è il vertebrato più veloce del mondo in proporzione all’apertura alare – ed è un vero pilota provetto, dal piumaggio iridescente: volo stazionario, volo all’indietro o sul dorso, picchiate, cambi rapidissimi di velocità e orientamento del corpo, rotazioni su sé stesso, nessuna manovra sembra avere segreti per il colibrì di Anna.

Per sedurre le femmine, qualcuno si dà al giardinaggio, qualcuno alla scultura, qualcun altro si improvvisa batterista, alcuni ragni addirittura si pavoneggiano (e sembrano quasi carini, parola di aracnofobica): niente male per quelli che per qualcuno sarebbero “soltanto animali”. E che dire, poi, delle incredibili capacità di adattamento anche ad habitat non sempre favorevoli? Esistono rane che si congelano, meduse in grado di ringiovanire e tardigradi che sopravvivono anche alle condizioni più estreme. In una Natura rossa di zanne e d’artigli (Nature red in tooth and claw) ci sono bruchi che si fingono serpenti per scoraggiare gli uccelli, insetti a forma di foglie, delle quali imitano anche i movimenti al vento, e cavallucci che vivono in simbiosi con le gorgonie, praticamente indistinguibili. C’è chi si mimetizza, e chi, invece, ci tiene a essere ben visibile. A volte colori molto squillanti sono un avviso per i predatori: “non mangiarmi, se ci tieni alla vita”. È il caso dell’Okopipi, una rana di un azzurro vivido, con macchie nere diverse per ogni individuo, un po’ come le nostre impronte digitali.

Il senso di questa rassegna di curiosità vuole essere quello di farci provare a capire quanto varia e piena di capacità sconosciute può essere la fauna con la quale dividiamo il Pianeta, gran parte della quale ci è ancora per lo più oscura – se le specie classificate sono 1.2 milioni, si stima ne possano esistere in realtà più di 8. Con noncuranza stiamo appiccando il fuoco in una biblioteca della quale abbiamo letto o scorso velocemente solo una minuscola parte di volumi: non sappiamo esattamente nemmeno quanto o cosa stiamo perdendo, tra un’estinzione silenziosa e l’altra.

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