Vita, morte e miracoli del signor Di Enneà

Micron
Con la leggerezza di un racconto tra amici, 'Luna nuova' ci porta a ripercorrere la storia delle tante “piccole” avventure scientifiche che si condensano in quella che è forse l’unica narrativa mitica sopravvissuta alla post-modernità: la corsa dell’uomo alla conquista dello spazio.
Cristiana Pulcinelli, 15 Febbraio 2019
Titolo

Intervista impossibile al DNA

Autore

Giovanni Destro Bisol, Marco Capocasa

Anno pubblicazione

2018

Editore

Il Mulino

Info

pp. 217; euro 16,00

Un tipo buffo, lungo e ricurvo, sta seduto su una poltrona quasi attorcigliato su se stesso e porta un cappello a falde larghe a coprire il viso. Il signor Di Enneà è diventato così famoso da essere inseguito dai reporter di tutto il mondo, ma lui non si concede mai. Fa un’eccezione per Gianluigi Vanesio da Caramagna Piemonte, noto divulgatore scientifico. L’intervista si rivela un vero scoop.
Giovanni Destro Bisol e Marco Capocasa, docente di Antropologia e Biodiversità umana alla Sapienza di Roma il primo e dottore di ricerca in Antropologia molecolare il secondo, rendono omaggio così a una a una delle pagine più belle scritte per la RAI negli anni Settanta: le “interviste impossibili”, brani radiofonici in cui Umberto EcoLucia PoliGuido CeronettiEdoardo Sanguineti e via così intervistavano personaggi del passato come Freud, Jack lo squartatore, Attila, Socrate, Pietro Micca, l’uomo di Neanderthal. I registi erano Andrea CamilleriGuido CeronettiMario MissiroliVittorio Sermonti (chi può se le vada a riascoltare, si trovano nelle teche RAI).

L’idea di intervistare Di Enneà (che, lo abbiamo capito, sotto un nome curioso nasconde una molecola indispensabile per la nostra esistenza) è azzeccata. E l’intervista, condotta con sapienza e leggerezza è davvero piacevole. Ma prima di arrivarci, dobbiamo aspettare un po’. Perché la chiacchierata col “tipo acido” chiude il libro di Destro Bisol e Capocasa, racchiusa nell’ultimo capitolo (Intervista impossibile al DNA, Il Mulino, pp. 217, euro 16.00). Prima di arrivare a porre le domande, ci dobbiamo preparare. Eh già, perché, come ogni giornalista sa bene, per intervistare un tipo così importante, così anziano ma al tempo stesso così di moda, bisogna studiare per bene e capire con chi abbiamo a che fare.
Gli autori ci aiutano in questo compito complesso accompagnandoci in un percorso narrativo che si snoda in quattro grandi tappe: la prima ricostruisce qual è il posto del DNA nella biologia dei viventi, dove è nato, come è fatto, come ci sorprende di continuo; la seconda individua le analogie inattese tra la storia umana e il DNA, spiega cosa ci dice questa molecola sull’evoluzione umana e come l’ambiente ha plasmato il nostro materiale ereditario; nella terza tappa scopriamo che rapporto ha il DNA con le azioni umane, dal potere di determinare i nostri comportamenti a quello di cambiare il mondo delle investigazioni scientifiche. La quarta tappa, infine, butta un occhio sul futuro e cerca di rispondere alla domanda delle domande: la ricerca sul DNA può cambiare – in meglio o in peggio – le nostre esistenze?

Le informazioni che troviamo nel libro sono tante, alcune le abbiamo già sentite, altre ci suoneranno nuove perché si tratta degli ultimi sviluppi della ricerca. In ogni caso ci fanno riflettere su temi antichi e moderni al tempo stesso e a cui finora nessuno ha dato una risposta precisa, come ad esempio: quanto dei nostri comportamenti e delle nostre scelte sono determinate dai nostri geni e quanto invece dall’ambiente in cui ci troviamo a vivere? Quanto il DNA dei nostri antenati vive in noi e ci aiuta a capire chi siamo? Riusciremo a sconfiggere le malattie operando sul DNA?
Destro Bisol e Capocasa ci portano con leggerezza e precisione a ripercorrere la scoperta della struttura molecolare del DNA, la famosa doppia elica, senza tralasciare gli aspetti umani che stanno dietro all’intuizione di James Watson e Francis Crick e al duro lavoro di Rosalind Franklin, la grande assente nella storia ufficiale di quella scoperta. Ci fanno trattenere il respiro raccontandoci il sogno di riportare in vita ciò che pensavamo scomparso grazie allo studio del DNA antico, poi la delusione di questo filone di ricerca e la rinascita degli studi di paleogenetica fino agli ultimi sviluppi che prospettano un mescolamento di Homo sapiens con l’uomo di Neanderthal. Ci fanno volare con la fantasia raccontandoci di nuove ricerche che cercano di sfruttare la capacità del DNA di immagazzinare moltissime informazioni per archiviare tutti i dati di memoria – testi, immagini, video – che fra un po’ non saremo più in grado di conservare.

Insomma, ci raccontano le mille meraviglie di una molecola senza la quale noi non saremmo quello che siamo. E allo stesso tempo, ci spiegano che il DNA ci ha stupito, ci stupisce e forse non smetterà mai di farlo, ma che “nonostante le sue tante e importanti qualità, non è riuscito a regalarci semplici verità in grado di illuminare i nostri dubbi più profondi. Con molta onestà ci ha rivelato, al contrario, l’irriducibilità della nostra complessa natura a quelle che chiamiamo ‘leggi della biologia’”. E forse lo amiamo proprio per questo.

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