Vogliamo andare a prenderci la Luna?

Micron
Con la leggerezza di un racconto tra amici, 'Luna nuova' ci porta a ripercorrere la storia delle tante “piccole” avventure scientifiche che si condensano in quella che è forse l’unica narrativa mitica sopravvissuta alla post-modernità: la corsa dell’uomo alla conquista dello spazio.
Stefano Porciello, 30 Agosto 2019
Titolo

Luna nuova. Tra mito e scienza dalle eclissi alle basi lunari

Autore

Ettore Perozzi

Anno pubblicazione

2019

Editore

Il Mulino

Info

pp. 140; euro 14,00

Micron
Relazioni internazionali e Studi europei

Quando in libreria ho sfogliato Luna nuova, di Ettore Perozzi, ho pensato che il mio caporedattore mi avesse giocato un bruttissimo scherzo assegnandomi una lettura fatta di difficili spiegazioni sul moto della Luna. Mi sbagliavo. Superato l’arido quarto di copertina – per cui non lo comprereste mai – Luna nuova coinvolge immediatamente e ci porta a ripercorrere con la leggerezza di un racconto tra amici tutta la storia delle tante “piccole” avventure scientifiche che si condensano in quella che è forse l’unica narrativa mitica sopravvissuta alla post-modernità: la corsa dell’uomo alla conquista dello spazio.
Protagonista indiscussa, inutile dirlo, è proprio la Luna – così vicina e così poco conosciuta – con il suo passare sopra le nostre teste secondo regole precise, vero, ma la cui definitiva scoperta è stata il rompicapo degli astronomi dalla notte dei tempi fino al ‘900. Accanto a lei, le storie dei popoli (prima) e degli uomini (poi) che hanno dedicato la loro vita a scoprire un bruscolo di verità, un indizio che aiutasse a spiegare dove vada questo nostro satellite, da sempre lì davanti a noi eppure così difficile da incatenare nelle ferree regole del moto dei corpi celesti. Perché «La Luna non è mai dove ci si aspetterebbe di trovarla». Perozzi ci racconta anche questa storia: come prova dopo prova e teoria dopo teoria astronomi e studiosi siano arrivati a raggiungere se non la superficie della Luna, almeno la certezza di aver capito come si muovesse. Ed è proprio questo racconto di storia della scienza, forse, il più godibile per il lettore. Insieme, ovviamente, alla storia sempre emozionante della sua conquista, partita nel momento in cui abbiamo capito che la Luna era davvero raggiungibile: non con le ali della fantasia degli scrittori o dei poeti, ma con i calcoli, gli sforzi, l’audacia di scienziati e matematici, ricercatori e ingegneri. Un’impresa non meno titanica né, bisogna dirlo, meno romantica di quella vissuta dai primi astronauti e cosmonauti.
Luna nuova non è un libro per qualcuno, ma su qualcosa. E di tanto in tanto viene da chiedersi chi possa essere il pubblico di lettori adatto a questo saggio – se saggio lo possiamo chiamare. Ciononostante, anche lì dove il rapporto con il nostro narratore rischia di perdersi, ecco che Perozzi la spunta ancora spiegando con semplicità disarmante concetti tutt’altro che scontati sul moto della Luna: quelle conoscenze con cui abbiamo tutti a che fare ogni volta che guardiamo il cielo notturno e delle quali, in molti, viviamo in una felice e inconsapevole ignoranza. Lo sapete cos’è il Saros, cosa sono il mese sidereo, quello sinodico, quello anomalistico e quello nodico? Non certo chiacchiere di maghi scapestrati e lettori della mano, ma concetti che si ricongiungono tutti l’uno all’altro con la precisione tremenda di ogni storia di scienza. Calcoli tanto puntuali da spingere Ettore Perozzi a darci un appuntamento sulla spiaggia di Mirto Crosìa, in Calabria, per vedere – racconta – un mitico tramonto che avverrà in un preciso giorno del 2035. Se sarete stati abbastanza attenti, toccherà proprio a voi calcolare quello giusto.
E ora? Ora che la corsa alla Luna sembra essere ripartita davvero, dopo tutte le false partenze degli ultimi decenni, cosa faremo? Quali sono le prospettive verosimili di una conquista definitiva, di una stabile colonizzazione del nostro satellite? Riusciremo a diventare una specie biplanetaria? Perozzi, da appassionato e da scienziato, qualche spunto ce lo dà e chiude questo libro lanciandoci qualche antipasto dal sapore – solo in apparenza – fantascientifico. Costruiremo un ascensore spaziale? Saremo in grado di costruire uno spazioporto sfruttando l’opportunità offerta dai punti lagrangiani? Tra spiegazioni abbordabili e piccoli (ma preziosi) aneddoti personali, Perozzi fa il punto su quel che abbiamo già raggiunto in questi ultimissimi anni di esplorazioni spaziali. Ci lascia sicuramente più informati e con qualche pulce nell’orecchio capace di entusiasmarci, di farci pensare al nostro futuro tecnologico e di specie, una volta tanto, con un po’ di speranza. Qualcuno, chissà, potrebbe appassionarsi.

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