Uno stereotipo che echeggia ancora, nonostante i numerosi esempi del contrario, è che le donne siano meno portate agli studi scientifici rispetto agli uomini e maggiormente inclini ad intraprendere invece percorsi di studio umanistici. Che si tratti di uno stereotipo è evidente e si evince con chiarezza dalle numerose personalità scientifiche femminili che hanno attraversato la storia della disciplina, da Ipazia di Alessandria, a Rita Levi Montalcini, fino a Samantha Cristoforetti, solo per citare alcuni esempi.
Le storie di donne che sono entrate nel corso degli eventi scientifici sono quasi tutte del XX secolo, e tutte si possono definire come storie di coraggio. In un periodo in cui alle donne era riservato il ruolo sociale di casalinga e madre, cercare di entrare in un mondo accademico a stampo maschile, difficile e ostile all’universo femminile, altro non è che un atto di coraggio, di caparbietà, di fine intelligenza. Il lavoro che queste donne hanno dovuto affrontare è allora doppio: lo studio della disciplina, quale si impone a qualsiasi studente, e lo scontro quotidiano in un ambiente notoriamente sfavorevole. Per questo ed altri motivi, Gabriella Greison, fisica, scrittrice e giornalista, nel libro Sei donne che hanno cambiato il mondo¸ le definisce “eroine”. Dalla straordinarietà della loro esperienza rispetto al contesto storico, dalla loro capacità di rottura con l’imposizione culturale del periodo, dalla loro forza e sicurezza nasce la necessità di raccontare le loro vicende.
Greison si concentra in particolare su sei scienziate, che nell’arco di appena un cinquantennio sono riuscite a lasciare un segno tangibile nella ricerca scientifica, in particolare nella fisica. Si tratta di Marie Curie, Lise Meitner, Emmy Noether, Rosalind Franklin, Hedy Lamarr, Milena Maric. L’autrice si sofferma sul lato personale di queste grandi menti del ‘900, evidenziando il fatto che non sono poi così distanti da noi, ma posseggono, esseri umani, le debolezze, le manie, le preoccupazioni comuni a tutto i sapiens. Come non iniziare questo intreccio di racconti, che il libro rappresenta, con la punta di diamante delle donne nella scienza: Ipazia d’Alessardria, ancora oggi simbolo di libertà di pensiero e iniziatrice della storia della scienza al femminile. Si prosegue poi con un excursus storico più recente per approdare finalmente al racconto di queste “sei stelle luminose nel buio del secolo breve”.
La narrazione si dispiega alla maniera del romanzo, appunti personali dell’autrice trasportano il lettore in una metastoria della Greison alla ricerca delle sue paladine della scienza. Il tutto è impreziosito da efficaci e curiosi aneddoti sulla vita delle scienziate che, come si diceva, restituiscono la dimensione prettamente umana di queste donne straordinarie. Non si manca chiaramente di rimarcare la potenza teorica delle loro ricerche nel campo della fisica, le loro relazioni interpersonali, i loro momenti di vita più significativi. Questo offre la possibilità al lettore di immergersi nei tempi storici delle nostre protagoniste e il lavoro di scavo archeologico dell’autrice nell’esistenza di questi vissuti fa emergere anche i tratti dell’ambiente culturale nel quale ci si doveva muovere con tanta difficoltà.
A ogni storia è poi affiancato, all’inizio del capitolo, un brano musicale che dovrebbe rappresentare al meglio lo spirito della scienziata in questione: Madame Curie e i Sex Pistols, Rosalind Franklin e i Massive Attack, Hedy Lammar e i Led Zeppelin, ad esempio. Legami interessanti, che sottolineano la volontà di raccontare una storia nella maniera più fresca possibile da parte dell’autrice, che sicuramente tende ad una buona pratica di divulgazione scientifica. Un libro non per addetti ai lavori ma per tutti coloro che hanno voglia di leggere delle belle storie, tanto più se si tratta di episodi veri che hanno avuto la capacità di cambiare le sorti della conoscenza dell’uomo.
Oggi la situazione negli ambienti accademici è notevolmente cambiata, ma rimane ancora un gap nei posti dirigenziale destinati a uomini e donne. Raccontare ancora una volta le storia di quelle donne che hanno deciso di lottare per le proprie passioni, per la propria realizzazione, per riuscire, a buon diritto, ad esplicare al meglio la propria intelligenza è quindi necessario.

SalvatoreMarazzita