Le cesure storiche portano spesso a valutare in blocco il ‘600 come il secolo della Rivoluzione Scientifica, ovvero quell’insieme di studi, conoscenze e cambiamenti di prospettiva, figli delle scoperte di Copernico, maturati grazie a figure centrali quali Galileo, Bacone, Keplero, Cartesio, e molti altri pensatori e scienziati. Il primo mattone di quella nuova struttura della conoscenza è stato posto nel 1543 proprio da Copernico, con il De Revolutionibus Orbium Coelestium, in cui notoriamente si affermava il sistema eliocentrico, vera e propria sfida all’ipse dixitaristotelico-tolemaico, che si era imposto come modello per secoli. Gli epigoni dell’astronomo polacco non si fecero attendere e, ben presto, già all’inizio del 1600 furono in molti a sostenere e studiare i nuovi risultati. Tra questi sicuramente il nostro Galileo e Johannes von Kepler, meglio noto come  Keplero. Sulla spinta di queste grandi personalità del pensiero, ha inizio la cosiddetta rivoluzione scientifica, in un periodo di forti contrasti politico-religiosi che vedevano coinvolta gran parte dell’Europa.
Qualche decennio prima, nel 1487, vedeva la luce invece un libro che spiegava, con una minuzia mai vista prima, il modo in cui si dovessero trattare le streghe, al fine di estirparle definitivamente dalla società: il Malleus Maleficarum, letteralmente “il martello delle malefiche”, a cura di due frati domenicani tedeschi, Sprengere Kramer. La pubblicazione e la diffusione del testo non risulterebbe di grande rilievo se non per il fatto che a partire dal 1580, a distanza di cento anni dalla prima pubblicazione, ebbe un enorme successo e fu ristampato e diffuso su larga scala. Nel ‘600, nonostante la forte spinta razionalistica che l’Europa stava prendendo, sotto la guida delle scoperte scientifiche, la caccia alle streghe era ancora attiva e diffusa e il martello continuava a colpire ovunque. Caso emblematico di questa doppia natura del secolo in questione è proprio uno tra i maggiori pensatori dell’epoca: Keplero, scopritore dell’ellitticità delle orbite dei pianeti e delle tre leggi che portano il suo nome, le cui vicende personali potrebbero rappresentare questa contraddizione. Nel 1615 fu il pensatore tedesco a dover prendere le difese di sua madre accusata di stregoneria, in un processo che durò sei anni.
Questa vicenda della sua vita, non approfondita da altri studi, è ricostruita con minuzia e passione da Ulinka Rublack, insegnante all’Università di Cambridge e studiosa della prima età moderna, nel libro L’Astronomo e la Strega, che si configura come lavoro fondamentale per l’approfondimento storico su uno spaccato di vita dell’Europa del XVII secolo. L’esame del caso di Katharina Keplerooffre la possibilità di entrare nella vita quotidiana di una piccola comunità luterana e di osservarla attraverso una lente di ingrandimento, come afferma l’autrice in apertura.
La trama storica non è molto complessa e si snoda seguendo l’intreccio del rapporto tra madre e figlio. Venuto a conoscenza della notizia, Keplero, costretto ad abbandonare la stesura di una importante opera e il suo lavoro a Linz, si precipita dalla madre ultrasettantenne, accusata di comparire all’improvviso davanti alle persone e di preparare intrugli mortiferi. L’accusa si configura subito come un vero e proprio dramma familiare. Appariva chiaro allo stesso Keplero che l’intento dell’accusa fosse quello di colpire indirettamente anche lui, forse per le sue posizioni teoriche, considerate potenzialmente eretiche. In quel periodo non era affatto difficile ritrovarsi a doversi difendere dal rogo. Si ricorda che l’astronomo decise di rifiutare una cattedra all’Università di Bologna proprio per paura di finire come Galileo o, peggio, come Giordano Bruno.
Johannes si poneva entusiasticamente nei confronti delle novità, delle innovazioni tecniche e scientifiche, incarnava l’ideale dell’uomo razionale che stava nascendo, ma rimaneva, come molti altri studiosi europei, legato a molte credenze religiose, nel suo caso luterane. Questa dialettica tra religione e scienza aveva costretto Keplero ad affinare la capacità di confutare e persuadere gli avversari delle sue teorie scientifiche: aveva imparato a difendersi nelle dispute filosofiche. L’aver maturato questo tipo di esperienza gli consentì di giungere preparato ad una sfida nuova: smontare l’accusa di stregoneria alla madre, che significava riuscire a muoversi legalmente su un terreno molto scivoloso. Sarebbe stata la sua più grande sfida.
Non mancano gli ingredienti per un ottimo romanzo, con la speciale consapevolezza di leggere una storia vera. La fluidità della narrazione rende il libro fruibile e godibilissimo, proietta sin dalle prime pagine il lettore nel clima e nell’ambientazione storica del tempo. La forma romanzata lo rende scorrevole e avvincente, a vantaggio di chiarezza espositiva e precisione storica, che rimangono il punto di forza del libro.

 

SalvatoreMarazzita