Il governo cinese dichiara guerra alla “cattiva scienza”. A partire dal 30 maggio sono state introdotte da parte del Consiglio di Stato una serie di riforme volte a migliorare l’integrità in tutto lo spettro della ricerca, dai finanziamenti passando per le domande di lavoro fino al sistema di peer-review.
In base alla nuova politica, come riporta Nature, il Ministero della Scienza e della Tecnologia (MOST) sarà responsabile della gestione delle indagini e del regolamento sui casi di cattiva condotta scientifica, ruolo precedentemente svolto, in maniera non ottimale, dalle singole istituzioni. E per la prima volta, questi casi verranno registrati in un database nazionale attualmente in fase di progettazione dallo stesso MOST. L’inclusione in questo elenco potrebbe impedire ai ricercatori di accedere ai futuri finanziamenti o a prendere parte a concorsi pubblici. Insomma imbrogliare potrebbe diventare una macchia indelebile sul proprio curriculum.
Ma il provvedimento non riguarda solo i ricercatori cinesi ma anche e soprattutto le riviste scientifiche che saranno inserite in cosiddette black list. Gli scienziati che pubblicheranno su queste riviste riceveranno prima un avvertimento, e tali documenti non saranno presi in considerazione nelle valutazioni per eventuali promozioni, posti di lavoro e borse di studio. “Mettere in chiaro che gli articoli pubblicati su riviste cattive non contano nel curriculum invia un segnale forte, ma il lavoro non sarà semplice”, afferma Paul Taylor, ricercatore presso l’Università RMIT di Melbourne.
Questa riforma si è resa necessaria da quando in Cina, anno dopo anno, il flusso costante di casi di plagio, usi di dati fraudolenti, CV falsificati sono aumentati in maniera esponenziale. Un esempio su tutti il caso della rivista Tumor Biology che ha ritirato 107 articoli scritti da scienziati cinesi dopo che l’editore della rivista all’epoca, Springer ha scoperto che erano stati accettati sulla base di recensioni simulate. Circa 400 ricercatori  avevano avuto la possibilità dal giornale di nominare gli esperti che li avrebbero esaminati. A volte c’erano complici, pagati dai ricercatori, che scrivevano recensioni brillanti per fare accettare lo studio. Gran parte dell’indagine si è concentrata su 101 studi per cui c’erano prove di revisioni false o esperti fasulli. In sei casi, sono stati gli stessi autori dello studio a commettere la frode. Complessivamente, 80 studi hanno riportato i risultati di ricerche vere, mentre 9 erano false e 12 sono state acquistate interamente da terze parti dai presunti autori. Altri sei studi sono ancora oggetto di indagine.
A dire il vero, già in passato il governo di Pechino aveva provato, attraverso corsi sull’etica scientifica, a porre rimedio a questi fenomeni ma con scarsi risultati. “Questa volta è stato disegnato un sistema di responsabilità in modo dettagliato che non è mai stato visto prima. Come parte delle riforme, il Ministero della Scienza lavorerà con altre agenzie governative come l’Accademia delle Scienze cinese per creare standard per la determinazione della cattiva condotta; protocolli per il monitoraggio e l’investigazione delle accuse; e regole per decidere la gravità delle pene in base al tipo di comportamento scorretto”, spiega Xue Lan, ricercatrice in scienze e innovazione presso la Tsinghua University di Pechino.
Altro passaggio chiave in questa riforma sta nei criteri di valutazione nell’assegnazione dei posti di lavoro e di borse di  studio.  Il sistema attuale pone un peso significativo sulle pubblicazioni di ogni ricercatore, premiando soprattutto coloro che pubblicano su riviste con alto impact factor. Questa politica negli anni non ha fatto altro che “incentivare” la corsa alla pubblicazione. Ora con le nuove regole le università non si dovranno concentrare solo sulla qualità e quantità delle pubblicazioni ma anche sull’innovazione e sull’impatto globale delle pubblicazioni. Tutto molto bello, si dirà. Ma qualche ricercatore sotto la Grande Muraglia storce il naso e avverte:
“Questo sistema di responsabilità ci renderà tutti preoccupati di inciampare in episodi di cattiva condotta accademica”, dice Yu Hailiang della Central South University di Changsha. Gli fa eco il ricercatore di scienze politiche Tang Li della Fudan University di Shanghai che sostiene le riforme ma avverte che il Ministero dovrà anche proteggere i ricercatori che sono stati accusati ingiustamente di frode.