Acque agitate nel modo della ricerca in Russia

800 studi da ritirare su circa 6mila periodici. Questi, sono solo alcuni dei numeri che emergono dal rapporto dell’Accademia delle scienze russa. Un quadro preoccupante che a all’ombra del Cremlino.
12 Gennaio 2020
Micron

Una valanga su tutta la ricerca all’ombra del Cremlino. Ecco, cosa emerge dal report dell’Accademia delle scienze russa (RAS) che ha esaminato gli articoli pubblicati sui 6mila periodici accademici e deciso di chiedere il ritiro di oltre 800 lavori. Secondo il lavoro della RAS molti di questi lavori sono pieni di plagi e auto-plagio. I risultati prodotti sono in linea con una serie di studi pubblicati negli ultimi anni che hanno portato alla luce aspetti preoccupanti: gli autori russi pubblicano molto di più su riviste nazionali rispetto, ad esempio, a scienziati polacchi, tedeschi e indonesiani. Ma non sono le riviste il problema ma la qualità scientifica: 4000 casi di plagio tra 150.000 articoli in circa 1500 riviste.

Il portale Antiplagiat è andato ancora più a fondo analizzato 4,3 milioni di studi in lingua russa e scoprendo che oltre 70.000 sono stati pubblicati almeno due volte; alcuni sono stati pubblicati ben 17 volte. Il rapporto della Commissione RAS sta facendo molto discutere e creato un terremoto nell’Accademia russa.
Ma sta trovando poca collaborazione tra gli editori. Solo 263 studi sono stati ritirati mentre altri non hanno ancora risposto anzi otto riviste si sono rifiutate di affrontare il problema.

Le cause di questo fenomeno possono essere molteplici e comuni al tutto il mondo della scienza. L’aumento esponenziale del numero di ricercatori non è stato, negli anni,  accompagnato da adeguate politiche di finanziamento della ricerca, mentre gli avanzamenti di carriera e l’assegnazione di finanziamenti sono restati altamente dipendenti dalla pubblicazione su riviste ad alto impact factor. Ciò ha chiaramente generato un circolo vizioso per cui pubblicare è diventato sempre più difficile e la competizione esasperata ha portato a un aumento degli errori negli studi pubblicati e, più tristemente, all’aumento delle frodi.

 

 

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