Al via il nuovo bando STEM 2020

Qualche giorno fa il Ministero delle Pari Opportunità lancia Stem2020. Nell’ultimo anno l’Italia è arrivata in quattordicesima posizione tra i paesi dell’UE per gender gap, 4 punti sotto la media europea. Stesso trend si registra in merito alla disparità retributiva tra uomini e donne, con un +7,4% della retribuzione oraria media a favore dei lavoratori uomini. Insomma, c'era ancora molta strada da fare.
Redazione, 01 Luglio 2020
Micron

Qualche giorno fa il Ministero delle Pari Opportunità lancia Stem2020, iniziativa che, come si legge dal sito del ministero, ha come obiettivo quello di “promuovere, mediante un apposito Avviso, la realizzazione di percorsi di approfondimento destinati a bambini/e ragazzi/e di età compresa tra i 4 e i 19 anni”. Il ministero sottolinea nel testo che “persistono ancora difficoltà di accesso delle donne alle carriere tecniche e scientifiche che, invece, costituiscono e costituiranno sempre più in futuro un importante bacino di opportunità professionali che si stanno aprendo in tutto il mondo […] Pertanto, occorre creare le condizioni per promuovere, sin dall’infanzia, la formazione STEM per le ragazze rispetto alle professioni di domani, per il ruolo centrale che le conoscenze/competenze in questi settori rappresenteranno nella costruzione del futuro (ambiente, energia, sviluppo sostenibile, salute)”. Nell’ultimo anno l’Italia è arrivata in quattordicesima posizione tra i paesi dell’UE per gender gap, 4 punti sotto la media europea. Stesso trend si registra in merito alla disparità retributiva tra uomini e donne, con un +7,4% della retribuzione oraria media a favore dei lavoratori uomini. I dati riguardanti le distanze di genere in ambito lavorativo, e ancora più profondamente in termini di avanzamento di carriera, attraversano mediamente nello stesso modo tutti i settori, con una flessione in negativo per quanto riguarda la scienza. Secondo l’ONU a riguardo ci racco la panoramica della condizione delle donne nelle STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) è ancora allarmante: solo il 28% dei ricercatori in tutto il mondo, in queste discipline, è rappresentato da professioniste donne. Il divario per le scienziate in ambito STEM è del 32% contro il 68% dei colleghi uomini. Sin dalle scuole superiori sembrano chiarificarsi queste tendenze: solo il 3% delle studentesse delle scuole secondarie sceglie una carriera nel campo delle tecnologie dell’informazione (ICT). Questi dati nella prospettiva di un mondo che tende in una direzione sempre più digital, sempre più legata a discipline tecnico-scientifiche e alla loro ibridazione con campi nuovi, necessitano di una urgente riflessione.

Cosa trattiene le giovani studentesse a intraprendere carriere STEM? La risposta non è univoca e semplice. Il mismatch con l’ambito lavorativo sicuramente ha una sua valenza. Avere consapevolezza di una discrepanza retributiva in negativo rispetto ai colleghi uomini o di una nota difficoltà di accedere a posizioni dirigenziali, non confluisce in una valutazione positiva del settore. Tra i fattori che hanno un impatto essenziale sulla scelta di una carriera, qualora vi sia la possibilità di scegliere, possono altresì annoverarsi anche motivi legati alla mera disinformazione. Nel momento in cui un ecosistema formativo primario e secondario possiede una contezza panoramica delle possibilità di carriera in ambito STEM, allora l’incremento di questo settore potrebbe aumentare le percentuali non solo legate all’ambito femminile ma anche totale.

Iniziative come quella di STEM2020 vanno nella direzione positiva di incentivare l’inserimento lavorativo in tali settori ma gli sconfortanti numeri devono essere migliorati da un’azione politica internazionale a favore della pubblicità di questi ambiti sin dai primi step scolastici delle persone.

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