Alieni in mare e nei laghi del Quaternario in Umbria

Per specie aliena, in biologia, si intende una qualsiasi specie vivente che si trova ad abitare e colonizzare, fino ad “invadere”, un territorio diverso dal suo areale storico. In realtà questa definizione non è esaustiva, infatti il termine “specie aliena” potrebbe essere applicato anche ad alcune specie viventi presenti nel record fossile del Quaternario, che per un periodo di tempo dalla loro prima comparsa hanno colonizzato un areale diverso da quello di appartenenza.
01 Maggio 2020
Micron

di Angela Baldanza e Angela Bertinelli 

Per specie aliena, in biologia, si intende una qualsiasi specie vivente che si trova ad abitare e colonizzare, fino ad “invadere”, un territorio diverso dal suo areale storico. In realtà questa definizione non è esaustiva, infatti il termine “specie aliena” potrebbe essere applicato anche ad alcune specie viventi presenti nel record fossile del Quaternario, che per un periodo di tempo dalla loro prima comparsa hanno colonizzato un areale diverso da quello di appartenenza.

L’analisi biostratigrafica dei depositi sedimentari sia marini che lacustri del Quaternario (da 2.5 milioni fino a circa 11.000 anni fa) fornisce l’opportunità di toccare con mano questo singolare fenomeno riscontrabile anche in associazioni fossili: specie di organismi marini tipiche di ambienti posti a latitudini molto più settentrionali o molto più meridionali, rispetto all’area mediterranea, anche in passato hanno migrato spontaneamente verso latitudini meridionali perché le condizioni climatiche si sono modificate nel tempo. Nel Quaternario si possono riconoscere “ospiti freddi” e “ospiti caldi”, cioè visitatori periodici che si spostavano a latitudini maggiori o minori delle proprie, seguendo l’espansione areale del loro habitat ideale.

Anche in Umbria abbiamo avuto nel Quaternario questi “ospiti”, che meritano a tutti gli effetti l’appellativo di specie aliene. Sia la flora che la fauna ci evidenziano questo fenomeno, ma nello specifico ci soffermeremo solo su alcuni delle centinaia di esempi conosciuti. Il deterioramento climatico che ha dato il via a quella che è popolarmente conosciuta come “Era glaciale” ha generato variazioni globali importanti, accrescendo l’estensione delle coltri glaciali e, anche le nostre Alpi si sono ricoperte di estesi ghiacciai. In Umbria, grazie alla posizione geografica favorevole della penisola italiana, il raffreddamento è arrivato un po’ più tardi rispetto all’Italia settentrionale e al resto dell’Europa. Il freddo ci ha raggiunto intorno a 1.8 milioni di anni fa, le masse d’aria prima e le masse d’acqua poi si sono progressivamente raffreddate. I microorganismi marini si sono arricchiti di specie caratteristiche di acque più fredde: dai protozoi (foraminiferi planctonici e bentonici) ai molluschi (bivalvi) ci arrivano segnali indiscutibili. Anche le acque dolci ospitano alcune specie di ostracodi che prediligono acque fredde. Il foraminifero bentonico Hyalinea balthica (fig. 1) è il primo esempio di colonizzazione da parte di specie di tipiche di ambienti marini freddi che si sono spinti entro il Mediterraneo, a cui segue il bivalve Artica islandica (fig. 2).

Entrambi sono stati rinvenuti in depositi marini del Quaternario inferiore, nell’Umbria sud-occidentale. La specie Hyalinea balthica vive ancora nel Tirreno, ma si è un po’ modificata nella morfologia delle camere che si sono rigonfiate (inflate). Anche i laghi nello stesso periodo ospitano specie di ostracodi che prediligono acque fredde: la specie Cytherissa lacustris (fig. 3) è un abitante dei bacini lacustri freddi che arriva fino in Umbria, ma che non trova, a differenza dei rappresentanti marini, un habitat ideale, come testimoniato dalla scarsità dei suoi rinvenimenti. 

 

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