Allarme micotossine in aumento a causa dei cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici, ormai è noto, avranno un forte impatto sulla produzione di cibo su scala globale. Il clima sempre più caldo e umido degli ultimi anni è la condizione ideale per la crescita delle muffe, che espongono gli alimenti a una maggiore contaminazione da micotossine. Per esaminare lo stretto legame tra mutamento del clima e micotossine, abbiamo incontrato Katleen Baert esperta dell’unità sui pericoli biologici e contaminanti dell’EFSA.
Cristina Da Rold, 02 Febbraio 2018
Micron
Micron
Giornalista scientifica

I cambiamenti climatici, in particolare il riscaldamento globale hanno iniziato e continueranno a portare con sé potenziali rischi per la salute alimentare. Uno di questi rischi è rappresentato dal proliferare delle micotossine, composti chimici, alcuni dei quali estremamente velenosi, prodotti da diversi tipi di funghi, che in certe condizioni ambientali particolarmente favorevoli, come i cambiamenti di temperatura, umidità, precipitazioni e produzione di anidride carbonica dovute al climate change, proliferano producendo massicce dosi di queste micotossine.
Una volta prodotte le micotossine possono entrare nella filiera alimentare attraverso colture contaminate destinate alla produzione di alimenti e mangimi, principalmente di cereali.
Per prevenire questo potenziale problema il mese scorso una delegazione dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha incontrato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin in occasione di una conferenza internazionale da titolo “L’onere delle micotossine sulla salute umana e animale” organizzata congiuntamente dal Ministero della Salute e dall’Istituto nazionale di sanità (ISS). Obiettivo: contribuire a ridurre l’esposizione di uomo e animali ai rischi che queste tossine rappresentano.


Mycotoxins and Climate Change – How Europe contributes to global efforts (Fonte: EFSAchannel)

Abbiamo chiesto, in esclusiva, Katleen Baert, dell’unità sui pericoli biologici e contaminanti dell’EFSA, di rispondere a qualche nostra domanda sull’attuale rischio ci contaminazione in Italia:

Dottoressa Baert, quali sono i cibi più a rischio di contaminazione in Italia?
Principalmente cereali, ma per alcune micotossine la contaminazione si può verificare in una varietà di prodotti, tra cui noci, frutta secca, spezie e prodotti caseari.

Come si rileva la contaminazione da micotossine?
Le micotossine vengono in genere rilevate mediante analisi chimiche. Un’ampia legislazione è in atto nell’UE per proteggere la salute dei consumatori in questo senso, compresa la legislazione sui metodi di campionamento e analisi negli alimenti.

Quali sono i principali rischi per la salute della popolazione italiana? Esiste un rischio attuale di contaminazione?
La presenza di micotossine negli alimenti e nei mangimi può influire sulla salute umana e animale poiché possono causare diversi effetti avversi quali genotossicità (la capacità di alcuni agenti chimici di danneggiare l’informazione genetica all’interno di una cellula causando mutazioni, ndr) oltre a disturbi estrogenici, gastrointestinali e renali. Alcune micotossine possono anche alterare la risposta immunitaria riducendo la resistenza alle malattie infettive.
Fin dalla sua istituzione, l’EFSA ha effettuato circa 25 valutazioni del rischio sulle micotossine nell’area degli alimenti e dei mangimi. La maggior parte delle valutazioni del rischio ha indicato che attualmente non vi sono rischi per i consumatori europei. Tuttavia, per alcune micotossine è stata identificata una potenziale preoccupazione. Ad esempio nel caso del deossinivalenolo, è stato identificato un rischio in particolare per la salute dei neonati, e dei bambini più piccoli, in particolare considerando che uno dei principali effetti del deossinivalenolo è quello di rallentare l’aumento del peso corporeo.

Abbiamo avuto qualche tipo di contaminazione massiva di micotossine negli ultimi anni?
In generale, l’esposizione in Europa è inferiore rispetto per esempio ai paesi in via di sviluppo. Come accennato, i consumatori europei sono protetti dalla legislazione. Tuttavia, a causa delle mutevoli condizioni climatiche, la presenza di micotossine varia tra anni e, ad esempio, negli ultimi anni sono stati riscontrati livelli più elevati di aflatossine nei cereali nei paesi dell’Europa meridionale, in particolare nel mais.

Quali sono i principali sforzi che l’EFSA e il Ministero della Salute italiano stanno mettendo in pratica da ora in poi per monitorare la situazione, e cosa è già stato fatto finora in Italia e in Europa?
In quanto organismo di valutazione dei rischi, l’EFSA sta raccogliendo e analizzando i dati sulle contaminazioni in Europa. EFSA ha anche sovvenzionato dei progetti internazionali di ricerca in questo campo, ad esempio per monitorare l’esposizione al deossinivalenolo attraverso campioni di urina umana.

Che cosa potrebbero fare le persone nella loro vita di tutti i giorni per prevenire la contaminazione?
In generale, è buon senso gettare il cibo sul quale notiamo la presenza di muffe; tuttavia, quando vengono utilizzate colture contaminate per la produzione di alimenti trasformati, la contaminazione non è più visibile e il consumatore purtroppo non può intraprendere azioni preventive. Ecco perché è importante che il sistema di sicurezza alimentare funzioni in modo efficace e quello europeo fornisce un livello elevato di protezione dei consumatori.

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