Anfibi, altre mille specie a rischio di estinzione

I cambiamenti climatici, la distruzione dell’habitat e la diffusione di un patogeno letale stanno mettendo in ginocchio un’intera classe di vertebrati: gli anfibi. La crisi che li ha colpiti non accenna a ridimensionarsi, anzi. I risultati di uno studio pubblicati su Current Biology.
Micron
Micron
Giornalista scientifica

I cambiamenti climatici, la distruzione dell’habitat e la diffusione di un patogeno letale stanno mettendo in ginocchio un’intera classe di vertebrati: gli anfibi. La crisi che li ha colpiti non accenna a ridimensionarsi, e anzi, stando alle ultime novità in merito, all’elenco delle specie già inserite nelle categorie a rischio delle Red List dell’IUCN ne dovremmo aggiungere altre 1.000. È quanto afferma una ricerca appena pubblicata sulle pagine di Current Biology, che fa il paio con un altro lavoro uscito la settimana scorsa su Science.
Il team guidato da Ben Scheele era già stato chiaro sulla prestigiosa rivista americana: negli ultimi cinquant’anni si sono estinte 90 specie di anfibi e altre più di 500 sono in drammatico calo. E questo solo a causa della diffusione della chitridiomicosi: la malattia provocata dai funghi del genere Batrachochytrium, che degrada la cheratina della cute, portando rapidamente alla morte questi animali. Una buona fetta della biodiversità di anuri (rane e rospi) e urodeli (tritoni e salamandre) è stata quindi erosa per una malattia, la cui diffusione si deve all’uomo e al cambiamento climatico.
Ma le minacce per questa classe, abbiamo detto, sono diverse. E ora lo studio diffuso su Current Biology da un gruppo di ricercatori anglo-americani aggiunge ulteriori preoccupazioni. Secondo quanto dichiarato dagli autori, gli anfibi a rischio di estinzione sarebbero molti di più di quelli già inseriti nelle Red List dell’IUCN (l’Unione internazionale per la conservazione della natura), che non vengono aggiornate da un po’. Troppo, a dirla tutta, per stare a tempo con il tasso di estinzione di questi vertebrati che spariscono come neve al sole.
Delle circa 7.900 specie di anfibi note solo 2.000 sono già state inserite nelle Red List, con vari gradi di minaccia. Ma per altre 2.200, figura la sigla DD: data deficient. Ovvero un drammatico “mancano i dati” e quei pochi che ci sono non sono sufficienti per poter arrivare a un verdetto: in pericolo di estinzione o salvo (per ora). Per queste specie, insomma, il rischio non è calcolabile.
Il team anglo-americano si è dunque rimboccato le maniche e ha cercato di colmare questo vero e proprio buco di informazioni, dovuto da un lato alle numerose specie scoperte da poco e alle nuove sistemazioni tassonomiche degli anfibi e, dall’altro, a un oggettivo ritardo nella valutazione, su scala globale, di circa 15 anni.
Per valutare lo status delle specie carenti di dati e capire se ognuna di queste fosse probabilmente minacciata di estinzione o meno, Pamela González-del-Pliego e i suoi colleghi hanno incrociato le informazioni sull’ecologia, la geografia, le caratteristiche evolutive e i rapporti filogenetici di queste specie.  E, purtroppo, i risultati di quest’indagine non sono certo incoraggianti.
Stando ai calcoli, delle 2.200 specie che oggi sono classificate come “data deficient”, ben 1.012 sarebbero da inserire nelle varie categorie di minaccia delle Red List. E, tra queste, circa 500 ricadrebbero nelle classi “Endagered” o “Critically endagered”, ovvero “in pericolo” e “in pericolo critico”: le categorie più prossime all’estinzione. La maggior parte di loro si trova in Messico, Sud America o nel Sud-Est asiatico. Tre specie, infine, potrebbero addirittura essere già estinte: Atleto carauta e Craugastor cuaquero nelle Americhe e Nyctibatrachus poocha in India.
Così, nel tragico elenco degli anfibi che molto probabilmente sono già a rischio di estinzione, si sono aggiunte per esempio – solo per citare le più note – nuove specie di Dendrobatidae (le rane dal dardo velenoso), di Centrolenidae (le cosiddette rane di vetro), di raganelle della famiglia Hylidae (per lo più il genere Hypsiboas, le rane gladiatori) e rospi della famiglia Bufonidae, genere Atelopus: quello dei rospi arlecchino. Inoltre, gli autori ricordano che in stati nel Sud-Est asiatico come la Papua Nuova Guinea e lo Sri-Lanka si continuano a scoprire nuove specie a un ritmo impressionante e, dunque, il lavoro potrebbe non essere esaustivo, né tanto meno definitivo.
Nel frattempo, però, il diagramma elaborato dagli scienziati mostra la distribuzione filogenetica del rischio di estinzione e parla chiaro. E allora, come proteggere queste 1.012 specie uscite dallo stato ignoto di “DD” e che dovrebbero essere riposizionate nelle Red List con nuovi livelli di rischio?
In questo studio, che getta nelle fauci della sesta estinzione di massa altre mille specie, c’è comunque un piccolo barlume di speranza. La distribuzione geografica di queste specie è molto simile a quella delle specie già riconosciute come minacciate e inserite nelle varie categorie IUCN e questo potrebbe aiutarci a salvarle. Almeno in alcune parti del mondo, tra cui il centro e Sud America. «In quest’area le specie già riconosciute come minacciate hanno distribuzioni geografiche davvero molto simili alle specie classificate come carenti di dati e che prevediamo siano invece minacciate» ha spiegato González-del-Pliego a capo del team. «Pertanto, se proviamo a conservare le aree in cui sono presenti le specie attualmente minacciate, proteggeremo anche le specie carenti di dati e individuate come minacciate dal nostro studio». Lo stesso, però, non si può purtroppo dire degli anfibi del Sud-Est asiatico e dell’Africa centrale, le cui distribuzioni tra specie già classificate come in pericolo e specie (ormai ex) “DD” non sembrano combaciare.
È chiaro che con queste oltre 1.000 specie in più che potrebbero essere già gravemente minacciate, o addirittura estinte, la situazione degli anfibi si aggrava ancora. L’unica speranza che abbiamo per salvarne il più possibile è investire maggiori risorse – e bene – nella loro conservazione, ma soprattutto farlo rapidamente.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X