Antibiotico-resistenza: un problema anche climatico

Cercando di comprendere meglio la distribuzione della resistenza agli antibiotici in tutti gli Stati Uniti, un team di epidemiologi del Boston Children's Hospital e dell'Università di Toronto ha scoperto che temperature locali e densità di popolazione più elevate sono correlate a un più alto grado di resistenza agli antibiotici nei più comuni ceppi batterici. I risultati sono stati pubblicati su Nature Climate Change.
Cristina Da Rold, 02 Giugno 2018
Micron
Micron
Giornalista scientifica

I batteri sviluppano resistenza agli antibiotici in gran parte a causa dell’esposizione ripetuta dovuta a una prescrizione eccessiva. Ma potrebbero esserci in gioco anche pressioni ambientali molto più grandi?
Cercando di comprendere meglio la distribuzione della resistenza agli antibiotici in tutti gli Stati Uniti, un team multidisciplinare di epidemiologi del Boston Children’s Hospital e dell’Università di Toronto ha scoperto che temperature locali e densità di popolazione più elevate sono correlate a un più alto grado di resistenza agli antibiotici nei più comuni ceppi batterici. I risultati sono stati pubblicati suNature Climate Change
“Gli effetti del clima sono sempre più riconosciuti in una varietà di malattie infettive, ma per quanto sappiamo questa è la prima volta che i cambiamenti climatici sono implicati nella distribuzione della resistenza agli antibiotici sulle aree geografiche”, spiega Derek MacFadden, primo autore dello studio, “Abbiamo addirittura trovato un segnale del fatto che le associazioni tra resistenza agli antibiotici e la temperatura potrebbero aumentare nel tempo”.
Il team ha assemblato un ampio database di informazioni sulla resistenza agli antibiotici negli Stati Uniti relative a Escherichiacoli, Klebsiella pneumoniaee Staphylococcus aureus, utilizzando dati sulla sorveglianza ospedaliera, dati di laboratorio, raccolti tra il 2013 e il 2015.
Complessivamente, il loro database comprendeva oltre 1,6 milioni di patogeni batterici da 602 record unici in 223 stabilimenti e in 41 stati.
Confrontando il database con le coordinate di latitudine e con le temperature medie locali, i ricercatori hanno scoperto che temperature locali minime più elevate erano maggiormente correlate con una più alta resistenza agli antibiotici. In particolare, un aumento della temperatura minima media di 10 gradi Celsius era associato ad aumenti rispettivamente del 4,2% 2,2% e 3,6% dei ceppi resistenti agli antibiotici di Escherichiacoli, Klebsiella pneumoniaee Staphylococcus aureus.
Un dato ancora più inquietante emerge osservando il legame fra farmaco-resistenza e la densità della popolazione: un aumento di 10.000 persone per miglio quadrato era associato a un aumento della resistenza del 3% per l’Escherichia coli e del 6% per la Klebsiella pneumoniae, che sono entrambe specie Gram-negative. Al contrario, la resistenza agli antibiotici di Staphylococcus aureus, che è un batterio Gram-positivo, non sembra essere significativamente influenzata dalla densità di popolazione.
“Stime precedenti, condotte non in relazione a questo studio, hanno messo in luce la possibilità di un aumento drastico e mortale della resistenza agli antibiotici nei prossimi anni, ma con le nostre scoperte sul fatto che il cambiamento climatico potrebbe aggravare e accelerare un aumento della resistenza agli antibiotici, le prospettive future potrebbero essere significativamente peggiori di quanto ritenuto finora” aggiunge John Brownstein, coautore dello studio.
La crescita della popolazione, l’aumento della temperatura e la resistenza agli antibiotici sono tre fenomeni che sappiamo stanno accadendo sul nostro pianeta, ma fino ad ora, le ipotesi su come questi fenomeni si relazionano tra loro sono state scarse. “Dobbiamo continuare a riunire team multidisciplinari – concludono gli autori – per studiare la resistenza agli antibiotici rispetto al contesto della popolazione e dei cambiamenti ambientali. I nostri risultati evidenziano la terribile necessità di investire più sforzi di ricerca per migliorare la nostra comprensione dell’interconnessione delle malattie infettive, della medicina e del nostro ambiente in evoluzione”.

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