Bisfenolo, quando il sostituto non elimina il rischio

Per i suoi effetti sull’organismo, l’utilizzo del Bisfenolo A nella realizzazione di prodotti plastici è stato oggetto di restrizioni, anche da parte della Ue. Una nuova ricerca condotta sui topi solleva però alcuni dubbi anche sulle sostanze utilizzate come sue sostitute.
Stefano Pisani, 21 Settembre 2018
Micron
Micron
Giornalista Scientifico

Sapere che un prodotto di plastica non contenga Bisfenolo A (BPA) potrebbe non bastare per essere certi che quel prodotto sia sicuro da usare per scopi alimentari.
Uno nuovo studio, infatti, fa scoprire che, nei topi, i sostituti del BPA causano una diminuzione della conta spermatica e portano alla produzione di ovuli meno vitali – effetti poi trasmessi anche alle generazioni successive.
La nuova ricerca si aggiunge alla crescente letteratura scientifica che solleva il dubbio circa la affidabilità delle alternative al BPA. Gli scienziati della School of Molecular Biosciences della Washington State University, come si legge sulla rivista Current Biology, hanno scoperto che i sostituti del BPA incidono sulle caratteristiche riproduttive dei topi e, inoltre, sembra che ci siano buone probabilità che questi effetti nocivi possano presentarsi anche negli esseri umani. Ulteriori ricerche saranno necessarie per confermare o meno questa ipotesi.
Il BPA è una sostanza chimica che è stata utilizzata negli imballaggi per alimenti e bevande sin dagli anni Sessanta.
Nello specifico, il Bisfenolo A viene utilizzato per realizzare la plastica dura e trasparente, chiamata policarbonato, che si trova nell’involucro protettivo di alcuni contenitori metallici destinati ad alimenti e bevande. Questa sostanza finisce per entrare nei cibi e nelle bevande dai contenitori, specialmente se la plastica è vecchia o danneggiata (il che può accadere, ad esempio, cuocendola nel forno a microonde). Un’indagine nazionale americana su salute e nutrizione (conosciuta con la sigla NHANES III) che risale al biennio 2003-2004, condotta dai Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, ha rilevato livelli sensibili di BPA nel 93% di oltre 2.500 campioni di urina prelevati in tutti gli Stati Uniti. Sebbene vi siano prove crescenti del fatto che il BPA possa causare danni agli esseri umani, gli esperti non sanno con certezza in che modo, esattamente, il BPA colpisca l’organismo, né conoscono con precisione a quali concentrazioni la sostanza chimica inizia a diventare dannosa. C’è però molta preoccupazione circa il fatto che il BPA possa “imitare” un ormone, l’estrogeno, interferendo quindi nel sistema ormonale naturale del corpo.
Anche se attualmente la Food and Drug Administration americana vieta la presenza di BPA solo nei biberon (e in contenitori simili) e imballaggi per neonati, il crescente interesse pubblico ha portato nel corso degli anni alla progressiva comparsa sul mercato di prodotti “BPA-free”. In questi prodotti vengono utilizzate sostanze chimiche alternative che svolgano la stessa funzione del BPA e “ci sono prove crescenti che molti di questi ‘sostituti’ non siano sicuri”, ha dichiarato Patricia Hunt, tra gli autori della nuova ricerca.
Nel nuovo studio, Hunt e il suo team hanno cercato di capire quali fossero gli effetti del BPA sulla riproduzione dei topi. Questi animali, tutti situati in gabbie di plastica prive di BPA, erano divisi in due gruppi. Un gruppo ha ricevuto il BPA attraverso un contagocce, mentre l’altro no.
Quest’ultimo doveva servire come gruppo di controllo ma a un certo punto anche i topi che appartenevano ad esso hanno iniziato a mostrare cambiamenti genetici simili a quelli dei topi che ricevevano BPA. Gli scienziati hanno scoperto che il gruppo di controllo veniva esposto a un sostituto del BPA, il Bisfenolo S (o BPS) contenuto nelle gabbie, danneggiate, in cui si trovavano. Queste sostanze chimiche stavano dunque alterando i cromosomi dei topi, portando a problemi con la produzione di ovuli e spermatozoi.
Successivi test di follow-up, in cui i topi sono stati esposti a sostanze alternative al BPA come il BPF, ancora il BPS e il BPAF, hanno trovato risultati simili. I topolini, maschi e femmine, hanno avuto problemi nel ricombinare correttamente il DNA nel processo di formazione di nuovi cromosomi: questo avviene combinando frammenti di materiale genetico proveniente da entrambi i genitori e porta alla formazione di spermatozoi e ovuli. È stato inoltre scoperto che queste alterazioni potevano essere tramandate di generazione in generazione e, anche eliminando completamente BPA e alternative, gli effetti potrebbero continuare comunque per tre generazioni.
Secondo gli scienziati, il problema della dannosità che si mantiene anche per i sostituti del BPA potrebbe risiedere nel fatto che queste alternative non sono molto diverse dal BPA stesso, avendo una struttura chimica di base molto simile che presenta solo piccole differenze rispetto al Bisfenolo A.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X