Camminare nel traffico non è una passeggiata di salute

Meglio fare esercizio fisico in casa che passeggiare nel centro delle grandi città. Perché se camminare fa bene a cuore e polmoni, farlo - anche solo per due ore - nel traffico urbano provoca al contrario irrigidimento delle arterie e riduce la funzionalità polmonare.
Tina Simoniello, 16 Dicembre 2017
Micron

Meglio fare esercizio fisico in casa che passeggiare nel centro delle grandi città. Perché se camminare fa bene a cuore e polmoni, farlo –  anche solo per due ore – nel traffico urbano provoca al contrario irrigidimento delle arterie e riduce la funzionalità polmonare.
Uno studio condotto a Londra e pubblicato su The Lancet ha in effetti dimostrato misure alla mano che gli effetti positivi sulla salute dell’esercizio fisco all’aperto vengono vanificati dall’esposizione agli inquinanti da fonti veicolari, in particolare per chi già soffre di patologie respiratorie.
Gli autori della ricerca hanno reclutato  119 uomini e donne con più di 60 anni:  40 in buono stato di salute,  40 con BPCO stabile (BPCO sta per  broncopneumopatia cronica ostruttiva, una malattia polmonare progressiva piuttosto diffusa che provoca una persistente ostruzione delle vie aeree) e 39 con cardiopatia ischemica stabile. Li hanno poi suddivisi in due gruppi: quelli che avrebbero passeggiato per due ore lungo Oxford Street, dove il traffico è limitato a bus e taxi con motore diesel, e quelli che lo avrebbero fatto in un area pedonalizzata nel verde di Hyde Park. Tutti e 119 non fumavano da almeno 12 mesi e chi era in terapia ha continuato a esserlo per tutta la durata dello studio, mentre chi non lo era non ha iniziato a farlo. Le passeggiate sono state due, a intervalli di 3-8 settimane. Ogni volta sono state misurate le concentrazioni di PM10 e PM2.5, di NO2 e del carbonio elementare (il CE o il black carbon è una polvere nera  tipicamente presente ad alte concertazioni nei luoghi trafficati. Per gli effetti sulla salute del black carbon si può consultare il report OMS ). A tutti i partecipanti, prima e dopo ogni passeggiata, sono state valutate la funzionalità polmonare e cardiovascolare.

QUI O LÌ PARI NON È. PER CHI È IN SALUTE…
Ai partecipanti sani che hanno passeggiato nel parco è andata bene: hanno  avuto un miglioramento sia della capacità polmonare, che è aumentata del 7,5% (misurata 5 ore dopo l’esercizio con FEV1, il volume espiratorio massimo al secondo), che della rigidità arteriosa (la velocità dell’onda di polso a 3 ore dalla fine della passeggiata risultava diminuita del 5%, un valore  che si è protratto per 26 ore). A chi, sempre in buona salute, ha camminato in Oxford Street è andata un po’ meno bene: passeggiare nel traffico ha comportato un aumento piccolo e transitorio della capacità polmonare ma un peggioramento sostanziale della rigidità arteriosa.
Ma gli effetti nocivi dell’inquinamento sono stati particolarmente marcati nei partecipanti con BPCO, che dopo aver camminato per Oxford Street hanno dovuto registrare un restringimento delle vie aeree – con tosse, produzione di espettorato, respiro affannoso e respiro sibilante – oltre a  un aumento della rigidità arteriosa.
Tutti sintomi in particolare associati-secondo lo studio – a una maggiore esposizione al black carbon e alle PM2.5.
Come andata a quelli affetti da cardiopatia ischemica? I livelli di  inquinamento di Oxford Street hanno peggiorato la rigidità arteriosa di chi non usava farmaci, ma hanno avuto scarso effetto su coloro che, nelle stesse condizioni di salute, assumevano invece statine, ACE-inibitori, calcio-antagonisti. Il che sembra suggerire che questi  medicinali potrebbero avere un effetto protettivo sui danni da inquinamento atmosferico in soggetti con cardiopatia ischemica.

MEGLIO IN CASA CHE NEL POSTO SBAGLIATO
Klan Fan Chung del National Heart & Lung Institute, Imperial College di Londra, e first author della ricerca ha dichiarato in un intervista con la CNN: “Se non si può accedere a un parco credo sia meglio fare esercizio fisico a casa”.
L’inquinamento atmosferico è responsabile di circa 5,5 milioni di morti premature in tutto il mondo ogni anno.
Ricerche precedenti a questa di cui stiamo parlando dimostrano che l’esposizione al particolato fine, PM2,5 nei gas di scarico dei diesel aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e di decessi  – leggiamo in una nota dirmata dal Lancet – e può ridurre la funzionalità polmonare, in particolare negli anziani in chi è affetto BPCO. Questa ricerca ha esaminato gli effetti a breve termine dell’esercizio fisico in rapporto all’inquinamento, ma – dicono gli stessi autori- sono necessarie ulteriori ricerche sugli effetti a lungo termine.
Tuttavia, in attesa di nuove ricerche che valutino i long term effect delle passeggiate in luoghi inquinati, George Thurston e Jonathan Newman della New York University School of Medicine, commentando i risultati di Fan Chung: “I cambiamenti nella rigidità arteriosa ottenuti (…) sono biologicamente coerenti con le associazioni  tra inquinamento atmosferico e salute cardiovascolare riscontrate negli studi basati sui ricoveri ospedalieri e sulla mortalità, rafforzando ulteriormente il consenso sul fatto che l’associazione tra particolato e patologie cardiovascolari è causale. Sebbene siano necessari ulteriori studi che indaghino gli effetti sulla salute di ogni singolo componente e sulle fonti del PM2.5, i risultati di questo e di altri recenti studi già indicano che i responsabili politici e gli operatori sanitari dovrebbero ridurre le esposizioni pubbliche al particolato da diesel (…)”.

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