Case di plastica

L'inquinamento ambientale causato dall’uomo sta letteralmente cambiando l’intero ecosistema, a volte in modi inaspettati: un gruppo di scienziati ha scoperto un nido di api interamente realizzato con rifiuti di materiali plastici.
Stefano Pisani, 06 Giugno 2019
Micron
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Giornalista Scientifico

Nei campi coltivati ​​dell’Argentina, sembra che le api costruiscano i loro nidi con materiali molto particolari. Per la prima volta, infatti, gli scienziati hanno scoperto nidi di api realizzati interamente con rifiuti di materiali plastici.
A causa dell’inquinamento ambientale di origine antropica, in cui la plastica non riveste certamente un ruolo marginale, l’intero ecosistema sta letteralmente cambiando: la fauna selvatica si sta adattando, ma nella comunità scientifica è ancora aperto il dibattito sulle reali possibilità di quest’ultima di adattarsi abbastanza velocemente al punto da tenere il passo dell’impatto umano.
Una specie, in particolare, sembrerebbe aver compiuto enormi progressi in questo senso: quella delle api (per la precisione, le api impollinatrici di cicoria). Nell’ambito di una ricerca che riguardava questi insetti, infatti, gli scienziati dell’argentino Istituto Nazionale di Tecnologie Agricole hanno scoperto che queste api riuscivano a costruire nidi sfruttando materiali plastici.
Il team ha prima di tutto creato 63 nidi “trappola” attorno a dei campi coltivati: si tratta di strutture, che comprendono tubi lunghi e cavi simili alle buche che le api prediligono per costruire i loro nidi, sulle quali api solitarie possono decidere di stabilire una nuova colonia. Le api, solitamente, una volta scelto il luogo, rivestono le cavità con svariati materiali che si procurano nei dintorni: parliamo di fango, foglie, pietre, petali e resina. Con questi “ingredienti”, finiscono per realizzare un’arnia accogliente nelle cavità in cui vogliono insediarsi, arnia che è organizzata in celle di covata separate disposte lungo la lunghezza del nido. Ogni cella contiene una larva di api in crescita.
Il gruppo di scienziati ha agito durante la primavera e l’estate del 2017 e del 2018, controllando mensilmente la situazione delle “trappole” alla ricerca di segni dell’attività delle api. Complessivamente, gli insetti hanno stabilito solo 3 nidi: due sono stati costruiti con fango e petali, e hanno portato a cinque api adulte sane che sono emerse da loro. Il terzo, però, aveva caratteristiche molto insolite.
Quest’ultimo nido, infatti, aveva tre celle interamente costruite in plastica, tagliate con cura in forme oblunghe e ovali dalle api, e disposte in modo sovrapponibile.
Le prime due celle erano costruite con una sottile plastica azzurra, simile a quella con cui spesso si fabbricano le buste. La terza cella era composta con una plastica bianca più spessa.
«Tra le tre celle», scrivono i ricercatori nel loro articolo pubblicato sulla rivista Apidologie, «una conteneva una larva morta, dall’altra l’adulto sembrava essere emerso dal nido e la terza cella non era finita». Quindi, una larva era morta e l’altra era diventata adulto: un risultato che indica che la plastica potrebbe non essere la scelta migliore per il materiale da usare per la costruzione (ma potrebbe anche non essere la scelta peggiore).
Il team non è stato in grado di identificare la specie di ape che aveva costruito il nido, ma sussiste l’ipotesi che si sia trattato della Megachile rotundata.
Questa specie europea, introdotta in America negli anni ’50, era stata già vista nel sito di studio e ha uno stile di vita che ben si adatta alla situazione: quest’ape solitaria, infatti, suole tagliare le foglie per allineare i suoi nidi, e i frammenti di plastica trovati erano stati tagliati in modo molto simile.
Secondo gli scienziati, ciò che rende questo nuovo tipo di nido così sorprendente è che tutte le celle sono state costruite in plastica e si tratta del primo caso documentato in cui sono stati usati due diversi tipi di plastica.
L’uso di questo insolito materiale potrebbe in realtà non essere del tutto una cattiva notizia. Secondo i ricercatori, infatti, questo potrebbe attestare la grande flessibilità adattativa delle api, qualità che potrebbe permettere loro di stare al passo con i rapidi cambiamenti ambientali a cui stiamo andando incontro. «Quello che è messo in evidenza in questo studio – scrivono infatti i ricercatori – è la capacità di risposta delle api nella ricerca di materiali alternativi per la costruzione dei loro nidi, di fronte alle ‘interferenze’ umane».
In secondo luogo, però, questa situazione potrebbe voler dire che gli erbicidi usati nei campi stanno riducendo il numero di piante che le api scelgono di usare per i loro nidi.
Gli studiosi fanno comunque notare che, poiché l’ape in questo caso utilizza solo plastica (e non le foglie) potrebbe preferire questo materiale perché, forse, la plastica fornisce un vantaggio adattativo di cui non siamo a conoscenza, come avviene per alcuni uccelli che sfruttano i mozziconi di sigaretta per respingere i parassiti.

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