C’è un’immensa riserva di acqua dolce sotto gli Stati Uniti

Della sua esistenza era già emerso qualche segnale tempo fa. Ma nessuno sospettava che il bacino intrappolato nella roccia porosa sotto l’Oceano Atlantico, scoperto da un gruppo di geologi, potesse avere queste dimensioni.
Stefano Pisani, 28 Giugno 2019
Micron
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Giornalista Scientifico

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Un gruppo di geologi ha scoperto una gigantesca falda acquifera di acqua dolce sotto le acque salate dell’Oceano Atlantico settentrionale, appena al largo della costa degli Stati Uniti.
Mentre le notevoli dimensioni di questa enorme riserva sono sorprendenti, era già emerso qualche segnale della sua esistenza tempo fa, negli anni Settanta, ma finora nessuno sospettava che questo ampio bacino intrappolato nella roccia porosa potesse estendersi per quasi tutta la lunghezza del nordest degli Stati Uniti. «Sapevamo che molto probabilmente avrebbe dovuto esserci acqua dolce laggiù, in luoghi circoscritti, ma non eravamo in possesso di informazioni precise in termini di estensione o di geometria della falda», ha spiegato il geologo marino Chloe Gustafson della Columbia University, tra gli autori dello studio pubblicato nei Scientific Reports di Nature.
Nel 2015, Gustafson e i suoi colleghi hanno condotto uno studio pilota al largo delle coste del New Jersey e sull’isola di Martha’s Vineyard, nel Massachusetts. Il team è salito a bordo della nave da ricerca Marcus G. Langseth, che disponeva di un ricevitore elettromagnetico, allo scopo di ispezionare i depositi di acque sotterranee eventualmente presenti al largo, nei sedimenti che si trovano sotto le piattaforme continentali.
Nel corso degli anni Settanta, le indagini esplorative di alcune compagnie petrolifere aveva per caso scoperto tracce di acqua dolce durante le perforazioni per il combustibile fossile: gli scienziati sapevano dunque che laggiù avrebbe potuto esserci qualcosa, ma i dati sulle dimensioni dell’eventuale riserva d’acqua erano molto scarsi.
Per riuscire a completare questo quadro, il gruppo di ricerca imbarcato sulla Marcus G. Langseth ha esaminato per dieci giorni le due località della costa nord-orientale americana interessate da quelle esplorazioni, alla ricerca di eventuali segnali di significative variazioni di conduttività elettrica nelle acque al di sotto della nave.
L’acqua salata è infatti un conduttore più efficace di onde elettromagnetiche rispetto all’acqua dolce e per questo motivo i ricevitori di onde elettromagnetiche dispiegati al largo della costa sarebbero stati in grado di permettere agli scienziati di mappare l’estensione della misteriosa falda acquifera.
I risultati, pubblicati in uno studio che dettaglia il primo tentativo completo di mappare questo gigantesco serbatoio, hanno rivelato un «sistema di falde acquifere sottomarine che si estende per almeno 350 chilometri sotto la costa atlantica statunitense e che contiene circa 2.800 chilometri cubi di acque sotterranee a bassa salinità».
A causa della natura della tecnica di mappatura mediante onde elettromagnetiche, questi risultati per ora hanno ancora degli ampi margini di interpretazione ma il gruppo di studiosi ritiene che questo bacino di acqua dolce probabilmente potrebbe arrivare a toccare il Delaware (all’estremità sud) e spingersi oltre New Jersey, New York, Connecticut, Rhode Island, fino in Massachusetts. «Per quanto possa sembrare folle» aggiungono i ricercatori «la riserva idrica sotterranea potrebbe addirittura estendersi ancora più di così». «Se consideriamo le potenziali estensioni di nord-est e sud-ovest – continuano gli scienziati – potrebbe esserci molta più acqua sotterranea di quanto pensiamo, al di sotto della porzione nord-orientale della piattaforma continentale atlantica degli Stati Uniti; questo configurerebbe una risorsa di acqua dolce che rivaleggia con le più grandi falde acquifere conosciute».
Per quanto riguarda invece il modo in cui la falda è arrivata a formarsi, i ricercatori sostengono che, probabilmente, le sue origini sono legate a una grande quantità di acqua di disgelo proveniente dall’ultima Era Glaciale che è rimasta intrappolata nei sedimenti rocciosi.
Ai fini dell’utilizzo potenziale di quest’acqua a scopo potabile, se un giorno decidessimo di sfruttarla, bisognerebbe prima portare a termine un processo di desalinizzazione, poiché parti di essa potrebbero essere salmastre (cioè leggermente salate), specialmente le porzioni più vicine al “confine” del bacino con l’acqua di mare.
Per ora, tuttavia, non è messo sul tavolo della discussione il consumo dell’acqua dolce della riserva, ma l’esistenza di questa gigantesca falda acquifera suggerisce che sistemi di acque sotterranee simili a questo potrebbero facilmente essere nascosti sotto altre parti calde e secche del mondo, come la California, l’Australia o il Medio Oriente. «E, in alcune di quelle aree, potrebbero rivelarsi una risorsa fondamentale», ha concluso Gustafson.

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