Clima e oceani, in Europa abbiamo ancora scarsa conoscenza

Sono i polmoni della Terra, visto che producono il 70% dell'ossigeno che respiriamo. Sono fonte di alimenti, di energia e grandi regolatori del clima. Gli oceani sono tutto questo. Ma chi lo sa? In particolare in Europa, quanti cittadini sono davvero consapevoli del ruolo che le grandi masse di acqua salata del pianeta giocano nella complessa partita climatica e di quanto noi esseri umani siamo coinvolti nel match?
Tina Simoniello, 16 Luglio 2017
Micron
Micron
Giornalista freelance

Sono i polmoni della Terra, visto che producono il 70% dell’ossigeno che respiriamo. Sono fonte di alimenti, di energia e grandi regolatori del clima. Gli oceani sono tutto questo. Ma chi lo sa? In particolare in Europa, quanti cittadini sono davvero consapevoli del ruolo che le grandi masse di acqua salata del pianeta giocano nella complessa partita climatica e di quanto noi esseri umani siamo coinvolti nelmatch? A questa domanda ha risposto un sondaggio condotto su 10 mila cittadini di 10 Paesi europei tra cui i nostro, che è stato pubblicato su Frontiers in Marine Sciences  l’11 luglio scorso. Oltre all’Italia, l’Olanda, la Norvegia, l’Estonia, la Spagna, la Repubblica Ceca, il Regno Unito, la Germania e l’Irlanda hanno partecipato all’indagine.
Una indagine davvero approfondito per quantità e qualità dei quesiti e per estensione del campione intervistato per suddivisione del campione: per genere età distanza dalle coste. Oltre che uno studio davvero utile per gli obiettivi che si pone: valutare la percezione della questione clima è cioè, in altri termini, l’efficacia della comunicazione pubblica della questione climatica. Due questioni cruciali entrambe perché impattano sulle le politiche ambientali.
La buona notizia almeno per noi meridionali è che i cittadini di Italia, Spagna e Germania risultano i più informati sui cambiamenti climatici. Lo sono meno gli olandesi, i cechi e gli estoni. Tuttavia, “il 54% degli europei – ha spiegato Duarte, Carlos Duarte, direttore del Red Sea Research Center in Arabia Saudita e co-autore della ricerca – ritiene che gli esseri umani giochino un ruolo limitato nei processi di climate change, o nessun ruolo”. Ma cerchiamo di capirne di più.

Figura 1: Quali sono le cause dei cambiamenti climatici?

I cittadini europei hanno dichiarato di acquisire informazioni sul rapporto tra oceani e cambiamento climatico, e sul cambiamento climatico più in generale, da fonti diverse. Per quanto riguarda la tivvù e internet, la prima è considerata più affidabile dagli estoni, dai tedeschi, dagli irlandesi. Meno dai francesi.
Di internet invece ci fidiamo soprattutto noi italiani, e con noi i cechi e gli estoni.
I 18-24enni sono i più assidui utenti di internet, al crescere dell’età la fiducia nel web diminuisce.
Gli scienziati delle università o quelli che lavorano per le ONG che si occupano di ambiente vengono considerati fonti più attendibili di quanto non riescano a essere i ricercatori che lavorano per il governo o per le industria. A proposito di industria, i francesi sono gli europei che hanno più fiducia nella comunicazione ambientale mediata dai privati di qualunque altro popolo incluso nello studio.

SE È TUTTO GIÀ SUCCESSO.
Molti europei tra quelli che si sono definiti bene informati sugli impatti del clima sull’oceano ritengono che gli scenari che potrebbero verificarsi entro il 2100 se non riduciamo le emissioni di gas serra sono già avvenuti. Insomma per un quota di europei tutto è già successo. Un esempio che rende bene l’idea? Per il 30% l’aumento della temperatura del mare di oltre 2°C c’è già stato. Il che “è molto inquietante – ha efficacemente commentato Duarte – perché se nelle menti di tutte queste persone questi cambiamenti sono già avvenuti, di quale incentivo questi cittadini hanno bisogno per evitarli?”.

Figura 2: Parole correlate al tema climate change

INQUINAMENTO SÌ ACIDIFICAZIONE NO
La gente percepisce l’inquinamento del mare ma non sa granché sull’acidificazione delle acque dovuta al biossido di carbonio. Sono motivo di preoccupazione l’innalzamento del livello del mare, lo scioglimento dei ghiacci gli eventi meteorologici estremi. A questo proposito però è interessante notare – e notare il paradosso – che chi ha già avuto problemi con il climate change, per esempio gli olandesi con il livello del mare e i norvegesi con lo scioglimento dei ghiacci, sono anche quelli meno interessati e che meno percepiscono gli effetti del cambiamento climatico.

PERSONALIZZARE LA COMUNICAZIONE
“Lo studio dimostra che non tutti interagiscono con le problematiche ambientali che riguardano l’impatto del clima sugli oceani allo stesso modo. I livelli di preoccupazione sono generalmente più alti nelle persone che vivono nel Sud del continente, tra le donne e tra chi è più in là con gli anni“, ha ragionato Paul Buckley del Centre for Environment, Fisheries and Aquaculture Science, UK, anche lui autore della ricerca, che ha aggiunto: “Dobbiamo personalizzare il nostro messaggio considerando le differenze con le quali gli europei si occupano di queste questioni. Rendere rilevanti problemi che sembrano distanti dalla vita di ogni giorno è certamente una sfida”.

ENORME VULNERABILITÀ
“Siamo in una fase nella quale le decisioni che verranno prese avranno conseguenze irreversibili – ha concluso Duarte e questo livello di disinformazione costituisce una vulnerabilità enorme per la società in generale e per le generazioni future. L’indagine ci dice che dobbiamo modificare il modo in cui comunichiamo il cambiamento climatico, mettendo meno enfasi sui cambiamenti che potrebbero verificarsi in futuro, che possono essere male intrepretati dal pubblico. Inoltre abbiamo bisogno di un maggior coinvolgimento dei ricercatori universitari”.

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