Clima: pericolo o opportunità per il genere femminile?

Quando si parla di disuguaglianza tra generi il pensiero va alle maggiori vulnerabilità a cui le donne sono esposte, soprattutto in alcuni Paesi più poveri. Le differenze di genere hanno un impatto anche sul clima.
04 Febbraio 2016
Micron

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Se pensiamo alla disuguaglianza tra generi il pensiero va alle maggiori vulnerabilità a cui le donne sono esposte, soprattutto in alcuni Paesi a reddito medio-basso ma non solo. Minor accesso a risorse e denaro, a servizi, istruzione e tecnologie o più scarse possibilità di partecipare ai processi decisionali, sono alcuni degli aspetti che sono associati all’idea di disuguaglianza tra generi.
Tali elementi però non hanno un impatto solo sui diritti e sulle condizioni di vita delle donne. Le differenze di genere hanno un impatto anche sul clima, i cui cambiamenti dall’altro lato hanno un peso diverso sui vari gruppi sociali.
La povertà non aiuta a prendere provvedimenti sul clima.
Secondo il paper redatto da World Bank nel 2015, “Disaster Risk, Climate Change, and Poverty”, sarebbero 700 milioni le persone che vivono al di sotto della soglia di povertà e che, in quanto tali, sono più vulnerabili nei confronti dei disastri ambientali provocati dal cambiamento climatico.
Confrontando le conseguenze di alluvioni e periodi di siccità in 52 Paesi, è possibile prevedere i rischi a cui questi Stati faticheranno a far fronte. I poveri più esposti a rischio di alluvione si concentrerebbero in Burkina Faso, Burundi, Egitto, Etiopia, Guinea, Kenya, Nigeria, Sierra Leone e Uganda. Per la siccità invece sono a rischio le comunità meno abbienti di Nigeria e Ghana.
L’incapacità di affrontare il rischio e l’inferiore accesso a protezioni sociali o crediti richiede la formulazione di policy per il clima che tengano conto delle particolari condizioni di povertà. È quanto invitano a fare le Nazioni Unite.
Quando si parla di donne, potrebbe diventare ancora più ardua l’impresa di contrastare le vulnerabilità che ci pone di fronte il cambiamento climatico.
La percentuale di popolazione femminile in una condizione di povertà è infatti superiore a quella maschile. Secondo lo Human Development Report 2015 del UNDP, le donne a livello globale guadagnano il 24% in meno rispetto agli uomini. Manca l’accesso ai ruoli decisionali tanto nel settore pubblico che in quello privato. Le donne sono spesso escluse dalla forza lavoro. Se per gli uomini la forza lavoro ha un tasso pari al 77%, per le donne esso scende al 50%, in quanto sono spesso impegnate in attività di cura dei familiari o della casa senza alcuna remunerazione o libertà di scelta.
L’attitudine, il contesto storico e sociale e i valori giustificano il lavoro gratuito per le donne, che nei Paesi più poveri coincide anche con la raccolta di acqua, carburante o legno da ardere. Blanca E. Jiménez Cisneros e colleghi nel capitolo Freshwater Resources del 2014 prevede che il cambiamento climatico amplierà ulteriormente le disuguaglianze, perché ridurrà l’acqua e di conseguenza le biomasse da ardere, facendo ricadere il peso di tale mutamento soprattutto sul lavoro svolto dalle donne.
Esiste però anche l’altra faccia della medaglia, quella che riguarda i danni arrecati all’ambiente.
Quando si parla di gas serra si vanno a misurare le emissioni degli impianti industriali, del commercio, dei trasporti o della produzione di energia. Ma conta anche il carbon footprint di ciascuna persona. L’impatto sull’ambiente di ciascuno di noi varia a seconda delle condizioni sociali. In genere i più ricchi sono quelli che producono più emissioni: si spostano di più, consumano più energia, svolgono un maggior numero di attività. Guardando nuovamente alle differenze di genere, sono gli uomini che hanno maggiore impatto sull’ambiente perché a più alto reddito corrisponde la possibilità di consumare di più.
Tenendo conto delle differenze sociali, sarebbe importante costruire norme capaci di adattarsi alla popolazione locale, alle sua abitudini nei consumi, alle sue esigenze.
I provvedimenti pensati per contrastare il cambiamento climatico, potrebbe pesare di più su chi ha più basso reddito ma al contempo consuma meno, soprattutto quando sono basati su strumenti finanziari di tassazione o meccanismi di mercato. Dato che le donne sono escluse dai processi decisionali, è più difficile che vengano difesi i loro interessi, che comprendono nei Paesi più poveri anche la necessità di provvedere alle risorse per la famiglia (acqua, carburante, cibo, legna), prima ancora che alla difesa dell’ambiente.
Considerando tutte le sfumature e le differenze, la battaglia per l’inclusione e per la difesa dell’ambiente potrà essere combattuta soprattutto a livello locale.
A maggior ragione nelle città che, secondo il World Urbanization Prospect delle Nazioni Unite, nel 2050 ospiteranno più del 66% della popolazione globale, con una crescita prossima al 90% soprattutto in Asia e Africa. Saranno progetti e strumenti partecipativi, che mettano in una condizione di parità uomini e donne, ad assicurare la realizzazione di provvedimenti per resistere e adattarsi al cambiamento climatico.
Per sviluppare un piano di azione per il clima che tenga conto delle differenze di genere sarà necessario seguire i passaggi di analisi del problema, definizione degli obiettivi e formulazione delle norme, seguiti dalle dovute verifiche, secondo quanto suggerito dalla Climate Alliance. Tuttavia le analisi dovranno essere effettuate su dati disaggregati sulla base del genere. Per costruire comunità resilienti, dovranno essere usati strumenti di analisi capaci di integrare gli aspetti di genere all’interno delle mappe di vulnerabilità.
WeAdapt è un sito che offre un servizio che risponde proprio a tale obiettivo.
Le policy dovranno essere pianificate con esperti sulle questioni di genere e misurate con un metro sensibile alle differenze e agli specifici problemi ambientali. GenderCCPlatform è solo un esempio delle piattaforme che offrono occasioni di apprendimento e strumenti per favorire questo tipo di pianificazione. Attraverso il Gender Impact Assessment (GIA) è possibile misurare l’efficacia dei provvedimenti presi, in modo da verificare che non aumentino le disuguaglianze, ma anzi migliorino l’equità tra i generi.
Se il rapporto Gender and Urban Climate Policy suggerisce strategie e esempi di progetti già attuati, le sfide imposte dal clima potrebbero offrire ulteriori opportunità per ridurre le disuguaglianze sociali.

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