Climate change: che ne pensano gli elettori statunitensi?

Le elezioni in Usa sono alle porte e sono ben note le posizioni dell'uno e dell'altro candidato circa la nostra responsabilità sulle sorti del pianeta nei prossimi decenni. Strategie politiche a parte però, la differenza la faranno anche le persone, gli elettori, i cittadini, quelli che sono chiamati a prendere coscienza del problema e a iniziare a modificare i propri stili di vita per ridurre la propria impronta ecologica.
Cristina Da Rold, 07 Ottobre 2016
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Secondo un recente sondaggio di Pew Research, il noto centro di ricerca USA, condotto fra maggio e giugno 2016, gli elettori repubblicani e democratici la pensano in modo profondamente differente sull’esistenza del cambiamento climatico e sulle sue conseguenze, così come è differente il grado di fiducia nei confronti degli scienziati. Gli elettori repubblicani – che, non dimentichiamo, rappresentano al momento circa il 40% degli adulti statunitensi – in media sono infatti non solo meno consapevoli della gravità della situazione climatica odierna, ma ritengono che gli scienziati non ci stiano dicendo proprio tutta la verità. Quello che emerge dall’analisi di Pew è una differenza di sguardo fra le due fazioni politiche – più negativo fra i repubblicani e più ottimista fra i democratici – circa la nostra possibilità di fare qualcosa per invertire la rotta. La maggioranza dei repubblicani conservatori, infatti, crede che ciascuna delle sei azioni per affrontare il cambiamento climatico potrà fare ben poca differenza e, di conseguenza, la consapevolezza della responsabilità individuale nei confronti dell’ambiente rimane molto bassa fra gli elettori repubblicani, in particolare fra i più conservatori. Un dato su tutti: solo il 15% dei repubblicani conservatori ritiene che il riscaldamento globale sia dovuto essenzialmente all’attività umana, contro il 30% dei repubblicani moderati, il 63% dei democratici più conservatori, mentre fra i liberal democratici, 8 su 10 concorda sulla responsabilità umana di questo fenomeno. Anche sulle conseguenze ci sono forti discordanze a seconda del gruppo politico, e le differenze sono particolarmente evidenti nel gruppo dei repubblicani più conservatori, mentre i repubblicani moderati e i democratici moderati si trovano a pensarla circa allo stesso modo sulle questioni più dirimenti. Solo il 16% dei repubblicani conservatori ritiene, ad esempio, che l’innalzamento del livello dei mari provocherà ingenti danni agli ecosistemi, e sempre il 16% crede che nei prossimi decenni la siccità diventerà per noi un problema reale da affrontare. Certo, va detto che in generale fra gli elettori statunitensi, anche i più democratici, non vi è una consapevolezza unanime sulla gravità delle possibili conseguenze del cambiamento climatico. Oltre tre elettori liberal democratici su 10 non pensano che l’innalzamento dei livelli del mare e l’aumento della temperatura nei prossimi decenni causeranno reali danni al nostro pianeta e ben la metà di questi, che sono fra gli elettori più progressisti, ritiene che cambiare le proprie abitudini per ridurre la propria impronta ecologica farà la differenza.

Forti le differenze anche riguardo la necessità di ridurre le emissioni da fonti fossili. Solo un repubblicano conservatore su tre pensa che si tratti di una misura necessaria da intraprendere il prima possibile e una percentuale ancora minore, il 27% di essi, considera i protocolli internazionali in materia una via valida da seguire. Fra i liberal democratici queste percentuali salgono rispettivamente al 76% e 71%, ma lo sguardo complessivo rimane desolante: nel complesso solo un elettore statunitense su due ritiene che ridurre le emissioni fossili farà davvero la differenza. Non è quindi un caso se solo il 40% degli elettori alla domanda “guidare auto ibride in futuro potrebbe cambiare le cose?” risponde negativamente.

Queste differenze profonde di consapevolezza hanno le loro fondamenta nella scarsa fiducia che gli elettori hanno nei confronti della scienza e degli scienziati. Secondo il sondaggio di Pew, solo un elettore su tre ritiene che gli avvertimenti degli scienziati sulla gravità delle conseguenze del riscaldamento globale siano basati su solide evidenze scientifiche. In particolare, fra i repubblicani più conservatori, a fidarsi della scienza è meno del 10% degli elettori, ma anche fra i liberal democratici non si supera il 55% dei consensi. L’opinione secondo cui i ricercatori sarebbero mossi essenzialmente da interessi economici, dalle proprie opinioni politiche e dal voler far carriera meglio e più in fretta, è ancora profondamente radicata fra i più conservatori (ne è convinto il 57% di essi, contro il 16% dei liberal democratici).

Da questo sondaggio emergono comunque due note positive. La prima è che nonostante un certo scetticismo sulla buona fede di scienza e scienziati, la maggioranza degli statunitensi, indipendentemente dallo schieramento politico concorda sul fatto che gli scienziati  dovrebbero avere un ruolo più determinante nelle decisioni politiche circa le questioni climatiche. Inoltre, sembra vi sia un’attenzione bipartisan verso il potenziamento delle fonti di energia rinnovabili come eolico e solare.

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