CO2, un alleato dallo spazio

Nell’attesa di sapere come finirà la Conferenza di Madrid, una buona notizia arriva “dallo spazio”: i rappresentanti degli stati membri dell’ESA hanno deciso di investire 12,5 miliardi di euro in tre anni nel budget dell’agenzia, destinati anche a rafforzare Copernicus, la rete di satelliti in grado di monitorare, giorno per giorno, le emissioni antropiche.
Pietro Greco, 09 Dicembre 2019
Micron
Foto da ansa.it
Micron
Giornalista e scrittore

L’Europa ha la possibilità di chiudere COP25, la venticinquesima Conferenza delle Parti che hanno sottoscritto la Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, in corso a Madrid proponendosi come il continente leader nel contrasto al climate change. La nuova presidente della Commissione Europea, la tedesca Ursula von Der Leyen, riproporrà la volontà dell’UE di tagliare del 50% le emissioni entro il 2030 e di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Molti sperano che possa fare anche un passo ulteriore in avanti, per spingere il convoglio mondiale ad accelerare le misure di prevenzione. Anche perché ci sono paesi, come la Danimarca, che di recente hanno deciso di fare molto di più e abbattere del 70% le emissioni da qui a dieci anni.

Non c’è dubbio: con questo pacchetto, la posizione europea è uno o due passi più avanti di ogni altra. Basterà per soddisfare la richiesta della comunità scientifica di misure davvero radicali per tentare di contenere l’aumento della temperatura media del pianeta entro gli 1,5 °C?

Sospendiamo il giudizio, per ora. Resta però una domanda: come fare a controllare che le emissioni antropiche di gas serra siano davvero quelle dichiarate dai governi? Ebbene, l’Unione Europea e l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, propongono la soluzione più avanzata, dal punto di vista tecnologico, per rispondere a questa domanda: Copernicus, una rete di satelliti collocati nello spazio e in grado di monitorare, giorno per giorno, le emissioni antropiche.

Nella recente Conferenza Ministeriale chiamata Space19+ che si è tenuta il 27 e 28 novembre scorsi a Siviglia, in Spagna, i rappresentanti degli stati membri dell’ESA hanno deciso di investire qualcosa come 12,5 miliardi di euro in tre anni nel budget dell’agenzia, anche per consentire a Copernicus di aggiungere altri sei satelliti alla sua rete e monitorare con ottima precisione le emissioni antropiche di anidride carbonica, nell’ambito di un più generale progetto di monitoraggio dell’ambiente terrestre.

La decisione di Siviglia contiene un bel messaggio: l’Europa intende muoversi nella direzione giusta per un contrasto organico e sistematico ai cambiamenti climatici. Questo budget è il più alto che l’ESA abbia mai avuto ed è superiore del 20% a quello dello scorso triennio. Certo, tanti soldi serviranno per progetti i più svariati: da quelli che riguardano la Stazione Spaziale Internazionale a quelli relativi alla collaborazione con la NASA per aumentare le conoscenze su Marte. Ma Copernicus è stato particolarmente gratificato: il budget per la rete europea di satelliti è infatti aumentato del 29% e ha raggiunto gli 1,8 miliardi di euro.

Con questi soldi Copernicus può ben sperare di rafforzare l’osservazione della Terra in ogni suo angolo, dalla superfice del mare ai cambiamenti della copertura forestale. Ma potrà candidarsi a strumento tecnico per monitorare il rispetto degli impegni di Parigi del 2015 (e, speriamo, per quelli aggiuntivi di Madrid 2019 e di Glasgow 2020). Con sei nuovi satelliti, infatti, l’ESA sarà l’unica agenzia spaziale mondiale a poter misurare dall’alto, giorno dopo giorno, le emissioni antropiche di CO2.

Attualmente Copernicus ha tre satelliti sentinelle operativi e altri tre stanno per entrare in funzione. Col nuovo budget, la flotta potrà essere raddoppiata e arrivare a dodici satelliti sentinelle. Nessun’altra agenzia spaziale al mondo può vantare una simile rete di sorveglianza. Il sistema Copernicus così com’è, sarà operativo per almeno venti anni e con i suoi tre satelliti attivi è in grado di misurare le emissioni che si verificano in ogni punto del pianeta ogni pochi giorni. Con una flotta potenziata, le possibilità di misura diventeranno ancora più raffinate. E sarà possibile verificare le emissioni non solo dei singoli paesi o delle singole città, ma anche delle singole aziende.

Per tutto questo Copernicus può arricchire il pacchetto di proposte che Ursula von Der Leyen può portare a Madrid nella sessione ministeriale di COP25 e può ben candidarsi a diventare il braccio tecnologico della Convenzione sul Clima delle Nazioni Unite.

Naturalmente, tutto questo potenziale tecno-scientifico sarà inutile o, almeno, poco utile se a Madrid nei prossimi giorni non si manifesterà una forte volontà politica. Dell’Europa e del resto del mondo. Senza la quale Copernicus si limiterà a registrare l’incapacità dell’umanità di trasformare la conoscenza scientifica in azione utile.

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