Cultura e creatività fanno prosperare le città europee

A luglio la Commissione Europea ha pubblicato la prima edizione del "Cultural and Creative Cities Monitor ", un documento che esamina 168 città di 30 paesi sul piano dell’offerta culturale e dimostra che la cultura è un potente motore di sviluppo economico.
Tina Simoniello, 08 Agosto 2017
Micron
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Giornalista freelance

Neanche tanti anni fa qualcuno, smentito da molti, disse che con la cultura non si mangia. In realtà cultura e creatività nutrono l’anima, ma fanno anche ricche le città, e alla fine quindi i cittadini. L’ultimo documento a dimostrarlo, e a fornire contemporanee strumenti  per stimolare l’industria della cultura è il “Cultural and Creative Cities Monitor” elaborato dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea e qualche settimana on line.
Il Monitor (in italiano Osservatorio della cultura e della creatività urbana), alla sua prima edizione, è il risultato di un progetto di ricerca che ha coinvolto 168 città di 30 Paesi europei (EU a 28 più Svizzera e Norvegia) e le ha valutate per:

  • La vitalità culturale misura l’impulso culturale di una città in termini di infrastrutture culturali e di partecipazione alla cultura;
  • L‘economia creativa comprende come i settori culturali e creativi contribuiscono all’occupazione, alla creazione di posti di lavoro e alla capacità innovativa della città;
  • Il fattore ambientale identifica le attività materiali e immateriali che aiutano le città a attrarretalenti creativi e stimolare l’impegno culturalevivacità culturale, economia creativae contesto favorevole,

I dati provengono da una serie di fonti, da Eurostat a TripAdvisor, in base a 9 ambiti e attraverso 29 indicatori che vanno dal numero di musei e sale concerto all’occupazione nei settori culturale e creativo, dalle domande di brevetto nel settore delle tecnologia dell’informazione e  della comunicazione fino al livello di fiducia delle persone nei confronti dei propri concittadini.
I dati sono accessibili e liberamente consultabili tramite una piattaforma online interattiva pensata per aiutare le città a individuare i loro punti di forza e le opportunità di sviluppo, a valutare la propria prestazione rispetto ai loro «pari» definiti in base al numero di abitanti, PIL procapite e tasso di occupazione, nonché ad implementare nuove politiche per colmare eventuali divari. I risultati a disposizione per questa prima edizione offrono diversi spunti di riflessione per le politiche future.
Innazitutto le città creative sono quelle che hanno resistito meglio alla crisi e in media hanno un PIL pro-capite di 750 euro in più per ogni punto dell’indice nel periodo 2009-2013, e il 19% in più di posti di lavoro. I risultati migliori sono stati ottenuti da Parigi, Copenaghen, Edimburgo e Eindhoven. Fra queste però non esiste la la città culturale e creativa “ ideale” .
La città europea culturale e creativa ideale  – si legge nelle note rilasciate dalla Commissione Europea – è un miscuglio delle città che registrano i migliori risultati per ciascun indicatore. Una città con le sedi e le strutture culturali di Cork, in Irlanda, l’attrattivà e la partecipazione, nonché i posti di lavoro creativi e knowledge based diParigi, la proprietà intellettuale e l’innovazione di Eindhoven in Olanda, i nuovi posti di lavoro nei settori creativi della svedese Umeå, il capitale umano e l’istruzione di Leuven in Belgio, l’apertura, la tolleranza e la fiducia della scozzese Glasgow, le connessioni locali e internazionali di Utrecht, ancora in Olanda e la qualità della governance di Copenaghen.
Contrariamente a quello che in genere si è portati a credere, in ambito culturale e creativo la dimensione di una città non è determinante per fare buoni punteggi: in media sono le città di dimensioni medie-piccole a ottenere i risultati migliori rispetto a quelle più grandi.
“Le città di taglia medio-piccola svelano così tutto il loro dinamismo, a conferma del fatto che il potenziale culturale e creativo è diversamente diffuso e ‘attivato’ in Europa, anche al di là delle città capitali o delle grandi agglomerazioni urbane”, spiega Valentina MontaltoJoint Research Centre of the European Commission
Non c’è nessuna città italiana sul podio della classifica Ue delle città più creative e culturali. Milano arriva quarta tra le metropoli, dopo Parigi, Monaco e Praga. Se infatti il capoluogo lombardo è terzo per vivacità culturale, è però ottavo per un ambiente che facilita la creatività, e undicesimo in termini di economia creativa. Firenze è quinta tra i centri urbani grandi, superata da Edimburgo, Karlsruhe, Utrecht e Norimberga, perché se è prima per vivacità culturale, è 19ma per l’ambiente che facilita la creatività e al 21ma per l’economia creativa.
Roma figura al top solo sul fronte dei monumenti storici. Venezia si segnala invece per la sua eccellenza su luoghi e infrastrutture culturali(in particolare al top su musei, concerti e spettacoli, monumenti), mentre Genova e Torino nell’ambito specifico dei teatri.
In conclusione questo rapporto consente attraverso l’analisi e la comparazione dei dati città per città di individuare punti di forza o punti deboli da potenziare, per elaborare strategie di sviluppo sociale e crescita economica basate sull’industria culturale e creativa.
I due obiettivi sono “al centro dell’agenda strategica europea”, ha spiegato il commissario europeo per l’Istruzione, la Cultura, i Giovani e lo Sport Tibor Navracsis, che vede nella valorizzazione di questi settori il fattore che può fare la differenza “in un momento di grandi trasformazioni sociali e di concorrenza globale sempre più aspra tra le città”, in cui è necessario “guardare al di là delle fonti tradizionali di crescita e benessere socioeconomico”.

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