Da cellule immunitarie “inutili” un’arma segreta contro l’HIV

Una classe di cellule immunitarie auto-reattive, da tempo considerate senza scopo o addirittura pericolose per la nostra salute, potrebbe presto diventare una potente arma contro infezioni pericolose. L'importante scoperta di un gruppo di ricercatori australiani mostra che c’è ancora tanto da imparare su quello che il sistema immunitario può fare per noi e su come i suoi meccanismi possano essere sfruttati a nostro vantaggio.
24 Aprile 2018
Micron

Un tipo di cellule immunitarie finora ritenute “inutili” potrebbe rivelarsi in realtà un’arma fondamentale contro virus particolarmente insidiosi e ‘furbi’ come quello dell’HIV. Una classe di cellule immunitarie auto-reattive, che sono state considerate da tempo senza scopo o addirittura pericolose per la nostra salute, potrebbe infatti presto diventare una potente arma segreta efficace contro infezioni pericolose.
Un gruppo di ricercatori australiani ha di recente scoperto che queste cellule, linfociti apparentemente dormienti chiamati cellule B “silenziate” e che quando si attivano possono danneggiare il nostro corpo in condizioni di autoimmunità, possono essere “riabilitate” e indotte ad attaccare i microrganismi nocivi per il nostro sistema immunitario.
«La grande domanda che gli scienziati si pongono su queste cellule, da sempre, è: perché esistono e perché in così grande numero?», ha spiegato il ricercatore di immunogenomica Chris Goodnow del Garvan Institute of Medical Research di Sidney, tra gli autori dello studio. «E poi: perché il corpo spende energie per mantenere queste cellule, che rappresentano un rischio per la salute, invece di distruggerle completamente?». Ora, però, sembra arrivata una risposta.
Goodnow, che trent’anni fa ha contribuito a scoprire proprio queste cellule B silenziate e auto-reattive, sostiene che il meccanismo genetico che porta le cellule a produrre anticorpi che attaccano i tessuti del nostro corpo può essere “adattato” e reindirizzato per combattere le infezioni estranee. Questo “adattamento” rappresenta inoltre una nuova forma di immunità, finora praticamente sconosciuta.
Come si legge sulla rivista Science, i risultati, che finora sono stati ottenuti su modelli murini, mostrano che alcuni tipi di mutazioni del DNA dei geni degli anticorpi nei centri germinativi (luoghi in cui le cellule B si attivano nel corso della risposta immunitaria) sono in grado di riprogrammare gli anticorpi autoreattivi, impedendo che si leghino al tessuto del topo e aumentando la loro capacità legarsi ai microrganismi invasori fino a 5.000 volte.
Questa scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi vaccini che contrastino infezioni come quella da HIV e da Campylobacter, patogeni che sfuggono al controllo del nostro sistema immunitario imitando efficacemente il nostro stesso materiale biologico. «Questo risultato cambia completamente il nostro modo di pensare al funzionamento del sistema immunitario. L’idea che si possa prendere un anticorpo ‘cattivo’ e renderlo buono non è mai stata presa in considerazione da nessuno» ha aggiunto Goodnow. «Abbiamo dimostrato che queste cellule ‘silenziate’ hanno uno scopo cruciale», spiega il primo autore dello studio, Deborah Burnett, anche lei in forze al Garvan Institute of Medical Research. «Ben Lungi dall’intasare il sistema immunitario senza una buona ragione, queste cellule sono potenzialmente in grado di fornire armi efficaci per combattere i microrganismi invasori che utilizzano la tattica di presentarsi da ‘lupo travestito da pecora’, una strategia che rende quasi impossibile per le altre cellule del sistema immunitario il loro riconoscimento e, di conseguenza, che rende impossibile combattere contro di loro».
Ora che è stato scoperto questo particolare meccanismo di riprogrammazione dei geni nei centri germinativi, i ricercatori sperano di arrivare a nuovi tipi di trattamenti per pericolose infezioni umane, che sono in grado di eludere le risposte immunitarie convenzionali dell’organismo, come l’HIV-1. Secondo gli scienziati, si tratta di una svolta notevole nella conoscenza delle proprietà di una classe di cellule immunitarie da tempo ritenute pericolosa “spazzatura”, che mostra che c’è ancora tanto da imparare su quello che il sistema immunitario può fare per noi e su come i suoi meccanismi possano essere sfruttati a nostro vantaggio. «Ora sappiamo che, quando si tratta di combattere microbi invasori, ogni cellula immunitaria è preziosa», conclude Goodnow, «e abbiamo appreso che il sistema immunitario ricicla, conserva e lucida le sue ‘mele marce’ invece di buttarle via».

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