Dall’Africa al Golfo del Messico, individuata distesa di alghe più grande del mondo

La "Grande Cintura di Sargassi dell'Atlantico", come è stata battezzata, si sta espandendo a causa delle sostanze nutritive disciolte dal Rio delle Amazzoni, da una parte, e dalla costa dell'Africa occidentale dall'altra. Alcuni di questi nutrienti potrebbero essere una diretta conseguenza dell'aumento della deforestazione e dell'uso di fertilizzanti.
Stefano Pisani, 13 Luglio 2019


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Giornalista Scientifico

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Individuata quella che sembra la più grande distesa di alghe mai registrata: si estende per 8.850 chilometri attraverso l’Oceano Atlantico e comprende circa 20 milioni di tonnellate di alghe del tipo “Sargassum” (i sargassi).
La “Grande Cintura di Sargassi dell’Atlantico”, come è stata battezzata, si sta espandendo a causa delle sostanze nutritive disciolte dal Rio delle Amazzoni, da una parte, e dalla costa dell’Africa occidentale dall’altra. Alcuni di questi nutrienti potrebbero essere una diretta conseguenza dell’aumento della deforestazione e dell’uso di fertilizzanti.
Utilizzando i dati satellitari della NASA e campioni raccolti sul campo, i ricercatori dell’Università della Florida Meridionale sono riusciti a capire che c’è stato un punto di svolta nel 2011: a partire da quell’anno, infatti, si sono verificate grandi fioriture di alghe quasi ogni anno, e non c’è alcun segno che faccia pensare a un cambiamento in questa tendenza.
L’ultima, enorme fioritura, si estendeva dall’Africa occidentale al Golfo del Messico.
Sebbene l’associazione non sia ancora chiara, gli scienziati hanno per ora collegato questi cambiamenti all’incremento della deforestazione e dell’uso di fertilizzanti in Brasile e in tutta l’Amazzonia, a partire dall’inizio del decennio. Quello che è certo, comunque, è che questa distesa non sparirà presto. “Mentre le prove che collegano le fioriture anomale all’aumento dei nutrienti sono preliminari e basate ancora su dati limitati sul campo – ha spiegato il primo autore dello studio pubblicato sulla rivista Science, l’oceanografo Chuanmin Hu– sulla base degli ultimi 20 anni di dati satellitari e non raccolti, possiamo affermare con relativa certezza dire che la cintura è, molto probabilmente, una nuova normalità”.
Per lo studio, il team di Hu ha esaminato le osservazioni satellitari raccolte dal Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) della NASA tra il 2000 e il 2018. I primi dieci anni di osservazioni hanno mostrato macchie isolate di sargassi disseminate attraverso l’Atlantico, ma le microalghe hanno avuto un’esplosione nel 2011 e negli anni seguenti, apparendo in luoghi normalmente non conosciuti per ospitarle. È stato osservato inoltre che questa sovradimensionata cintura si è formata nel 2015 per poi comparire di nuovo nel 2018.
Fioriture di alghe come questa non sono necessariamente dannose per l’oceano: il sargasso fornisce infatti un habitat naturale per tartarughe, granchi, pesci e uccelli, e contemporaneamente produce ossigeno importante per la sopravvivenza della vita marina, attraverso il processo della fotosintesi. Troppe alghe, tuttavia, possono causare problemi in termini di restrizione del movimento e della respirazione di alcune specie marine, specialmente intorno alle regioni costiere.
Dopo la sua morte, infatti, il sargasso rischia di soffocare i coralli e le altre alghe, se è troppo diffuso.
La decomposizione dei sargassi sulla spiaggia, inoltre, produce anche un odore di uova marce (a causa dell’acido solfidrico rilasciato in questo processo) che rappresenta un’esperienza spiacevole per i locali e i turisti, oltre ad avere potenziali impatti negativi sulla salute, per esempio a carico di quelli che soffrono di asma. “La chimica dell’oceano probabilmente è cambiata, e per questo le fioriture sono aumentate senza controllo” ha continuato Hu “probabilmente, comunque, queste alghe sono qui per restarci”
Sono molti i fattori che giocano un ruolo nella crescita del sargasso: tra questi, la salinità e la temperatura dell’acqua. Nel 2011 la fioritura è stata particolarmente abbondante e ancora oggi stiamo assistendo ai suoi effetti: oltre ai maggiori nutrienti che vengono scaricati dal Rio delle Amazzoni, sostengono i ricercatori, la colpa potrebbe essere di un aumento o un innalzamento del livello del mare al largo dell’Africa occidentale, che ha contribuito con ulteriori nutrienti, portati dall’acqua più profonda alla superficie.
Tutti questi elementi hanno in definitiva contribuito all’enorme fioritura registrata l’estate scorsa e descritta in questo nuovo studio. Ora che se ne conosce l’ampiezza, i ricercatori si ripromettono di approfondire ulteriormente l’analisi delle sue cause e le possibili conseguenze su precipitazioni, correnti oceaniche, attività umane e altri aspetti. “Ci auguriamo di arrivare a un quadro completo che migliori la nostra comprensione e le nostre risposte a questo fenomeno emergente” ha concluso Hu.

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