Discriminazione di genere e ricerca. Cosa sta succedendo al Salk Institute

Al Salk Institute for Biological Studies di La Jolla, in California, un istituto di ricerca privato, è in corso un ampio contenzioso che fa riflettere sulla reale possibilità di provare episodi di discriminazione di genere all’interno del mondo accademico e che si sta meritando l’attenzione di riviste come Nature e Science.
Cristina Da Rold, 12 Maggio 2018
Micron
Micron
Giornalista scientifica

L’11 maggio scorso il Salk Institute ha chiesto al giudice di respingere ben tre cause per discriminazione di genere presentate da scienziate nel luglio del 2017. Le tre scienziate che hanno fatto causa al Salk – la biologa molecolare Beverly Emerson (il cui contratto non è stato rinnovato per il 2018) e le oncologhe Katherine Jonese Victoria Lundblad – dichiarano discriminazioni dovute al sesso riguardo alla retribuzione, agli spazi in laboratorio e all’elargizione di fondi di ricerca.
Per dimostrare la discriminazione di genere in tribunale, le scienziate devono infatti dimostrare di essere state private di opportunità o premi proprio perché donne e per provare la veridicità di questi fatti, stanno cercando il modo di costringere l’istituto a divulgare informazioni su come vengono assegnati i fondi, i laboratori, nonché sulle denunce per molestie sessuali e per trattamenti ingiusti nei confronti delle donne. Cosa a quanto pare per nulla semplice, e se le parti non raggiungeranno un accordo prima del processo, i casi andranno in giudizio a dicembre.
Non è un buon periodo per la direzione del Salk Institute anche per un’altra faccenda simile che ha coinvolto nell’ultimo mese un nome noto dell’Istituto.
La rivista Science riporta che alcune scienziate con legami con il Salk hanno affermato che Inder Verma, un biologo che sedeva nei comitati più potenti dell’istituto e oggi settantenne, negli anni Settanta avrebbe molestato diverse scienziate. Verma si difende affermando di non aver mai usato la propria posizione di potere per discriminazioni di genere, ma il Salk Institute ha aperto un’indagine.
Secondo quanto riportaNature, le questioni sollevate in queste cause legali si inseriscono in una più ampia discussione in atto da anno sui pregiudizi impliciti e su come potrebbero in parte spiegare perché molte donne abbandonano la scienza accademica – un fenomeno noto come “Leaky pipeline”, letteralmente una  “conduttura che perde”.
Alcuni studi condotti negli ultimi anni hanno cercato di indagare queste forme sottili di discriminazione. Una ricerca del 2012 condotta su oltre 100 professori di biologia, chimica e fisica delle università statunitensi ha scoperto che questi giudicavano gli uomini che facevano domanda per un lavoro fittizio come manager di laboratorio più competenti e più meritevoli di stipendi più alti rispetto alle donne candidate.
Un altro studio, questa volta del 2016 che ha esaminato oltre 1.200 lettere di raccomandazione presentate da candidati di 54 paesi ha rilevato che quando i ricercatori post-dottorato di sesso maschile venivano elogiati, le lettere spesso usavano superlativi come “geniale” e “pioniere”, mentre le lettere positive che descrivevano le donne contenevano termini come “laboriosa” e” diligente”.
Nel corso degli anni alcune università sono diventate più trasparenti riguardo a stipendi, promozioni ed elargizione di fondi per la ricerca. Ad esempio, alla fine degli anni ’90, Nancy Hopkins, biologa molecolare del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge, ha curato un rapporto che documenta le disuguaglianze che in passato hanno frenato le carriere delle donne. L’università ha quindi introdotto cambiamenti politici, tra cui una regola secondo cui gli stipendi in ciascun dipartimento devono essere esaminati da almeno un membro di facoltà di sesso femminile al fine di individuare le iniquità e correggerle.
In altri casi, le valutazioni esterne hanno contribuito a illuminare le ingiustizie nelle istituzioni accademiche. Nel Regno Unito, ad esempio, il programma Athena SWAN (Scientific Women’s Academic Network) raccoglie dati su assunzioni e promozioni da più di 140 istituzioni partecipanti, quindi li classifica in base al modo in cui attraggono e promuovono le donne nella loro carriera.
Si tratta tuttavia ancora di casi isolati. Al Salk Institute per esempio questo genere di dati – su premi, stipendi e assunzioni, non sono pubblici, ed è proprio ciò che le tre ricercatrici stanno chiedendo come punto di partenza per portare davvero a galla questo mondo sommerso.

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