Dolore disuguale

Le disuguaglianze di salute nascono dalle disuguaglianze nella società. Purtroppo più di 25 milioni e mezzo di persone all'anno nel mondo muoiono provando dolore fisico, in un caso su 10 si tratta di bambini e ragazzi al di sotto dei 15 anni, quasi tutti, il 98% di loro, si trova nei paesi a basso-medio reddito. A questi numeri, già impressionanti, vanno sommati 35 milioni di persone che non hanno bisogno di cure per il fine-vita ma che a causa del loro stato di salute soffrono, fisicamente o psichicamente, per un dolore che può essere alleviato. Un dolore prevenibile.
Tina Simoniello, 27 Ottobre 2017


Micron
Giornalista freelance

Più di 25 milioni e mezzo di persone all’anno nel mondo muoiono (dati del 2015) provando dolore fisico, in un caso su 10 si tratta di bambini e ragazzi al di sotto dei 15 anni, quasi tutti, il 98% di loro, si trova nei Paesi a basso-medio reddito. A questi numeri, già impressionanti, vanno sommati 35 milioni di persone che non hanno bisogno di cure per il fine-vita ma che a causa del loro stato di salute soffrono, fisicamente o psichicamente, per un dolore che può essere alleviato. Un dolore prevenibile. Questi sono alcuni dei dati raccolti dalla The Lancet Commision che ha pubblicato il 13 ottobre un Report sull’accesso globale alle cure palliativa e al trattamento del dolore.
Gli autori del documento – 61 ricercatori di 25 nazionalità coinvolti in un progetto durato tre anni – hanno preso in considerazione 20 condizioni di salute (incluse HIV, tumori, patologie cardiache, ferite e demenza) e 15 sintomi più frequentemente associati alla necessità di trattamento del dolore.
Delle 298,5 tonnellate di oppioidi distribuiti in tutto il mondo, solo 10,8 tonnellate, cioè il 3,6%, arrivano nei Paesi a basso-medio reddito e solo lo 0,1 (0,03%) nei paesi a basso reddito. Il resto serve a curare il dolore di chi ha la fortuna di vivere (e anche di morire in effetti) nei paesi più ricchi. Il problema secondo gli autori è nelle politiche globali. Che non funzionano e che sono alla base di una profonda “impressionante ingiustizia”.

QUANDO COSTA SMETTERE (TUTTI) DI SOFFRIRE
Il Messico soddisfa il 36% dei suoi bisogni di morfina, la Cina il 16%, l’India il 4% e la Nigeria lo 0,2%. Ad Haiti, in Afghanistan e in molti Paesi africani, la morfina orale per cure palliative è praticamente inesistente.
Nell’Europa occidentale l’accesso adeguato agli oppioidi è garantito. Negli Stati Uniti il consumo di analgesici oppiacei supera il livello europeo (parametro di riferimento nel report). In un Paese dove l’assistenza non garantita a tutti c’è un’over-prescrizione per scopi anche non medici di oppiacei: una sorta di epidemia di oppiacei, come è stata definita.
Questa dunque è la situazione. Ma quanto danaro servirebbe per cambiare le cose?
Se i paesi poveri potessero pagare la morfina allo stesso prezzo di quelli ad alto reddito, cioè 0,03 dollari ogni 10 milligrammi invece che a 0,16 (come è oggi), il costo globale del trattamento del dolore si aggirerebbe intorno a 145 milioni di dollari. Che equivale – hanno calcolato gli esperti – allo 0,002% della spesa per la salute pubblica globale.
Gli autori dello studio hanno elaborato una sorta di pacchetto essenziale di medicinali contro il dolore, il cui prezzo andrebbe negoziato dai singoli governo, dicono. Nel contempo a livello globale è necessario massimizzare l’accesso alla morfina off-patent (cioè che ha perso la copertura brevettuale), a rilascio immediato, orale e iniettabile, per cure mediche e palliative, ma riducendo contemporaneamente al minimo l’uso non medico degli oppiacei.
Il caso USA indica chiaramente che è necessario formare il personale sanitario sull’uso proprio degli antidolorifici. D’altronde abbiamo in letteratura diversi casi-studio condotti in Austria, Germania, Regno Unito per esempio, che dimostrano come sia possibile facilitare e incrementare l’accesso alla morfina in medicina senza per questo aumentare il rischio di un uso non medico della sostanza.
“L’iniquità nell’accesso alle cure palliative e al trattamento del dolore è una delle ingiustizie più impressionanti del mondo. Non possiamo permettere all’oppiofobia di mantenere medicinali poco costosi e essenziali lontani da pazienti a basso reddito mentre lottano contro malattie come il cancro, l’HIV o affrontano il fine vita” ha affermato Felicia Knaul, co-president della Commissione Lancet in una nota di accompagnamento alla pubblicazione. “Una delle nostre raccomandazioni più chiare – ha continuato Knaul – è che la morfina a rilascio immediato off-patent che costa pochi centesimi dovrebbe essere disponibile, in entrambe le formulazioni orale e iniettabile, per ogni paziente che ne ha bisogno. L’abissale disparità di acceso tra coloro che hanno e coloro che non hanno è un’ingiustizia morale e di salute pubblica”.
E Jim Yong Kim, presidente della Banca Mondiale è sulla stessa linea, visto che afferma: “L’assenza di sistemi sanitari nei paesi poveri è una delle principali ragioni per cui i pazienti necessitano di cure palliative. Più del 90% dei decessi dei bambini sono dovuti a cause evitabili. Possiamo cambiare e cambieremo entrambe queste terribili situazioni”.

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