E se potessimo ringiovanire il nostro orologio biologico?

È possibile ringiovanire l'età biologica: per la prima volta un esperimento ha mostrato che un cocktail di farmaci molto comuni ha ringiovanito di due anni e mezzo l'età biologica di individui sani e segni di ringiovanimento sono evidenti anche nel loro sistema immunitario. Questi i risultati di piccolo studio clinico epigenetico condotto da un team dell'Università della California e pubblicato sulle pagine di “Aging Cell”.
Cristina Da Rold, 14 Settembre 2019
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Tutti sappiamo che ogni persona ha un’età anagrafica e una “biologica”. Quest’ultima si misura sulla base dellaqualità dei nostri tessuti, degli organi e degli apparati, ed è dovuta alla genetica e alla storia che abbiamo vissuto. In entrambi i casi ringiovanire è sempre stato un miraggio.

Un piccolo studio clinico epigenetico condotto da un team dell’Università della California, a Los Angeles, suggerisce per la prima volta che potrebbe essere possibile invertire l’orologio epigenetico del nostro corpo, che misura l’età biologica di una persona al di là di ciò che è scritto sulla carta d’identità.
I risultati sono stati pubblicati su Aging Cell.
Per un anno, nove volontari sani hanno assunto tre farmaci molto comuni – l’ormone della crescita e due farmaci per il diabete – e in media hanno perso 2,5 anni della loro età biologica, che vengono misurati analizzando i segni chimici sul genoma di una persona. Anche il sistema immunitario dei partecipanti ha mostrato tratti di ringiovanimento.
L’orologio epigenetico si basa sull’epigenoma del corpo, che comprende modifiche chimiche, come gruppi metilici, che segnano il DNA. Queste modifiche chimiche cambiano nel corso della vita e tengono traccia dell’età biologica di una persona. Da tempo gli scienziati costruiscono orologi epigenetici selezionando gruppi di siti di metilazione del DNA in tutto il genoma.

Negli ultimi anni, Steve Horvath, autore dello studio e pioniere nella ricerca sull’orologio epigenetico – ha sviluppato alcuni degli “orologi” più accurati.
I risultati sono stati una sorpresa anche per i ricercatori, che comunque avvertono: si tratta di uno studio preliminare, dal momento che il campione è molto piccolo (9 uomini bianchi di età compresa tra 51 e 65 anni) e non era previsto un gruppo di controllo. Il trial ha preso il nome di Thymus Regeneration, Immunorestoration and Insulin Mitigation (TRIIM).

Questo studio è stato progettato principalmente per testare se l’ormone della crescita potesse essere usato in sicurezza nell’uomo per ripristinare i tessuti nella ghiandola del timo, che ha il compito di portare a maturazione vari tipi di linfociti, cellule del sistema immunitario.
La ghiandola, che si trova nel torace tra i polmoni e lo sterno, è cruciale per un’efficace funzione immunitaria. I globuli bianchi vengono prodotti nel midollo osseo e poi maturano all’interno del timo, dove diventano cellule T specializzate che aiutano l’organismo a combattere le infezioni e i tumori. Con il tempo, a partire dalla pubertà, la ghiandola inizia a ridursi diventando sempre più ostruita dal grasso.
Già precedenti ricerche condotte su animali e alcuni studi sull’uomo mostrano che l’ormone della crescita stimola la rigenerazione del timo. Ma questo ormone può anche promuovere il diabete, quindi lo studio ha incluso due farmaci antidiabetici ampiamente usati, il deidroepiandrosterone (DHEA) e la metformina.

Prelevando campioni di sangue prime e dopo il trattamento, ed eseguendo diverse risonanze magnetiche per determinare la composizione del timo all’inizio e alla fine dello studio, i ricercatori hanno osservato che in sette partecipanti il grasso accumulato nella ghiandola era stato sostituito con tessuto di timo rigenerato.
Hovarth, nonostante le ovvie remore, si dice comunque ottimista. Rigenerare il timo potrebbe essere utile nelle persone che hanno un sistema immunitario inattivo, comprese le persone anziane: la polmonite e altre malattie infettive sono fra le principali cause di morte nelle persone di età superiore ai 70 anni.

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