Ecco come predire i cambiamenti climatici con maggior precisione

Dalle pagine di "Science" un gruppo di ricercatori statunitensi spiega che per una valutazione il più possibile aderente alla realtà degli effetti delle alte concentrazioni di gas serra come diossido di carbonio e metano sui cambiamenti climatici è necessario sempre di più esaminare in parallelo due situazioni: lo scenario fra 100 anni e quello fra 20 anni. Prediligere, come spesso accade, lo scenario a lungo termine per la valutazione delle azioni da mettere in campo è uno sguardo che alla lunga si rivelerà miope.
Cristina Da Rold, 17 Maggio 2017
Micron
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Giornalista scientifica

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Lo ha illustrato sulle pagine di Science di maggio un gruppo di ricercatori provenienti da Princeton, da Harvard e dall’Environment Defence Fund statunitense: per una valutazione il più possibile aderente alla realtà degli effetti delle alte concentrazioni di gas serra come diossido di carbonio e metano sui cambiamenti climatici è necessario sempre di più esaminare in parallelo due situazioni: lo scenario fra 100 anni e quello fra 20 anni. Prediligere, come spesso accade, lo scenario a lungo termine per la valutazione delle azioni da mettere in campo è uno sguardo che alla lunga si rivelerà miope.
I cosiddetti Global warming potentials (GWPs), l’unità di misura che esprime l’impatto di un certo gas serra relativamente all’effetto della CO2, sono diventati oggi un elemento essenziale delle politiche climatiche. Questo – si legge – nonostante si basino su un bias ben noto: i GWPs non evidenziano il gap fra gli obiettivi a breve termine e quelli a lungo termine.
Lo scenario più comune, il GPW100 si focalizza infatti su una scala temporale di 100 anni, diluendo in qualche modo gli effetti a breve termine degli inquinanti climatici, ma ciò fa sì che il modello consideri anche l’effetto di inquinanti che nella realtà non sarebbero più presenti in atmosfera dopo un paio di decenni. “Gas differenti hanno tempi di vita molto diversi nell’atmosfera dopo che vengono emessi e per questo si riflettono in modo diverso nel tempo sul riscaldamento globale” spiega Michael Oppenheimer, uno degli autori dello studio, docente di Geoscienze a Princeton. Una stima dunque lungimirante ma scollata rispetto alla realtà che ci troveremo ad affrontare fra 100 anni, e che al tempo stesso non è in grado di dipingere gli effetti climatici dovuti alle concentrazioni di gas serra fra 20 anni.
A leggere questo articolo su Science pare quasi che si tratti di qualcosa di ovvio: è necessario esaminare parallelamente gli effetti a breve termine e poi quelli a lungo termine.
Eppure studi recenti mostrano che gli argomenti utilizzati nei dibattiti troppo spesso non collimano e ci si trova di fronte a discussioni dove c’è chi c’è chi fa uso di argomenti basati sull’orizzonte a 20 anni, e altri che mettono in risalto lo scenario che ci troveremo davanti a 100 anni. Tendenzialmente – raccontano gli autori – i primi sono coloro i quali hanno una visione più allarmista circa gli effetti catastrofici dei gas serra per il global warming, mentre i secondi – quelli che basano le proprie argomentazioni sullo scenario a lungo termine, sono solitamente i meno preoccupati.
Secondo gli autori dunque si tratta di un problema cruciale dal punto di vista decisionale.
Non è più possibile infatti per i decision makerconsiderare solo la prospettiva fra 100 anni. “È necessario che tutte le valutazioni poggino su due scenari, sulla cui ricerca è necessario procedere parallelamente – spiegano gli autori – alla stregua di quello che avviene quando vogliamo misurare la nostra pressione sanguigna: abbiamo bisogno sia della misura della pressione sistolica che di quella diastolica, altrimenti la stima ci racconta solo un aspetto della verità.”
Peraltro, l’Accordo sul clima di Parigi nell’ambito della convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (UNFCCC) esplicità chiaramente la necessità di mantenere lo sguardo vigile sui due fronti, quello a lungo termine nell’ottica di ridurre i cambiamenti climarici e di quello a breve termine per lavorare sugli obiettivi all’ordine del giorno, come puntare su uno sviluppo sostenibile ed eradicare la povertà.
Considerare ciò he avverrà nei prossimi vent’anni è importante per stimare la resilienza del nostro pianeta. I cambiamenti climatici limiteranno nelle prossime decadi la capacità di adattamento nostra e della natura – scrivono gli autori. Un fenomeno particolarmente problematico soprattutto per le popolazioni più povere, che sono particolarmente vulnerabili.

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