Ecco il primo atlante globale dei batteri del suolo

Le specie di batteri che vivono nel suolo sono tantissime, molte non le conosciamo bene e altre sono ancora in attesa di ricevere un nome. Ma se mettessimo a confronto due suoli differenti, quanti di questi microrganismi avrebbero in comune? Circa 500 tipi diversi. A dirlo è il primo atlante mondiale delle specie batteriche presenti nel suolo, appena pubblicato su Science e realizzato da un team di ricercatori dell'Università del Colorado e dell'Università spagnola Rey Juan Carlos a Móstoles. Ma a cosa serve un atlante dei batteri del suolo?
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Le specie di batteri che vivono nel suolo sono tantissime, molte non le conosciamo bene e altre sono ancora in attesa di ricevere un nome. Ma se mettessimo a confronto due suoli differenti, quanti di questi microrganismi avrebbero in comune? Circa 500 tipi diversi. A dirlo è il primo atlante mondiale delle specie batteriche presenti nel suolo, appena pubblicato su Science e realizzato da un team di ricercatori dell’Università del Colorado e dell’Università spagnola Rey Juan Carlos a Móstoles.

Secondo lo studio, sarebbero 511 per l’esattezza le specie di batteri cosmopolite, più comuni e più diffuse nei suoli del nostro pianeta. Primi tra tutti i protobatteri come l’Escherichia coli e gli attinomiceti come i Bifidobacterium presenti nel tratto gastrointestinale di molti animali. Uomo compreso.

A dispetto delle microscopiche dimensioni, i batteri che vivono nel suolo costituiscono la stragrande maggioranza della biomassa vivente del pianeta. E svolgono funzioni fondamentali, perché regolano e controllano molti dei processi chiave per gli ecosistemi. Ad esempio influenzano la fertilità del suolo, la disponibilità di sostanze nutritive e hanno un impatto diretto anche sui cambiamenti climatici regolando il ciclo dell’azoto e quello del carbonio. Ma nonostante il loro ruolo cruciale, i microrganismi del suolo sono ancora poco conosciuti e la maggior parte delle specie non è stata descritta: non se ne conosce il genoma, né sono state coltivate in laboratorio con successo.

Per cercare di colmare questo gap, gli autori dello studio hanno raccolto campioni di terreno in 237 località diverse, situate in 18 paesi di sei continenti, coprendo così un’intera gamma di climi: dai deserti alle foreste tropicali, dalle regioni polari alle zone umide. E hanno scoperto che dei 25.224 tipi di batteri, individuati grazie al sequenziamento del Dna, solo il 2% di questi erano abbondantemente presenti in quasi la metà delle comunità batteriche del suolo campionate. Ovvero solo 511 specie sono diffuse nei suoli di tutto il mondo.

Poi esaminando una decina di fattori ambientali relativi alle tipologie del suolo, hanno raggruppato questi taxa dominanti in cinque gruppi ecologici (terreni a pH elevato, a pH basso, terreni secchi, con bassa produttività delle piante e ambienti boschivi secchi). E hanno costruito così il primo atlante globale dei batteri del suolo. Una mappa dettagliata che indica quali comunità batteriche si possono trovare su un certo tipo di terreno, in base a parametri ambientali di facile rilevazione.

Ma a cosa serve un atlante dei batteri del suolo? Di certo non serve per intraprendere un viaggio alla scoperta della biodiversità microbica mondiale. Bensì, secondo gli autori, comprendere l’identità, la funzione e la distribuzione globale di questi microrganismi potrebbe essere uno strumento di grande efficacia per migliorare lo stato di salute del suolo e la sua fertilità, aumentando la produttività alimentare e portando, in futuro, a nuove potenziali applicazioni agricole.

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