Effetto verde

Una review pubblicata su The Lancet Planetary Health, ha per la prima volta messo insieme nove studi che coinvolgono sette paesi, fra cui l’Italia, con l’obiettivo di indagare la relazione fra verde urbano e morti premature.
Giovanna Borrelli, 26 Novembre 2019
Micron
Foto di Mabel Amber da Pixabay
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Giornalista scientifica freelance e data-journalist

Ogni cittadino europeo ha a disposizione circa 18,2 m² di spazio verde urbano. Secondo i dati della Commissione Europea, infatti, il 40% della superficie delle città è costituito da aree verdi, con variazioni tra paese a paese. Mentre alcuni centri urbani, come Vienna in Austria, hanno aree boschive all’interno dei loro centri cittadini altri, come nelle regioni mediterranee, non hanno aree verdi. Secondo il rapporto del Sistema Nazionale per la protezione dell’Ambiente (SNPA) l’Italia, per esempio, continua a coprire con cemento, asfalto o altri materiali artificiali il suo territorio. Solo nel 2018 sono andati persi 24 m² per ogni ettaro di area verde: un totale di 51 km² di superficie artificiale che si è aggiunto ai 22.895 km² raggiunti nel 2017.

Eppure, a livello globale c’è sempre maggiore accordo sui benefici che gli spazi verdi possono avere sulla popolazione urbana: minore stress e quindi miglior benessere psichico, minor rischio di malattie cardiovascolari e di sindrome metabolica. Il verde urbano potrebbe anche prevenire il rischio di morte prematura. Secondo il più grande studio condotto fino ad oggi, vivere entro 500 metri da un’area verde può essere un fattore protettivo per la salute. I risultati mostrano che a un aumento del 10% della densità della vegetazione è associata una riduzione del 4% di morte prematura per tutte le cause.

Lo studio – pubblicato sul Lancet Planetary Health e condotto dall’Istituto di Barcellona per la salute globale (ISGlobal), in collaborazione con la Colorado State University e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – è il primo del suo genere. Fino a questo momento gli studi sulle aree urbane verdi hanno analizzato gli effetti sulla salute umana in uno specifico momento. Il gruppo di ricercatori dell’ISGlobal ha pensato di concentrarsi invece su studi longitudinali – che seguono la stessa popolazione per diversi anni. L’analisi ha messo insieme nove studi che coinvolgono sette paesi (Canada, Stati Uniti, Svizzera, Cina, Spagna, Australia e Italia) e un totale di oltre otto milioni di persone osservate per un periodo minimo di 4 anni, fino a un massimo di 22 anni.

Oggi metà della popolazione mondiale vive nelle città, per questo secondo i ricercatori dello studio gli interventi per aumentare e gestire gli spazi verdi urbani dovrebbero essere considerati strategici per la salute pubblica. La presenza di aree verdi è associata a una maggiore attività fisica e incoraggia il trasporto attivo (a piedi e in bicicletta). Ma la presenza di parchi, giardini e alberi ha effetti positivi anche sulla qualità dell’aria, sull’inquinamento acustico e sulle “isole di calore” – l’effetto che crea un microclima più caldo nelle aree cittadine a causa della presenza di superfici scure, come l’asfalto delle strade e il cemento degli edifici, che trattengono il calore. Per questo motivo, secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), la temperatura estiva delle grandi città supera spesso di 2°C quella delle aree rurali. Gli alberi e la vegetazione possono diminuire le concentrazioni di inquinanti atmosferici e ridurre l’anidride carbonica atmosferica.

L’epidemiologo David Rojas-Rueda, primo autore dello studio, mette anche in guardia dai possibili effetti negativi dell’aumento del verde nelle città: «Nei quartieri dove si sviluppano nuove attività, un nuovo centro commerciale o un nuovo parco, il valore delle abitazioni può aumentare. Nel tempo questo aumento del valore degli immobili può comportare l’aumento degli affitti e la difficoltà per le persone di continuare a pagare». Miglioramenti urbanistici o cambiamenti nell’uso del territorio possono portare come conseguenza a fenomeni di gentrificazione, l’espulsione di residenti socialmente svantaggiati dai quartieri riqualificati. In questo modo, la parte di popolazione più vulnerabile non può più beneficiare degli effetti positivi del verde urbano. «Per questo – continua Rojas-Rueda – raccomandiamo che qualsiasi riforma urbanistica che includa l’aumento del verde urbano sia accompagnata da politiche di edilizia sociale, regolamentazione dei prezzi degli alloggi e trasparenza per evitare aumenti ingiustificati».

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