FAO: perso o sprecato il 14% del cibo che produciamo

Il nuovo rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura fa il punto su un problema divenuto enorme. E non solo nei paesi ricchi.
Cristina Da Rold, 04 Dicembre 2019
Micron
Foto da ansa.it
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Giornalista scientifica

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Nel 2011 la FAO aveva stimato che circa un terzo del cibo prodotto a livello mondiale veniva perso o sprecato ogni anno. Si è trattato di una stima preliminare che ha sicuramente aumentato la consapevolezza del problema.

Tuttavia, sebbene l’idea di perdere o sprecare cibo sembri semplice, in realtà si tratta di due aspetti da considerare separatamente. Otto anni dopo la FAO pubblica un nuovo rapporto che considera due indicatori separati all’interno dell’Obiettivo 12 delle Nazioni Unite che stabilisce l’obiettivo di dimezzare lo spreco alimentare pro capite globale a livello di vendita al dettaglio e di consumo entro il 2030, nonché di ridurre le perdite alimentari lungo la produzione e le catene di approvvigionamento. Si tratta dell’indice sulle perdite alimentari e dell’indice sui rifiuti alimentari. Questi due indicatori – che insieme costituiscono il Food Loss Index (FLI) – hanno consentito di misurare con maggiore precisione la quantità di cibo persa nella produzione o nella catena di approvvigionamento o che viene sprecata da consumatori o rivenditori.

Questa nuova analisi calca la mano, confermando che sia la perdita che lo spreco di alimenti rappresentano un enorme problema, e non solo nei paesi ricchi.

La perdita di cibo si verifica lungo la catena di approvvigionamento alimentare dal raccolto fino al livello di vendita al dettaglio, escluso. Lo spreco alimentare si verifica invece a livello di vendita al dettaglio e consumo. Sebbene possa esserci una perdita economica, gli alimenti deviati verso altri usi economici, come i mangimi, non sono considerati perdita o spreco alimentare, né le parti non commestibili dei prodotti alimentari.

Bene, quanto cibo si perde dunque dal post-raccolto fino al livello di vendita al dettaglio? A livello mondiale il 14%, ma in zone come l’Asia Centrale e il Sudest asiatico addirittura il 20%, in Nord America ed Europa il 15%, in Africa Subsahariana il 14%. Se ragioniamo in termini di calorie perse, si raggiunge il 12,5% circa, il 17% in Africa subsahariana, il 14% in America Latina. Man mano che miglioriamo le nostre stime – scrivono gli autori del rapporto –  sapremo se l’ordine di grandezza del problema è paragonabile alle stime precedenti di circa un terzo del cibo mondiale perso o sprecato ogni anno. Intanto sappiamo che si perde il 25% della produzione di tuberi e prodotti oleosi e il 21% della frutta e della verdura. L’11% dei prodotti di origine animale e l’8,6% di cereali e legumi.

Si inizia a perdere già in fattoria, per tempi di raccolta inadeguati, per condizioni climatiche, pratiche applicate in fase di raccolta e manipolazione e sfide nella commercializzazione dei prodotti. Poi si continua a perdere cibo nei luoghi di stoccaggio del cibo, per sistemi di conservazione inadeguati, per esempio riguardo al mantenimento della temperatura, che riducono la durata di conservazione dei prodotti. Per facilitare i confronti tra paesi, la Global Cold Chain Alliance ha creato un indice di sviluppo del mercato che confronta la disponibilità di magazzini refrigerati di un paese con la sua popolazione urbana. A livello globale la media è di 0,2 metri cubi di spazio di stoccaggio refrigerato per residente. Ma questa capacità varia notevolmente da un paese all’altro, a seconda del potere di acquisto dei consumatori e della produzione alimentare e dei modelli commerciali.

Anche una buona infrastruttura e un’efficiente logistica commerciale sono fondamentali per prevenire la perdita di cibo. La lavorazione e l’imballaggio svolgono un ruolo nella conservazione degli alimenti e le perdite sono spesso causate da strutture inadeguate, malfunzionamento tecnico o errori umani.

Poi c’è quello che si butta via in negozio. Le cause degli sprechi alimentari a livello di vendita al dettaglio sono legate a una durata di conservazione limitata, alla necessità che i prodotti alimentari soddisfino gli standard estetici in termini di colore, forma e dimensioni e alla variabilità della domanda

Dentro casa – infine – gli sprechi dei consumatori sono spesso causati da cattivi acquisti e pianificazione dei pasti, acquisti in eccesso (influenzati da porzioni troppo grandi e dimensioni dei pacchi), confusione sulle etichette e cattivi sistemi di conservazione domestica.

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