Farmaci antitumorali di nuova generazione per accrescere le risposte immunoterapiche

Sta mostrando dati clinici promettenti, nei primi studi sperimentali, il nuovo approccio terapeutico contro il cancro che causa l’innesco delle risposte immunitarie e aumenta l'efficacia delle terapie esistenti. Si tratta di farmaci sperimentali di ultima generazione che hanno come bersaglio una proteina chiamata IDO, che “affama” le cellule immunitarie spezzando il triptofano, aminoacido essenziale per la loro sopravvivenza. A rivelarlo un gruppo di ricercatori durante l'incontro annuale dell'American Society of Clinical Oncology.
Laura Mosca, 16 Giugno 2017
Micron
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Biologia Molecolare

Sta mostrando dati clinici promettenti, nei primi studi sperimentali, il nuovo approccio terapeutico contro il cancro che causa l’innesco delle risposte immunitarie e aumenta l’efficacia delle terapie esistenti. Si tratta di farmaci sperimentali di ultima generazione che hanno come bersaglio una proteina chiamata IDO, che “affama” le cellule immunitarie spezzando il triptofano, aminoacido essenziale per la loro sopravvivenza. IDO può sopprimere le risposte immunitarie e ridurre una infiammazione potenzialmente dannosa; ma può anche bloccare la naturale risposta immunitaria dell’organismo al cancro e consentire così ai tumori di crescere incontrollati. Alcuni tumori sono addirittura in grado di esprimere IDO per proteggersi dal sistema immunitario.
Alcuni ricercatori hanno presentato gli ultimi dati clinici elaborati da protocolli che utilizzano farmaci inibitori di IDO all’incontro annuale della American Society of Clinical Oncology (ASCO) tenutosi a Chicago, dal 2 al 6 giugno 2017. I risultati rafforzano l’evidenza che gli inibitori della proteina IDO accrescono l’efficacia dei trattamenti immunoterapici, la cui funzione è quella di intensificare le risposte immunitarie contro il cancro.
Negli ultimi dieci anni, le immunoterapie hanno innescato una vera e propria rivoluzione nella ricerca sul cancro. In particolare, una classe di farmaci, detti PD-1 inibitori, potenziano la risposta immunitaria bloccando l’interazione tra la proteina PD-1, un recettore co-inibitorio della cellula T, e uno dei suoi ligandi, impedendo così alle cellule tumorali di eludere il sistema immunitario dell’ospite. L’utilizzo di questi farmaci si è rivelato efficace e può produrre la remissione a lungo termine in pazienti i cui tumori hanno resistito ad ogni altro trattamento disponibile. Purtroppo però il successo di questa terapia è limitato a pochi fortunati: i tumori regrediscono in meno di un terzo dei soggetti sottoposti al trattamento.
Uno dei problemi principali che i clinici devono fronteggiare è che i tumori esprimono una serie di proteine che bloccano le risposte immunitarie: inibire la proteina PD-1 può semplicemente significare che sarà un’altra proteina ad agire al suo posto nel meccanismo di crescita ed espansione del tumore.
I ricercatori cercano freneticamente il modo di aumentare il tasso di successo degli inibitori PD-1 combinandoli con farmaci che possano bloccare queste altre proteine.
Le aziende farmaceutiche stanno lavorando alacremente per verificare l’efficacia della combinazione di farmaci sperimentali inibitori della proteina IDO con inibitori approvati PD-1. L’azienda farmaceutica NewLink Genetics di Ames, ha annunciato in aprile che combinando il suo inibitore del percorso IDO Indoximod con un farmaco anti-PD-1 ha ottenuto la riduzione della massa tumorale in 31 su 60 pazienti con melanoma avanzato arruolati nel trial clinico.
I dati presentati al meeting ASCO suggeriscono che un inibitore IDO chiamato Epacadostat, prodotto dall’azienda farmaceutica Incyte, potrebbe aumentare i tassi di risposta a farmaci anti-PD-1 nei tumori del polmone e del rene. Il 35% dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule ha risposto a questo approccio terapeutico combinato. Nel tumore renale, il trattamento ha ridotto la massa tumorale addirittura nel 47% dei soggetti partecipanti al protocollo.
Anche altre società farmaceutiche stanno sperimentando inibitori di IDO, tra cui la iTeos Therapeutics a Gosselies, in Belgio, co-fondata dal ricercatore sul cancro Benoit Van den Eynde dell’Istituto Ludwig per la Ricerca sul Cancro a Bruxelles. Nel 2003, il suo team fu il primo a dimostrare che la proteina IDO è espressa nel tumore umano.
La sua azienda ha collaborato con il gigante farmaceutico Pfizer a New York ed ha avviato la sperimentazione clinica del suo farmaco inibitore di IDO già dallo scorso anno.
È ancora prematuro considerare questi farmaci come la terapia antitumorale del futuro; gli studi effettuati fino ad oggi sono ancora limitati e mancano di un gruppo di controllo che abbia ricevuto solo inibitori di PD-1. Di conseguenza, i ricercatori possono confrontare solo i risultati delle combinazioni di farmaci con i tassi di successo storici degli inibitori di PD-1.
C’è ancora molto da sapere su come la proteina IDO interagisce con il sistema immunitario, o quali effetti un inibitore di IDO potrebbe avere altrove nel corpo, soprattutto in considerazione del fatto che questa proteina viene espressa in molti altri tessuti; ma un segnale incoraggiante è che finora la combinazione di farmaci per inibire IDO e PD-1 sembra essere relativamente sicura e non è stata riscontrata la tossicità osservata invece quando gli inibitori di PD-1 vengono utilizzati in associazione con alcuni altri farmaci contro il cancro.

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