Fitness tracker? È meglio lasciarli nel cassetto

L’uso dei fitness tracker - quei gadget spesso simili ad orologi che permettono di monitorare l’attività fisica svolta, ad esempio tenendo conto dei passi o delle calorie consumate - è sempre più alla moda. Ma è davvero utile? Secondo uno studio pubblicato su Jama da un gruppo di ricercatori guidato da John Jakicic, in realtà potrebbe essere controproducente.
Tina Simoniello, 02 Ottobre 2016
Micron
Micron
Giornalista freelance

Camminando (lentamente) per le strade cittadine capita non di rado di incrociare uomini e donne di qualsivoglia età, spesso ma non necessariamente in sovrappeso, correre (alcuni arrancare) indossando braccialetti elettronici alla caviglia o al braccio.
Non si tratta, ovvio, di malviventi ai domiciliari in permesso temporaneo, o peggio in fuga: i braccialetti che quelle persone indossano sono contapassi, conta calorie, conta chili persi… Insomma sono monitor device indossabili, alcuni molto sofisticati (e anche cari: possono arrivare a costare anche 150-200 euro, apprendiamo non senza sgomento) che tracciano l’attività fisica, la registrano, la traducono, a fine giornata o settimanalmente o quando vogliamo noi la rendicontano. Alcuni anche la trasmettono al pc. Dunque trattasi di ausili tecnologici pensati per sostenere chi vuole perdere peso o a mantenere quello giusto già faticosamente raggiunto. Ma non è proprio così.
App, smartwatch e braccialetti fitness traker, fitness cardio, activity tracker (così si chiamano) da braccio, da polso, da caviglia o da quello che volete non funzionano. O meglio, sarebbero meno efficaci di un normale programma di esercizio fisico e dieta accompagnati dai vecchi soliti periodici controlli,
Sono questi in sintesi i risultati di uno studio  appena pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA) condotto e coordinato da ricercatori della Pittsburgh University. Risultati inattesi, come gli autori stessi hanno dichiarato. Assolutamente inattesi.
John Jakicic responsabile del Physical Activity and Weight Management Research Center alla Pittsburgh University, primo autore della pubblicazione, nonché uno dei maggiori esperti USA di controllo del peso mediante esercizio fisico, ha ammesso di essere rimasto, lui stesso, sorpreso “ci aspettavamo che la tecnologia aiutasse a perdere peso – ha dichiarato – invece ha lavorato contro di noi”.
I ricercatori hanno reclutato un campione di 470 persone, tutti giovani adulti di 18-35 anni, tutti sovrappeso o obesi, con un indice di massa corporea compreso tra 25 e 39 e li hanno inseriti in un progetto di dimagrimento della durata di 24 mesi: da ottobre 2010 a ottobre 2012. Circa tre quarti del campione era composto da donne.
Lo scopo della ricerca è stato di confrontare l’efficacia sul sovrappeso di un intervento di tipo classico – cioè dieta, movimento informazioni, sostegno eccetera – con un intervento che prevedesse un aiuto tecnologico. L’idea era quella di valutare la capacità di perdere peso e di mantenere il peso raggiunto sul lungo periodo (la vera sfida, in realtà…)
Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a un regime dietetico a basso contenuto calorico, a un aumento dell’attività fisica, e a sessioni di consulenza di gruppo, informazioni eccetera. Dopo sei mesi tutti perso una quantità di chili grosso modo simile.
A questo punto gli autori dell’indagine hanno suddiviso il campione in due sottogruppi: i componenti di entrambi avrebbero dovuto continuare il programma stabilito di esercizi fisico e dieta e avrebbero goduto di un supporto telefonico e della possibilità di accedere a un sito web dedicato alla salute e al movimento. Ma solo a quelli capitati in uno dei due sottogruppi (casualmente, lo studio è stato di tipo randomizzato) avrebbe avuto in dotazione un dispositivo multisensore da indossare sul braccio che forniva resoconti sul consumo calorico.
Nel corso dei successivi 18 mesi, i componenti di entrambi i sottogruppi sono stati controllati con cadenza semestrale.
A due anni dall’inizio del programma in entrambi i sottogruppi si sono registrati significativi miglioramenti. Una buona notizia.
Tuttavia chi non aveva usato il device aveva perso pressappoco il doppio del peso rispetto a quelli che lo avevano fatto: quasi 6 chili contro 3,5. Insomma la tecnologia non aveva aiutato, anzi, aveva ridotto il successo, e quasi della metà. Una notizia su cui riflettere….
Jakicic e i suoi colleghi hanno fornito alcune possibili spiegazioni a quanto avevano osservato, e misurato. Forse – hanno ipotizzato – il dispositivo incoraggia le persone ad affidarsi eccessivamente agli strumenti tecnologici e a dare valore in particolare all’attività fisica, tralasciando gli altri aspetti che invece sono necessari nel processo di dimagrimento. “Che è un percorso complesso”, ha sottolineato. “Tutti sono alla ricerca di una bacchetta magica – sempre Jakicic – ma perdere peso è difficile”. Oppure, un’altra ipotesi, potrebbe essere che la possibilità di monitorare a fine giornata i propri risultati scoraggi i pazienti, qualora i dati sul loro livello di attività risultino bassi insoddisfacenti. E questo li spingerebbe a non utilizzare più l’ausilio tecnico.
“La sfida contro il device – riprende il responsabile del team di ricerca – in un primo momento attrae, ma le app non forniscono le motivazioni per continuare ad allenarsi. Abbiamo notato che la frequenza degli esercizi diminuisce con il tempo”. Inoltre La possibilità di controllarsi con la tecnologia può diventare una scusa per cedere alla gola e derogare al piano dietetico: “Posso mangiare questo dolcetto – semplifica l’esperto- tanto dopo vado a fare sport. Un processo mentale sbagliato, che però, pare, si innesti nella testa di chi si affida alla sola tecnologia per dimagrire.
Lisa Cadmus-Bertramof, epidemiologa della University of Wisconsin-Madison commentando lo studio ha detto che una mancanza di impegno potrebbe contribuire a spiegare i risultati. “La tecnologia – ha aggiunto l’esperta – può essere utile, ma dobbiamo aspettarci che potrebbe essere controproducente”.

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