Global warming: un possibile aiuto anche dalle rocce

Dall’università di Sheffield arriva un innovativo sistema che promette di rivoluzionare il settore delle coltivazioni agricole abbattendo i livelli di CO2 e migliorando, al tempo stesso, la sicurezza complessiva dei prodotti. Il segreto? Piccoli granelli di rocce aggiunti al terreno.
Romualdo Gianoli, 06 Marzo 2018
Micron
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Giornalista Scientifico

Da migliaia di anni quasi tutte le civiltà umane hanno capito che i terreni vulcanici sono particolarmente fertili e adatti a coltivare le piante necessarie a sostenere la vita. Tuttavia nessuna civiltà, prima d’ora, si era mai chiesta quale impatto queste coltivazioni potessero avere sulla quantità di anidride carbonica presente nell’atmosfera e questo è logico, dato che nessun’altra civiltà, prima della nostra, si era mai trovata ad affrontare la minaccia dei cambiamenti climatici provocati proprio dall’aumento di CO2 da essa stessa provocato.
Così, alcuni ricercatori dell’università di Sheffield guidati da David Beerling, direttore del Leverhulme Centre for Climate Change Mitigation dello stesso ateneo, si sono posti il problema e hanno scoperto che aggiungendo ai terreni agricoli piccoli granelli di rocce silicatiche, questi si sciolgono velocemente, catturando anidride carbonica dall’atmosfera e rilasciando nutrienti essenziali per le piante. Ma non basta perché questo metodo ha mostrato anche altri vantaggi.

PIÙ PROBLEMI, UNA SOLA RISPOSTA
Diversamente da altri sistemi di cattura della CO2, l’aggiunta di rocce silicatiche finemente sbriciolate ai terreni agricoli non aumenta il fabbisogno di acqua a parità di specie coltivata e non impatta sull’uso dei suoli, per quanto riguarda la superficie impiegata. Anzi, con questo metodo si riduce l’uso di fertilizzanti sintetici o pesticidi, abbassando i costi di produzione e, quindi, aumentando la redditività dei terreni. Ne risulta, complessivamente, un aumento della sicurezza delle coltivazioni per l’alimentazione umana, una maggiore sostenibilità ambientale ed economica e una riduzione della quantità di CO2 presente nell’atmosfera. Quest’ultimo è un aspetto particolarmente importante perché, come ricorda Beerling, «l’entità dei futuri cambiamenti climatici può essere ridotta diminuendo all’origine la quantità di CO2 immessa nell’atmosfera per effetto della produzione di energia, ma l’adozione di strategie come quella sperimentata nella nostra ricerca, che attivamente rimuove anidride carbonica dall’atmosfera, ha un’enorme efficacia e può essere implementata velocemente».

UNA SOLUZIONE A PORTATA DI MANO
La questione della semplicità di applicazione, in effetti, è fondamentale e deriva innanzitutto dal fatto che le rocce che possono essere usate come additivo dei terreni, sono molto abbondanti, come nel caso dei basalti, residui di antiche eruzioni vulcaniche. Le rocce silicatiche sminuzzate, poi, possono essere applicate, praticamente, a tutti i suoli, anche se quelli dove possono dare i migliori risultati sono le pianure arabili, cioè quelle che vengono seminate ogni anno e che coprono all’incirca il 10% di tutte le terre coltivabili del mondo.
Inoltre, la tecnica di aggiungere rocce sminuzzate ai terreni agricoli è già diffusamente praticata, come nel caso delle rocce calcaree spesso aggiunte per ridurre l’acidificazione provocata dai fertilizzanti. Dunque, il know how e l’infrastruttura tecnologica e logistica per usare questo metodo anche con le rocce silicatiche sono già disponibili e renderebbero, di fatto, la sperimentazione del gruppo di Sheffield di immediata o comunque rapida adozione su vasta scala.

OCCORRE UNA STRATEGIA COMBINATA
Dell’importanza di una rapida ed estesa applicazione di questa metodologia è fortemente convinto Stephen Long della University of Illinois Champaign-Urbana, coautore dello studio, per il quale «la proposta è di applicare questo sistema, passando dalle rocce calcaree a quelle silicatiche e, anzi, aumentandone il tasso di applicazione perché così si otterrebbero gli stessi risultati, con l’aggiunta della cattura dell’anidride carbonica atmosferica».
Su quest’ultimo punto Long è particolarmente critico, tanto da dichiarare che «il riscaldamento globale è un problema che riguarda tutto il pianeta ma gli scienziati sono stati incapaci, finora, di far capire che è necessario combinare la riduzione delle emissioni di gas serra da fonti fossili, con le strategie di cattura ed estrazione della CO2 dall’atmosfera, se vogliamo evitare una catastrofe climatica». Ma ora, come ricorda James Hansen dell’Earth Institute della Columbia University, altro autore dello studio, «la necessità di strategie di cattura dell’anidride carbonica dall’atmosfera sono nell’agenda della ricerca e abbiamo bisogno di valutazioni realistiche su cosa siano in grado di fare e su quali siano le sfide da affrontare». I risultati della ricerca saranno a breve pubblicati su Nature Plants.

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