I cambiamenti climatici mettono a rischio il futuro del nostro cibo

Secondo gli autori di un recentissimo studio pubblicato sulla rivista The Lancet, entro il 2050 il ridotto consumo di frutta e verdura, conseguente ai problemi causati all’agricoltura dai cambiamenti climatici, potrebbe portare a un aumento della mortalità, a livello globale, di oltre 500mila casi.
Romualdo Gianoli, 12 Marzo 2016
Micron
Micron
Giornalista Scientifico

Tag

Secondo gli autori di un recentissimo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet, entro il 2050 il ridotto consumo di frutta e verdura, conseguente ai problemi causati all’agricoltura dai cambiamenti climatici, potrebbe portare a un aumento della mortalità, a livello globale, di oltre 500mila casi. Si tratta di morti, mai previste finora, riconducibili esclusivamente agli effetti dei cambiamenti climatici sull’alimentazione. Sempre secondo le previsioni di questo studio, i Paesi più colpiti, dove si potrebbero concentrare i tre quarti dei decessi previsti, sarebbero Cina e India. Questa ricerca è la più forte evidenza scientifica, fino a questo momento, del legame esistente tra cambiamenti climatici, produzione di cibo e salute a livello mondiale.

UN NUOVO PUNTO DI VISTA
Lo studio, intitolato Global and regional health effects of future production under climate change: a modelling study, è stato coordinato da Marco Springmann dell’Università di Oxford nel Regno Unito, nell’ambito dell’Oxford Martin Programme on the future of food. Lo studio (che interessa 155 Paesi, fino al 2050) è il primo studio di questo genere in grado di valutare l’impatto dei cambiamenti climatici sui regimi alimentari e sulla massa corporea delle persone, quantificando anche il probabile numero di morti collegate a questi fattori.
Secondo Springmann fino a oggi molte ricerche si sono occupate della sicurezza alimentare ma ben poche si sono concentrate sulle più ampie conseguenze dei cambiamenti climatici rispetto alla produzione agricola. Sono conseguenze che determinano alterazioni nella disponibilità e nell’assunzione di cibo e che influenzano comportamenti alimentari responsabili di importanti fattori di rischio come l’aumento del peso corporeo, la riduzione del consumo di frutta e verdura o l’elevato consumo di carne rossa. Sono tutti fattori che aumentano l’incidenza di malattie molto diffuse come quelle cardiache, gli ictus o il cancro e che influenzano il numero di decessi a esse collegati ma che, fino a questo momento, non erano stati tenuti nell’opportuna considerazione, specie in rapporto ai cambiamenti climatici.
Per realizzare la complessa modellizzazione condotta in questo studio, i ricercatori guidati da Springmann si sono basati su un dettagliato modello di analisi delle politiche agricole, l’International Model for Policy Analysis of Agricultural Commodities and Trade(IMPACT). Questo modello è stato poi incrociato con una valutazione comparativa del rischio derivante dalla variazione del consumo di frutta e verdura, carne rossa e peso corporeo e, infine, messo in relazione alle morti per malattia coronarica, ictus, cancro e un aggregato di altre cause. Su questa base i ricercatori hanno calcolato le oscillazioni nel numero di morti riconducibili alle variazioni del peso corporeo e delle diete, indotte dai cambiamenti climatici.
Questo calcolo, inoltre, è stato condotto tenendo conto di una combinazione di quattro possibili “percorsi di emissioni” (uno a elevate emissioni, due a emissioni medie e uno a basse emissioni) e tre “percorsi socio-economici” (sviluppo sostenibile, sviluppo più frammentato e uno a metà tra i due) ciascuno dei quali comprendeva sei differenti scenari con diverse variabili climatiche in ingresso. 

I RISULTATI
Secondo il responsabile dello studio, i risultati della ricerca mostrano che anche modeste riduzioni della disponibilità di cibo per persona, possono portare a cambiamenti del contenuto energetico e della composizione delle diete alimentari, traducendosi in pesanti conseguenze per la salute.
Lo studio rivela, infatti, che a meno di intraprendere azioni di contrasto ai cambiamenti climatici, questi ultimi possono ridurre di un terzo, entro il 2050, il previsto aumento della disponibilità di cibo a livello mondiale, portando addirittura a una riduzione della disponibilità di cibo a livello personale pari al 3,2%.
Questo valore corrisponde a una diminuzione media della disponibilità energetica giornaliera per persona di circa 99 kcal, a una minore assunzione di frutta e verdura del 4% (circa 15 g al giorno) e a una diminuzione del consumo di carne rossa dello 0,7% (0,5 g al giorno). Per quanto possano sembrare piccoli questi valori, in realtà, si traducono in circa 529mila morti in più, a livello globale entro il 2050, rispetto a uno scenario senza cambiamenti climatici, nel quale l’aumento di disponibilità di cibo, avrebbe permesso di prevenire 1,9 milioni di morti. In altre parole, le morti previste dallo scenario con i cambiamenti climatici, rappresentano ben il 28% di persone in meno che si potrebbero salvare grazie a una migliore alimentazione possibile nello scenario senza i cambiamenti climatici attesi entro il 2050.
Al contrario, l’adozione di strategie di contrasto ai cambiamenti climatici potrebbe ridurre il numero di queste morti “aggiuntive” in una misura compresa tra il 29 e il 71%, in base alla minore o maggiore stringenza delle azioni di contrasto.

LE CONSEGUENZE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI, AMPLIFICATE DALLE DISUGUAGLIANZE
Nel complesso i Paesi che, secondo lo studio inglese, sarebbero colpiti con maggiore probabilità sono quelli a reddito medio-basso, soprattutto nelle aree geografiche del Pacifico occidentale (264000 morti) e del Sudest asiatico (164000), con i tre quarti quasi delle morti previste, concentrate in Cina e India.
Anche l’Europa non sarebbe risparmiata e, su una base pro-capite, le nazioni maggiormente colpite sarebbero la Grecia (con 124 morti per milione) e l’Italia (89 per milione).
Altre informazioni interessanti riguardano il modo in cui i cambiamenti nella composizione delle diete alimentari potranno manifestarsi nelle diverse aree geografiche, anche in funzione della qualità di vita preesistente e del reddito. Così, l’impatto maggiore della ridotta assunzione di frutta e verdura si avrebbe nei Paesi con reddito più alto e sarebbe responsabile del 58% delle morti causate dai cambiamenti alimentari in quelle nazioni.
A seguire, i Paesi con reddito medio-basso dell’area del Pacifico occidentale (74%), dell’Europa (60%) e del Mediterraneo orientale (42%). Viceversa, le morti in più, dovute all’aumento complessivo della malnutrizione, raggiungerebbero i livelli massimi in Africa e nel Sudest asiatico, dove le condizioni alimentari già sono particolarmente precarie.
Come ha dichiarato Springmann: “E’ probabile che i cambiamenti climatici avranno un notevole e negativo impatto sulla mortalità futura, anche in presenza di scenari ottimistici. Sforzi di adattamento devono essere messi in campo rapidamente. I programmi di sanità pubblica mirati a prevenire le malattie legate a fattori di rischio quali il peso o l’alimentazione (come l’aumento del consumo di frutta e verdura), devono essere rafforzati in via prioritaria per aiutare a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute”.
La comunità scientifica internazionale, intanto, sembra aver accolto con attenzione e interesse i risultati dello studio britannico, cogliendone le profonde implicazioni sociali ed economiche anche oltre i confini della pura ricerca scientifica. Lo testimoniano Alaistair Woodward dell’Università di Auckland (Nuova Zelanda) e John Porter dell’Università di Copenhagen, che hanno rilevato come Springmann e i suoi abbiano rivolto il dibattito su clima e cibo in una direzione nuova e necessaria, evidenziando importanti aspetti della sicurezza alimentare e nutrizionale ma sollevando, al contempo, molte questioni che richiedono un attento esame.
Ora resta da vedere se e fino a che punto, i legislatori e, in generale la società civile, sapranno cogliere questi stessi aspetti e agire di conseguenza.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

4 + 7 =

    X