I deprimenti effetti degli antidepressivi sull’ambiente

Gli antidepressivi agiscono in maniera notevolmente positiva sull'umore umano ma la loro azione potrebbe non essere tanto gradevole, quando si parla di ambiente. Questi farmaci che sono essenziali per milioni di persone in tutto il mondo non esauriscono i loro effetti all'interno dell'organismo umano ma continuano a "lavorare", dal punto di vista biochimico, quando raggiungono l'ambiente, con un impatto ecologico per certi aspetti disastroso.
Stefano Pisani, 17 Ottobre 2018
Micron
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Giornalista Scientifico

Gli antidepressivi agiscono in maniera notevolmente positiva sull’umore umano ma la loro azione potrebbe non essere tanto gradevole, quando si parla di ambiente. Infatti, questi farmaci che sono essenziali per milioni di persone in tutto il mondo non esauriscono i loro effetti all’interno dell’organismo umano ma continuano a “lavorare”, dal punto di vista biochimico, quando raggiungono l’ambiente, con un impatto ecologico per certi aspetti disastroso.
In un nuovo studio pubblicato sulla rivista BJPsych Bulletin, due scienziati dell’Università di Portsmouth hanno sottolineato la gravità del problema facendo il punto della situazione. E la situazione è tutt’altro che felice. “I farmaci antidepressivi e ansiolitici sono presenti ovunque, nelle acque di scarico, nelle acque superficiali, nelle falde acquifere, nell’acqua potabile, nel suolo e si accumulano nei tessuti della fauna selvatica” spiega Alex Ford, dell’Istituto di Biologia Marina di Portsmouth, “gli ecosistemi acquatici stanno letteralmente ‘facendo il bagno’ in una ‘zuppa’ di antidepressivi”.
Una crescente quantità di prove sta suggerendo che questa “zuppa” di antidepressivi, con i suoi prodotti di decomposizione, sta mettendo a dura prova la vita marina.
E c’è di più: dallo studio emerge anche il dato sconfortante che non è necessaria un’alta concentrazione di queste sostanze, per avere una tangibile comparsa di questi effetti nocivi. “Gli studi di laboratorio riportano variazioni nel modo in cui alcune creature si riproducono e crescono, nella velocità di maturazione, nel metabolismo, nell’immunità, nelle abitudini alimentari, nel modo in cui si muovono e si comportano in generale, oltre che nel loro colore” aggiunge Ford.
Diversi anni fa, lo stesso ricercatore ha mostrato come bassi livelli di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina come la fluoxetina– il composto chiave nell’antidepressivo Prozac – erano in grado di alterare il comportamento dei gamberetti anfipodi, facendo in modo che essi lasciassero più spesso luoghi riparati, rischiando quindi maggiormente di essere vittime dei predatori.
In questa ultima ricerca, Ford ha lavorato con la farmacologa Helena Herrera per analizzare in profondità le ricerche compiute sui rischi e sui benefici per l’ambiente (oltre che per la salute umana), delle prescrizioni di sostanze psicotrope.  Queste ultime, infatti, stanno vivendo un periodo di grande diffusione. Uno studio pubblicato nel 2016 ha riscontrato un aumento del 26% nell’uso di antidepressivi tra bambini e adolescenti negli Stati Uniti, in un periodo compreso tra il 2005 e il 2012. Nel Regno Unito, poi, si è registrato addirittura un aumento del 54%, nello stesso arco di tempo. Questa tendenza al rialzo, che si accompagna al dato generale secondo cui nel mondo occidentale una persona su dieci sta attualmente seguendo una terapia di antidepressivi a lungo termine, ha il potenziale per innescare una catastrofe ambientale.
I programmi di smaltimento dei farmaci, che hanno il compito di raccogliere medicinali non utilizzati dai pazienti, sono già attivi in ​​molte parti del mondo, ma la loro effettiva implementazione è ancora troppo variabile: una migliore “educazione” potrebbe fare una differenza significativa, “si potrebbe istruire la professione medica per migliorare l’attuazione dei programmi di smaltimento e si potrebbero informare meglio i pazienti sul comportamento da tenere circa i rifiuti collegati ai farmaci”, scrivono i ricercatori. Altri contributi a una soluzione del problema potrebbero poi venire dalle stesse società farmaceutiche, che attualmente si stanno rafforzando e stanno assumendo un ruolo guida in una strategia “dalla culla alla tomba” di gestione del viaggio del farmaco, dalla sua produzione al suo utilizzo (e oltre). I servizi di gestione dei rifiuti farmaceutici di paesi come il Regno Unito, inoltre, potrebbero preoccuparsi di aggiornare le loro infrastrutture per ridurre i livelli di estrogeni sintetici presenti nelle acque reflue, per esempio, suggeriscono gli studiosi. “Queste sostanze non sono attualmente contemplate dalle normative esistenti in materia di gestione delle acque reflue e ora stanno diventando disponibili metodi analitici migliori per il rilevamento”, aggiungono Ford e Herrera.
In ogni caso, si tratta di un problema che richiede siano prese delle contromisure, ed è un problema nei confronti del quale tutti possiamo fare qualcosa. Una prescrizione di antidepressivi è un grande passo avanti per molte persone che soffrono di disturbi che peggiorano la loro vita, ma significa anche una prescrizione per i nostri corsi d’acqua e falde acquifere, cosa, questa, che rappresenta invece un preoccupante passo indietro per la salute di questi ecosistemi.

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