Ig Nobel. Non tutte le ricerche escono col buco

Con una cerimonia degna degli Oscar, la scorsa notte ad Harvard sono stati assegnati gli Ig Nobel. Un evento che premia dieci tra le ricerche scientifiche che si sono distinte per bizzarria o particolare inutilità. Un elogio quindi al fallimento? Affatto. Le ricerche premiate sono studi scientifici reali, che seguono le metodologia e applicano i criteri di scientificità.
Salvatore Marazzita, 15 Settembre 2017
Micron
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Filosofia della Scienza

Dal 1991 si tengono annualmente ad Harvard gli Ig Nobel. Un evento che premia dieci tra le ricerche scientifiche che si sono distinte per bizzarria o particolare inutilità. Una sorta di anti-Nobel, proprio a pochi giorni dall’assegnazione del vero premio. Si tratta dunque di un modo, neanche troppo velato, di scimmiottare la scienza, mettendone in ridicolo le sfumature più manieristiche, oppure invece è la possibilità di mostrare come la scienza sia in grado di scendere dalla torre d’avorio in cui spesso si caccia, e far vedere il lato umano, attraverso la caricatura, l’autoironia, che da sempre è simbolo di intelligenza?
Il premio Nobel rappresenta il picco massimo della carriera di uno studioso, garantisce imperitura fama e immensa soddisfazione professionale. Anche un Ig Nobel, in qualche modo, ricopre di lustroe memorabilità i vincitori, che di solito lo accettano di buon grado e sono disposti a presenziare alla cerimonia di premiazione per parlare, in sessanta secondi, della loro ricerca. È anche successo in passato che alcuni scienziati si siano visti fregiare di entrambi i premi: è il caso di Andrej Gejm, premio Nobel per la fisica 2010, che nel 2000 aveva ottenuto l’ignobile anti-premio per aver fatto levitare una rana. Nel 1997 invece il premio per la meteorologia andò a Bernard Vonnegut per aver studiato lo “spennamento” di un pollo come misura della potenza di un tornado; nel 2004 due ingegneri di Orlando hanno ricevuto il premio per aver brevettato la pettinatura cosiddetta “a riporto”; nel 2008 si è deciso di onorare, per il settore scienze nutrizionali, due ricercatori per aver modificato elettronicamente il suono di una patatina; l’anno scorso, tra gli altri, di particolare menzione è l’Ig Nobel per la letteratura a Fredrik Sjöberg, per il suo lavoro autobiografico di tre volumi sul piacere di collezionare mosche che sono morte, e mosche che non sono ancora morte.
Agli Ig Nobel di quest’anno, dal tema “Incertezza”, i vincitori sono stati premiati dai premi nobel Eric Maskin (economia, 2007) Roy Glauber (fisica, 2005) Oliver Hart (economia, 2016) Jerome Friedman (fisica, 1990).

I VINCITORI 2017

FISICA
Marc-Antoine Fardin, per aver utilizzato i principi della dinamica fluida e aver risposto alla domanda “un gatto è considerato solido e liquido?”

PACE
Milo Puhan, Alex Suarez, Christian Lo Cascio, Alfred Zahn, Markus Heitz e Otto Braendl, per aver dimostrato che il suono di un didgeridoo è un trattamento efficace per apnea ostruttiva, ovvero russare durante il sonno.

ECONOMIA
Matthew Rockloff e Nancy Greer, per i loro esperimenti per vedere come il contatto con un coccodrillo vivo influenzi la disponibilità di una persona a giocare d’azzardo.

ANATOMIA
James Heathcote, per il suo studio di ricerca medica “Perché gli anziani hanno grandi orecchie?”.

BIOLOGIA
Kazunori Yoshizawa, Rodrigo Ferreira, Yoshitaka Kamimura e Charles Lienhard, per la loro scoperta di un pene femminile e una vagina maschile in un insetto di grotta.

FLUIDODINAMICA
Jiwon Han, per aver applicato la dinamica del fluido per scoprire cosa succede quando una persona cammina all’indietro portando una tazza di caffè.

NUTRIZIONE
Fernanda Ito, Enrico Bernard e Rodrigo Torres, per la prima relazione scientifica del sangue umano nella dieta del pipistrello vampiro peloso.

MEDICINA
Jean-Pierre Royet, David Meunier, Nicolas Torquet, Anne-Marie Mouly e Tao Jiang, per l’uso di avanzate tecnologie di scansione del cervello per misurare il grado in cui alcune persone sono disgustate dal formaggio.

COGNIZIONE
Matteo Martini, Ilaria Bufalari, Maria Antonietta Stazi e Salvatore Maria Aglioti, per aver dimostrato che molti gemelli identici non si possono distinguersi gli uni dagli altri, a livello visivo.

OSTETRICIA
Marisa López-Teijón, Álex García-Faura, Alberto Prats-Galino e Luis Pallarés Aniorte, per aver dimostrato che un feto umano in sviluppo risponde più forte alla musica suonata direttamente nella vagina della madre che a quella che viene suonata sul ventre.

La scienza non va mai a colpo sicuro e spesso le strade che conducono ad una scoperta sono tortuose e ricche di imprevisti. Insomma, non tutte le ricerche escono col buco, si direbbe. Un elogio del fallimento? Affatto. Le ricerche premiate sono studi scientifici reali, che seguono le metodologia e applicano i criteri di scientificità.
La cerimonia di premiazione si trasforma in un vero e proprio carnevale della scienza, che ricorda da vicino le feste saturnali nell’antica Roma, in cui i ruoli si scambiavano e tutto era concesso.
Si direbbe che un evento del genere possa servire ad avvicinare il grande pubblico alla scienza, e l’idea di Marc Abrahamas, ideatore e conduttore della serata, si declina in uno show con battute divertenti, sketche di varia natura, qualcosa di molto simile ad un varietà della televisione, che riesce effettivamente a raggiungere una fetta importante di pubblico.
I premi vengono assegnati a quelle ricerche che riescono sia a far sorridere che a far riflettere, questo il motto.
É vero infatti che le ricerche selezionate possono essere inusuali e bizzarre, ma i metodi utilizzati sono rispettabilissimi. In fondo, prendendo in prestito le parole dell’epistemologo Paul Feyerabend, nella ricerca scientifica “tutto fa brodo”. Non è allora anche questo un esercizio di scienza?

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