Con Russia-Arabia Saudita ha preso il via la 21ª edizione del campionato mondiale di calcio.
Per la prima volta nella storia della competizione è la Russia a ospitare la fase finale della Coppa del Mondo con 11 città coinvolte e ben 12 stadi che verranno utilizzati nel corso della manifestazione. Le 64 partite previste saranno disputate a: Mosca, che ospiterà la finale del 15 luglio al Luzhniki Stadium, San Pietroburgo, Kaliningrad, Nizhny Novgorod, Kazan, Samara, Saransk, Volgograd, Rostov sul Don, Sochi e Ekaterinburg.
La cerimonia d’apertura, aldilà del fuori programma di Robbie Williams, è stata un lungo viaggio nella storia e nell’orgoglio russo attraverso la musica di Ciajkovskij, l’Uccello di Fuoco di Stravinskij e la tradizione circense degli acrobati. I biglietti per le partite stanno andando a ruba e probabilmente tra i numerosi di tifosi ci saranno anche molti ricercatori russi che in questo mese avranno un bel po’ di tempo libero al di fuori dei laboratori.
A causa delle misure di sicurezza e anti-terrorismo approvate dal governo prima della Coppa del Mondo, alcuni laboratori russi dovranno sospendere le proprie attività perché stanno per terminare i reagenti radioattivi necessari per la loro ricerca.
In un decreto presidenziale emanato l’11 maggio, il governo russo ha sospeso infatti per due mesi la vendita e il trasporto di sostanze chimiche e biologiche pericolose, comprese sostanze chimiche tossiche e radioattive. Il decreto si applica solo alle città che ospitano le partite, ma molte di queste, tra cui Mosca, sono importati centri di ricerca.
“Questo decreto mette a repentaglio l’intero flusso di lavoro nel mio laboratorio”, afferma Severinov, direttore presso l’Accademia Russa degli Studi di Genetica Molecolare e Biologia Genetica a Mosca. Molti progetti, come quelli di  gene editing CRISPR-Cas9 e quelli che misurano gli effetti delle tossine sulle cellule, sono a rischio. Una misura che minaccia di bloccare la relativamente piccola ricerca di biologia molecolare esistente in Russia”.
La decisione del governo russo si va ad aggiungere alle difficoltà che ogni giorno hanno gli scienziati di Mosca che a causa delle scarse capacità produttive del paese e delle severe restrizioni doganali devono attendere molte settimane per poter avere nei propri laboratori i reagenti radioattivi. In pratica il decreto, andando a sommarsi alle restrizioni di routine, costringerà molti laboratori a mettere in stand by fino all’autunno molti programmi di ricerca.
“Prima della sua rielezione a presidente a marzo, Vladimir Putin ha promesso di rafforzare la ricerca scientifica in Russia. Ma le elevate restrizioni doganali e di importazione sui materiali di ricerca continuano a mettere gli scienziati russi in una situazione di svantaggio competitivo rispetto ai ricercatori dei paesi in cui esiste un’ampia offerta di sostanze chimiche e attrezzature scientifiche”, afferma il biologo russo Fyodor Kondrashov.
Come detto queste misure restrittive saranno revocate all’indomani della finale della Coppa del Mondo prevista a Mosca per il 15 luglio. “Questa crisi potrebbe essere di breve durata” – spiega Kondrashov  – “Ma sottolinea la difficoltà di fare ricerca all’avanguardia in un paese che non è completamente libero.”