Il canto del cigno della sonda Rosetta

A settembre 2016 calerà il sipario sulla sonda che appena un anno fa ha permesso per la prima volta a un manufatto umano di entrare in contatto diretto con una cometa.
Stefano Pisani, 18 Novembre 2015
Micron
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Giornalista Scientifico

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La fine della sonda Rosetta sembra essere segnata. In questi giorni, l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) sta infatti prendendo importanti decisioni sulla conclusione della storica missione di esplorazione della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko che, grazie al lander Philae, appena un anno fa ha permesso per la prima volta all’uomo di prendere contatto con un corpo celeste di questo tipo. La sonda madre, l’orbiter Rosetta, dovrebbe finire in gloria la sua vita operativa, entrando in collisione con la cometa, però in modo “gentile”. Anche quest’ultimo atto della sua esistenza, infatti, sarà consacrato alla raccolta di dati scientifici: i ricercatori, dal progressivo avvicinamento di Rosetta alla cometa, trarranno ulteriori informazioni sulla sua composizione e le sue caratteristiche chimico-fisiche. Certamente, però, questo non sarà propriamente un lieto fine e «ci saranno molte lacrime» come ha ammesso Matt Taylor, il project scientist di Rosetta, che sarà commosso come tutti gli altri scienziati impegnati in questa missione, alcuni dei quali sin dai primi passi, nel 1993.

PROTAGONISTA DI UN EVENTO STORICO
Appena un anno fa, nel novembre 2014, dopo dieci anni di viaggio nello spazio verso la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, Rosetta aveva preso contatto con quel corpo celeste che si avvicinava al Sole provenendo dallo spazio profondo. La discesa del “robottino” Philae aveva tenuto col fiato sospeso tutto il mondo ed era stata salutata come un avvenimento di portata storica. Dopo un’incertezza nell’aggancio, Philae era stato festeggiato come il primo manufatto umano a entrare in contatto diretto con una cometa, l’inizio di una nuova era di esplorazioni. Fino a luglio, il centro operativo dell’Esa ha ricevuto pacchetti di dati da Philae, che sono stati analizzati e hanno svelato importanti caratteristiche della cometa, alla ricerca di risposte non solo su di essa ma sull’origine stessa del Sistema Solare. Molte le cose scoperte da Philae. Innanzitutto: sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko fa davvero freddo: il termometro ha rilevato temperature oscillanti tra i -183 e -143 gradi centigradi. Inoltre, l’interno della cometa sembra piuttosto uniforme e c’è un alta porosità (tra il 75 e l’85 per cento). Sono stati poi rilevati alcuni composti finora mai avvistati sulle comete (come l’acetone e l’acetamide) e 16 composti organici sulla superficie, molti a base di azoto (ma non c’è traccia di zolfo).
Quest’ultimo dato potrebbe suffragare l’ipotesi che la vita sulla Terra potrebbe effettivamente essere stata innescata dalle comete.
Da luglio, Philae non è stato più in grado di trasmettere, probabilmente a causa di impreviste emissioni di gas che potrebbero aver cambiato la sua posizione (portandolo in una zona poco illuminata al Sole, la sua fonte di energia) oppure in seguito all’ostruzione della sua antenna e al conseguente danneggiamento di uno dei suoi trasmettitori. Rosetta, invece, che continua a orbitare intorno alla cometa, non ha mai cessato di raccogliere dati. Tuttavia, non si tratta di operazioni che possono essere continuate all’infinito: i finanziamenti della missione scadranno a settembre 2016, proprio nel periodo in cui la cometa starà prendendo la strada del ritorno nello spazio profondo, dove l’orbiter a energia solare non riceverà abbastanza energia per poter funzionare.
Per oltre un anno, gli scienziati si sono confrontati per decidere al meglio sul suo destino. Alcuni, come il direttore di volo Andrea Accomazzo, avevano proposto di far entrare Rosetta in uno stato di ‘ibernazione’, una sospensione che sarebbe durata per tutta la sua permanenza nello spazio profondo. Tuttavia, la cometa 67P ritornerà dalle parti del Sole tra 4 o 5 anni e i rischi strutturali sono elevati: potrebbe esaurirsi il carburante e le altre risorse oppure gli strumenti a bordo potrebbero essere danneggiati dal freddo estremo dello spazio profondo. Alla fine, la scelta di far precipitare dolcemente Rosetta sulla cometa è sembrata quella più ragionevole.

UNA FINE DOLCE E SCIENTIFICAMENTE IMPORTANTE
Rosetta, che finora si è avvicinata, al massimo, a 8 chilometri dalla cometa, il prossimo agosto entrerà in una spirale discendente e “danzerà” intorno alla cometa fino a schiantarsi, secondo una traiettoria ellittica, sulla sua superficie a settembre. Si tratterà di un canto del cigno di incredibile importanza: la discesa della sonda, infatti, sarà più lenta di quella di Philae, il che permetterà di raccogliere più dati e immagini migliori. A quattro chilometri di distanza, per esempio, Rosetta dovrebbe essere in grado di distinguere tra i gas che emergono da ciascuno dei due lobi della cometa e determinare se le regioni hanno diversa composizione. L’operazione-schianto sarà comunque molto delicata. Per ottenere la miglior trasmissione di dati possibile, gli ingegneri dovranno infatti calibrare la traiettoria in modo che Rosetta si infranga sulla porzione di cometa rivolta in quel momento verso la Terra, superando al contempo tutte le difficoltà legate ai disturbi del bizzarro campo gravitazionale della cometa.
Una volta toccata la superficie, per Rosetta, che è stata progettata solo per orbitare e non per atterrare, sarà il game over: la sua antenna non comunicherà più con la Terra e i suoi pannelli solari non saranno più in grado di catturare la luce. Fino ad allora, comunque, la sonda continuerà a raccogliere dati e sempre in modo più efficace. Di recente, infatti, l’orbiter era stato costretto a tenersi “alla larga” dalla cometa perché le sue polveri, frutto della vaporizzazione del ghiaccio dovuta all’avvicinamento al Sole, avrebbero potuto interferire col suo sistema di navigazione. Ora che la cometa si sta allontanando dal nostro astro, Rosetta può di nuovo “accostarsi” e sarà in grado di ottenere immagini che ci racconteranno l’oscillazione di una cometa intorno al Sole e che mostreranno il paesaggio del suo, finora poco conosciuto, emisfero meridionale.

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