Il lato oscuro della luce

In una sola estate l’illuminazione stradale uccide 60 miliardi di insetti in Germania. In Inghilterra è stato verificato invece che le luci artificiali fanno anticipare di due settimane l’apertura dei boccioli delle piante: un intervallo di tempo pari a quello che, si prevede, avverrà con i cambiamenti climatici e l’aumento della temperatura media di 2 °C. Eppure degli effetti dei cambiamenti del clima si parla molto, mentre del “lato oscuro della luce” sappiamo molto poco.
Pietro Greco, 06 Febbraio 2018
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

In una sola estate l’illuminazione stradale uccide 60 miliardi di insetti in Germania. Dall’altra parte dell’Atlantico, in Illinois si è appurato che una notte non completamente buia a causa dell’illuminazione artificiale fa ritardare la maturazione del grano fino a sei settimane. Mentre, tornando da questa parte, in Svizzera è stato dimostrato che le piante indotte a scambiare la notte con il giorno a causa dell’inquinamento luminifero producono il 13% in meno di frutta e in Inghilterra è stato verificato che le luci artificiali fanno anticipare di due settimane l’apertura dei boccioli delle piante: un intervallo di tempo pari a quello che, si prevede, avverrà con i cambiamenti climatici e l’aumento della temperatura media di 2 °C.
Eppure degli effetti dei cambiamenti del clima si parla molto, mentre del “lato oscuro della luce”, come titola Nature un bell’articolo sull’argomento firmato da Aisling Irwin, sappiamo molto poco.
Ma non nulla. Intanto sappiamo che il 10% dell’intera superficie emersa del pianeta soffre per un eccessivo inquinamento luminoso diretto.
Percentuale che sale al 23% – quasi un quarto – se prendiamo in conto l’alone luminoso, qual chiarore indotto da fonti luminose artificiale che comunque rende la notte meno scura.
Sappiamo che l’area interessata dall’inquinamento luminoso cresce al ritmo del 2% annuo. Che ad acuire il problema si sono aggiunti, di recente, i LED. Sappiamo abbastanza sugli effetti che la luce artificiale produce su singole o molte specie, fin da quando, negli anni ‘50 del secolo scorso, il fisiologo olandese Frans Verhwijen dimostrò che la luce artificiale attrae molti animali attivi di notte, li disorienta e modifica il loro comportamento. Nel corso dei successivi venti anni la letteratura scientifica si è arricchita di rapporti su questo argomento. Ma – è il caso di dirlo – per iniziare a vederci più chiaro e iniziare a chiedersi qual è l’impatto complessivo sugli ecosistemi della luce artificiale occorre attendere il nuovo secolo e la conferenza organizzata nel 2002 da Catherine Rich, presidente dello Urban Wildlands Group di Los Angeles, e da Travis Longcore, della University of Southern California, che quattro anni dopo, nel 2006, pubblicano un libro seminale, dedicato appunto a The Ecological Consequences of Artificial Night Lighting.
Grazie, dunque, a recentissimi studi sappiamo che questi effetti su piante e animali esistono.
La luce artificiale interferisce sulla migrazione di uccelli e tartarughe, oltre che sul comportamento di grilli, cicale, falene e pipistrelli. Si calcola che il 30% dei vertebrati che agiscono soprattutto di notte modificano il loro comportamento a causa dell’inquinamento luminoso. La percentuale sale, addirittura, al 60% degli invertebrati notturni.
Già, perché come rilevato in Germania, sono soprattutto gli insetti a essere disturbati dalla luce artificiale. Da quella diretta, certo, in particolare, ma anche dall’alone che rischiara la notte. Gli uccelli canterini, per esempio, sono più irrequieti e dormono meno di notte: subiscono così modifiche del metabolismo che evidenza uno stato di salute peggiore della norma. Quelli che abitano in città iniziano a cantare molto prima dei loro cugini che vivono in campagna. E poiché il canto ha un ruolo non banale nella selezione sessuale, ecco che la luce artificiale perturba i meccanismi riproduttivi.
Molte specie di pipistrelli banchettano alla grande durante la notte passata vicino a una sorgente di luce artificiale, ma altri perdono il loro habitat e scompaiono da intere zone. La luce artificiale sembra influenzare anche lo zooplancton. In uno studio condotto in Germania, l’ILES (Illuminating Lake Ecosystem), è verificato che lo zooplancton modifica il suo ciclo di immersione nelle acquea. In alcuni laghi lo zooplancton vive in profondità abbastanza scure durante il giorno e migrano verso la superficie durante la notte, comprende altezze anche di nove metri. Ebbene, in presenza di luce artificiale il saliscendi può essere ridotto anche di due metri. Il che perturba, appunto, a cascata l’equilibrio dell’intero ecosistema lacustre.
L’impatto sull’ambiente della luce artificiale è enorme. D’altra parte bisognava aspettarselo, data l’importanza che hanno i ritmi circadiani in quasi tutti gli esseri viventi. Perturbarli, significa intervenire in meccanismi ancestrali, adattatisi all’alternanza del giorno e della notte sul pianeta Terra.
Studi recenti, riporta Nature, stanno dimostrando che è possibile diminuire l’impatto dell’inquinamento luminoso. Il primo e migliore intervento è abbatterle, questo inquinamento. Ma ci sono anche altri accorgimenti. Si è visto che certi tipi di luce hanno un impatto minore, mentre altri fanno persino crescere più velocemente alcune erbe. Christopher Kyba, un fisico del Centro tedesco di ricerche in geoscienze di Potsdam è fiducioso: «Di qui a trent’anni – sostiene – le strade saranno meglio illuminate e utilizzeremo un decimo della luce che oggi sprechiamo».

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