Il mal d’aria che continua a colpire l’Europa

Sono oltre 400 mila infatti gli europei morti prematuramente nel 2015 a causa di emissioni di particolati, dovute al trasporto su strada, all’agricoltura, alle centrali elettriche, all’industria e ai nuclei domestici. Gli impatti stimati sulla popolazione dell'esposizione a concentrazioni di NO2 e O3 in 41 paesi europei nel 2014 sono stati invece rispettivamente di 78 mila e 14 mila morti premature all'anno. Questi sono solo alcuni dei dati che emergono dall'ultimo rapporto annuale dell'Agenzia Europea per l'Ambiente, pubblicato qualche giorno fa, che ha esaminato i dati di oltre 2500 stazioni di monitoraggio in tutta Europa nel 2015.
Cristina Da Rold, 25 Ottobre 2017
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Nel 2014-2015 è come se fosse sparita dall’Europa tutta Bologna, periferie comprese, solo per le polveri sottili. Sono oltre 400 mila infatti gli europei morti prematuramente nel 2015 a causa di emissioni di particolati, dovute al trasporto su strada, all’agricoltura, alle centrali elettriche, all’industria e ai nuclei domestici. Gli impatti stimati sulla popolazione dell’esposizione a concentrazioni di NO2 e O3 in 41 paesi europei nel 2014 sono stati invece rispettivamente di 78 mila e 14 mila morti premature all’anno.
Questo emerge dall’ultimo rapporto annuale dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, pubblicato il 6 ottobre scorso, che ha esaminato i dati di oltre 2500 stazioni di monitoraggio in tutta Europa nel 2015.
A questi dati dobbiamo aggiungere anche quelli provenienti da altre fonti di inquinamento che vanno ad aggravare la situazione. Basti pensare alla notizia resa nota qualche settimana fa da uno studio condotto da Orb Media, un organizzazione non profit di Washington sul The Guardian, avrebbe rinvenuto nell’83% delle acque correnti di tutto il mondo fibre di plastica microscopiche che renderebbero l’acqua contaminata.
Per non parlare del fumo di sigaretta, che secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sarebbe responsabile del 16% delle morti di persone con oltre 30 anni in tutta la Regione Europea, la maggior parte delle quali premature.
Secondo quanto riporta l’CDC statunitense nel 2017, il fumo di sigaretta è correlato con il 90% dei tumori al polmone. Il fumo inoltre non è solo un fattore di rischio singolo per l’insorgenza del cancro al polmone, ma se combinato con l’inquinamento atmosferico aumenta la sua aggressività. Il luogo comune secondo cui “a questo punto, vivendo in un mondo così inquinato, non sarà certo il fumo a uccidermi” è infatti assolutamente falso, come ha dimostrato anche di recente uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Imperial College di Londra e del National Heart & Lung Institute e pubblicato di recente sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, che mostra che il fumo ha conseguenze peggiori in chi da bambino e adolescente è stato esposto ad alti livelli di inquinamento ambientale. Fumando infatti si finisce per convertire lo svantaggio di partenza in un vera e propria malattia respiratoria, come l’asma e la broncopneumpopatia cronica ostruttiva (BPCO).
Tornando ai dati recenti dell’EEA, essi evidenziano che la qualità dell’aria in Europa sta lentamente migliorando, grazie alle politiche ma anche grazie alla tecnologia. Il problema di fondo – spiegano gli esperti – è che malgrado le politiche e la tecnologia, non tutti i paesi mettono in pratica le raccomandazioni che arrivano dalle organizzazioni internazionali. A questo si aggiunge un altro fattore negativo: la contraddizione fra le diverse indicazioni circa i valori soglia da non superare: quelli più laschi proposti dall’UE e quelli più stringenti dell’OMS.
Vediamo i dati nel dettaglio. Per quanto riguarda il particolato atmosferico, nel 2015 il 7% della popolazione urbana europea è stata esposta a livelli di PM2,5 superiori al valore limite annuale stabilito dall’UE. L’82% circa è stato esposto a livelli che hanno oltrepassato le più rigide linee guida dell’OMS.

 

Fonte: Air quality in Europe — 2017 report

Riguardo al Biossido di azoto invece, sempre nel 2015 il 9% della popolazione è stata esposta a livelli di NOsuperiori al valore limite annuale definito dall’UE e alle linee guida dell’OMS. Secondo le stime, nel 2014 l’esposizione al NOha causato la morte prematura di 78 mila persone in 41 paesi europei.

Fonte: Air quality in Europe — 2017 report

Infine, nel 2015 il 30% della popolazione urbana dell’UE-28 è stata esposta a livelli di l’Ozono troposferico (O3) superiori al valore obiettivo definito dall’UE. Circa il 95% è stato esposto a livelli che hanno oltrepassato le più rigide linee guida dell’OMS. In base alle stime, nel 2014 l’esposizione all’Oè stata causa della morte prematura di 14,4 mila persone in 41 paesi europei.

Fonte: Air quality in Europe — 2017 report

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