Il riso si impoverisce e la colpa è della CO2

Secondo uno studio pubblicato su Science Advances, l'incremento dell'anidride carbonica, dovuta all'emissione di gas serra nell'atmosfera, causerebbe una riduzione dei tassi di proteine, minerali e vitamine di questo cereale. A rischio, per i prossimi anni, l'alimentazione di 2 miliardi di persone.
Tina Simoniello, 27 Maggio 2018
Micron
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Giornalista freelance

Tra qualche decennio il riso potrebbe non essere più lo stesso. Potrebbe essere meno ricco di proteine, minerali e vitamine, mettendo potenzialmente a rischio la sicurezza alimentare di 2 miliardi di persone per le quali questo cereale rappresenta la fonte principale di energia e proteine. E la responsabilità sarà dell’aumento della concentrazione di COin atmosfera o per dirla meglio dell’inquinamento. Uno studio realizzato da un team internazionale di ricercatori della Chinese Academy of Sciencesdelle Università di Tokyo, di Washington e del Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti pubblicato su Science Advances ha dimostrato che quando viene coltivato alle concentrazioni di anidride carbonica pari a quelle previste per la seconda metà di questo secolo – tra 568 e 590 ppm-  il riso perde il suo valore nutrizionale impoverendosi di ferro, zinco, proteine e vitamine B1, B2, B5 e B9.
Per lo studio, 18 varietà di riso sono state coltivate in siti di ricerca in Cina e Giappone all’aperto.
Nei campi, sopra le piante, i ricercatori hanno costruito degli ottagoni di plastica di 17 metri di larghezza e alti circa 30 centimetri. L’aria con concentrazioni più elevate di anidride carbonica, pari a quella che respireremo nella seconda metà di questo secolo (da 568 a 590 parti per milione), è stata soffiata attraverso dei tubi di plastica sulle piante. Una rete di sensori e monitor ha poi misurato la velocità e la direzione del vento per determinare la quantità di anidride carbonica rilasciata. Si tratta di una tecnica nota come Free-Air Carbon dioxide Enrichment (FACE).
Il risultato è stato che alle concentrazioni di biossido di carbonio  pari a quelle attese per la fine del XXI secolo si è avuto un  declino di quattro tipi di vitamine del gruppo B. In particolare la vitamina B1 (tiamina) è diminuita del 17%, del 16,6% la B2 (riboflavina), la B5 o acido pantotenico del 12,7% e l’acido folico o B9 del 30,3%.
Le proteine si sono ridotte del 10,35%, lo zinco del 5,1% il ferro dell’8%. La vitamina E è al contrario aumentata nella maggior parte delle varietà studiate. “Il riso non è solo una fonte importante di calorie, ma anche di proteine e vitamine per molte persone nei paesi in via di sviluppo e per le comunità più povere dei paesi sviluppati”, ha dichiarato Kazuhiko Kobayashi dell’Università di Tokyo.  Oggi – hanno ricordato gli autori  – 600 milioni di persone assumono almeno il 50% della loro fabbisogno di energia e proteine quotidiano direttamente dal riso. Sono soprattutto abitanti di Bangladesh, Cambogia, Indonesia, Laos, Myanmar, Vietnam, e il riso è sempre più diffuso in Africa, soprattutto in Madagascar, tutti paesi a economie precarie e nei quali il rischio malnutrizione è sostanziante permanente

CLIMA QUANTITÀ E QUALITÀ
Nelle regioni tropicali e subtropicali, entro il 2100, i raccolti di cereali di prima necessità, come riso e mais, potrebbero diminuire del 20-40% come conseguenza dell’aumento delle temperature, ed è stato calcolato – ricordano gli autori dello studio – che fino a 1 miliardo di persone vanno considerate a rischio sicurezza alimentare. A questi dati va aggiunto l’impatto degli eventi meteorologici e climatici estremi che non sono prevedibili, ma che prevedibilmente ci saranno.
Ma il concetto di sicurezza alimentare non è problema solo quantitativo.
Un’alimentazione scarsa dal punto di vista qualitativo incapace di garantire il giusto apporto di micronutrienti, proteine e vitamine può potenzialmente peggiorare lo stato di salute di 2 miliardi di persone. Direttamente: agendo sullo sviluppo cognitivo, sul metabolismo e sull’efficienza del sistema immunitario, e indirettamente: favorendo obesità e diabete di tipo 2, nei Paesi in via di sviluppo e non soltanto.
Che fare? Partire dalla considerazione che non tutte le varietà di riso esaminate nello studio hanno risposto allo stesso modo alle condizioni sperimentali imposte: alcune varietà hanno resistito alla CO2. Ci si potrebbe concentrarsi sulla possibilità di mettere a punto varietà di riso (tramite incroci o tecniche biotecnologiche) in grado di  conservare il valore nutrizionale indipendentemente dalle modificazioni della concentrazione di CO2.

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