Il Sole in ultra-HD

Un gruppo di astronomi è riuscito a osservare molto più da vicino lo strato di corona esterna del Sole, una zona estremamente calda del nostro astro, scoprendo strutture mai viste prima, celate in regioni che una volta erano ritenute vuote o scure. La scoperta porterà nuovi indizi sull'intensa atmosfera della stella che ci è così familiare.
Stefano Pisani, 27 Aprile 2020
Micron
Micron
Giornalista Scientifico

Un gruppo di astronomi è riuscito a osservare molto più da vicino lo strato di corona esterna del Sole, una zona estremamente calda del nostro astro, scoprendo strutture mai viste prima, celate in regioni che una volta erano ritenute vuote o scure. Le nuove immagini ad alta risoluzione ricavate dagli studiosi rivelano la presenza di “filamenti” magnetici larghi fino a 500 chilometri, contenenti al loro interno plasma che raggiunge milioni di gradi. La scoperta porterà nuovi indizi sull’intensa atmosfera della stella che ci è così familiare.

Come si legge sulla rivista Astrophysical Journal, i dati originali dello studio sono stati acquisiti dalla missione High-Resolution Coronal Imager (Hi-C) della NASA nel maggio del 2018. Si tratta di un telescopio solare montato su un razzo suborbitale che effettua brevi voli nello spazio prima di ricadere sulla Terra. Progettato per scattare immagini ad alta risoluzione della corona del Sole, Hi-C può individuare oggetti sul Sole anche molto “piccoli”, fino a 70 chilometri di diametro, che corrispondono allo 0,01 per cento della dimensione totale della stella.

Individuare questi sottili fili è essenziale per capire come l’energia si muova nell’atmosfera del Sole, e queste informazioni potrebbero aiutare gli astronomi a capire perché la corona, ossia la parte esterna dell’atmosfera della nostra stella, è centinaia di volte più calda della superficie. “Fino a oggi gli astronomi solari hanno potuto osservare ‘da vicino’ la nostra stella in una qualità standard, ma l’eccezionale qualità dei dati forniti dal telescopio Hi-C ci ha consentito di rilevare per la prima volta alcune zone del Sole in ultra-alta definizione”, ha spiegato il fisico solare Robert Walsh della University of Central Lancashire (UCLan), nel Regno Unito, tra gli autori della ricerca, “se si guarda una partita di calcio in televisione in definizione standard, il campo di gioco sembra verde e uniforme. Guardando la stessa partita in ultra-HD i singoli fili d’erba possono riuscire a spiccare, ed è così che siamo stati in grado di vedere con le immagini Hi-C”.

L’accesso a questa visione ultra-HD ha significato notare parti del Sole mai viste prima che sono diventate chiare, traendo informazioni che a loro volta possono dirci di più su come è composta esattamente la misteriosa atmosfera magnetica del Sole. Il campo magnetico e gli anelli coronali che compongono lo strato esterno solare rivestono un ruolo molto importante nel meccanismo che produce le tempeste solari, che sono delle attività potenzialmente in grado di avere effetti sulla Terra: se si chiarisce meglio il loro processo di formazione, sarà possibile prepararci meglio e pianificare una reazione adeguata.

Ci sono ancora molte cose che non sappiamo delle strutture negli strati esterni del Sole e ci sono molti eventi che si verificano in prossimità della nostra stella che restano un mistero per la comunità scientifica, ma i recenti progressi degli studi (e dei telescopi) stanno iniziando a intaccare questi enigmi. Saranno necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio questi “fili” di plasma appena rivelati, soprattutto per quel che riguarda la loro funzione, ma il fatto che ora sia possibile vederli è un enorme passo avanti. La prossima missione Hi-C dovrebbe mostrare ancora meglio come funziona la corona del Sole, soprattutto perché questi dati dettagliati potrebbero essere combinati con le immagini di altri telescopi in modo da costruire un ritratto sempre più chiaro del Sole. “Questa è una scoperta affascinante che potrebbe aumentare in modo decisivo la nostra comprensione del flusso di energia che scorre attraverso gli strati del Sole e arriva, infine, anche alla Terra”, ha spiegato il fisico solare Tom Williams, sempre della University of Central Lancashire, “si tratta di informazioni molto importanti se vogliamo modellare e prevedere il comportamento del nostro astro”.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X