Il tesoro di Qingjiang

In Cina è stato scoperto un giacimento fossilifero che ha tutte le carte in regola per scombussolare l’albero filogenetico della vita. Con oltre 50 specie fossili mai descritte prima, il sito getta nuova luce sull’esplosione del Cambriano e potrebbe dare risposta a molti interrogativi degli studiosi.
Micron
Micron
Giornalista scientifica

In Cina, precisamente nella provincia di Hubei lungo il fiume Danshui, è stata scoperta una “nuova Burgess Shale” che ha tutte le carte in regola per scombussolare l’albero filogenetico della vita. È il giacimento fossilifero di Qingjiang, risalente a più di 500 milioni di anni fa. Con oltre 50 specie fossili mai descritte prima, il sito getta nuova luce sull’esplosione del Cambriano, il periodo geologico in cui sono nati praticamente tutti i phyla moderni quasi in un colpo solo.
La notizia, appena pubblicata sulle pagine di Science da un gruppo di ricercatori cinesi, guidati da Dongjing Fu e Xingliang Zhang, ha già fatto il giro del mondo ricevendo commenti entusiasti: Qingjiang è già stato definito un “tesoro” per la qualità e la varietà dei suoi reperti.
Come i sedimenti di Burgess, anche quelli di Qingjang sono fossil-Lagerstätte: un termine tedesco che indica giacimenti fossiliferi molto ricchi e ben conservati, in cui è possibile osservare le parti molli, pelle e organi interni. E infatti i fossili di Qingjiang sono dettagliatissimi, sembrano quasi disegnati sulla pietra, perché si sono conservati benissimo. Trovare sedimenti di questo genere è un evento raro e Qingjiang è stupefacente anche perché l’85% degli esemplari rinvenuti sono animali dal corpo molle. Ci sono cnidari (le moderne meduse), sia in forme polipoidi che medusoidi, alghe, spugne, ctenofori, ma anche nuove specie che assomigliano ai moderni chinorinchi, animali vermiformi che vivono nei sedimenti fangosi dei mari costieri e che oggi non superano il millimetro di lunghezza. A Qingjiang, però, sono lunghi fino a quattro centimetri: l’evoluzione, nel tempo, li ha portati a diventare sempre più piccoli.
Finora il team di paleontologi ha estratto 4,351 reperti fossili dal sito, oltre 100 specie sono già state classificate, ma il 53% di queste sono completamente nuove alla scienza. E per capire quanto a lungo il biota di Qingjiang terrà impegnati i paleontologi, basta fare un rapido confronto con il sito americano. Burgess Shale, scoperto nel 1909, oltre un secolo fa, da Charles Walcott nelle Montagne Rocciose canadesi, tiene ancora i paleontologi “incollati” ai fossili per risolvere gli enigmi posti dalle straordinarie creature conservate nei sedimenti argillosi e dall’aspetto quantomeno bizzarro, come Hallucigenia, Opabinia, Wiwaxia, solo per citarne alcune.

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Ma, è doveroso ricordarlo, Qingjang non è il primo giacimento del Cambriano che si trova in Cina. A circa 1000 chilometri a sudovest da Qingjiang, c’è il sito di Chengjiang i cui resti hanno un’età compresa tra i 525 e i 520 milioni di anni. I fossili portati alla luce a Qingjiang, invece, sono leggermente più recenti: risalgono a 518 milioni di anni fa, ma sono anche più vecchi di quelli di Burgess, che hanno 508 milioni di anni. Dunque Qingjiang rappresenta un “fotogramma” della storia evolutiva del Cambriano, che ha fermato un istante (geologico si intende) proprio a metà del tempo che separa i due giacimenti più famosi, rappresenta un tassello “di mezzo” che potrebbe rispondere a molte domande.
Come nelle migliori storie, anche la scoperta del sito di Qinjiang è stata completamente casuale e, a dirla tutta, il primo fossile nell’area è stato trovato tempo fa. Nell’estate del 2007, Dongjing Fu si trovava a caccia di fossili nella provincia cinese di Hubei insieme al Xingliang Zhang, all’epoca suo dottorando. In cerca di un po’ d’ombra per la pausa pranzo, i due si spostarono lungo il fiume Danshui, trovandosi davanti a una distesa di scisti ittiolitici: rocce molto promettenti se si cercano fossili. E una volta iniziato a scavare, non ci volle poi molto per tirar fuori un fossile di Leanchoilia, una creatura simile a un gamberetto, tipica dei siti del Cambriano come appunto Burgess Shale.
Qingjiang, però, non solo rivaleggia con Burgess e Chengjiang per la qualità e la diversità tassonomica dei fossili, ma presenta anche notevoli differenze con il quasi contemporaneo sito di Chengjiang, suggerendo che quelle creature impresse nella roccia si siano sviluppate in contesti paleoambientali diversi. Il biota del Qinjiang offre quindi l’opportunità di comprendere come le condizioni paleoambientali abbiano influenzato i driver evolutivi durante l’esplosione cambriana. Come ha scritto il paleontologo dell’Università di Losanna in Svizzera Allison Daley, in un commento entusiastico della notizia pubblicato sempre su Science: “i fossili di Qinjiang colmano alcune lacune, ma sollevano nuove domande sui primi ecosistemi animali”. È tempo di rispondere.

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