Individuati meccanismi molecolari dietro l’orologio biologico delle donne

Un gruppo di scienziati è riuscito a individuare alcuni meccanismi potenzialmente in grado di influenzare la fertilità delle donne, nel periodo di vita compreso tra l'adolescenza e la menopausa. Si tratta di processi che dipendono in gran parte da “errori” cromosomici naturali, che variano a seconda della fascia d'età. I risultati dello studio pubblicato su Science.
Stefano Pisani, 17 Ottobre 2019
Micron
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Giornalista Scientifico

Un gruppo di scienziati è riuscito a individuare alcuni meccanismi potenzialmente in grado di influenzare la fertilità delle donne, nel periodo di vita compreso tra l’adolescenza e la menopausa. Si tratta di processi che dipendono in gran parte da “errori” cromosomici naturali, che variano a seconda della fascia d’età.

Sono questi i risultati a cui è pervenuto un gruppo di ricerca internazionale, in un nuovo studio guidato da scienziati dell’Università di Copenaghen e pubblicato sulla rivista Science. I ricercatori, che provengono da diverse università europee, hanno raggiunto le loro conclusioni dopo aver esaminato 3.000 ovociti donati da ragazze e donne di età compresa tra i 9 e i 43 anni.

«Sappiamo da molto tempo che noi esseri umani abbiamo una curva di fertilità unica rispetto a molte altre specie. La curva inizia in maniera ‘accidentata’ durante l’adolescenza e comincia a scendere di nuovo quando le donne raggiungono i 30 anni. Ma fino ad ora, non siamo mai riusciti a capire cosa effettivamente fosse in grado di causare questi cambiamenti», ha spiegato la responsabile della ricerca, la professoressa Eva Hoffmann del Dipartimento di Medicina Cellulare e Molecolare dell’Università di Copenaghen.

A differenza di quanto avviene negli uomini, in cui non si assiste alla formazione degli spermatozoi fino a quando non si raggiunge la pubertà, le donne nascono già con tutte le cellule-uovo che avranno a disposizione per tutta la vita. Tuttavia, questi ovuli sono immaturi e non si sviluppano completamente fino all’inizio del ciclo mestruale. «Mentre gli ovuli sono inattivi, una specie di ‘colla molecolare’ fa aderire i cromosomi. Più tardi, quando le uova saranno sulla via della maturazione, i cromosomi si divideranno. Ma più le donne diventano anziane, maggiore è il rischio che la ‘colla’ si rompa prematuramente» spiega la Hoffmann. Il materiale ereditario può cadere quindi letteralmente a pezzi, causando errori cromosomici che possono, per esempio, portare a sindromi come quella di Down, di Turner o di Kleinfelter, o che può rendere sterili gli ovuli.

I ricercatori hanno prima di tutto riscontrato che nelle ragazze adolescenti si verifica una maggiore incidenza di errori cromosomici durante la maturazione degli ovuli: in questo caso, la ragione principale era il mancato raggiungimento di un livello sufficiente di maturità, il che significa che, nell’adolescenza, specialmente i cromosomi più grandi del materiale ereditario sviluppavano difetti facendo quindi aumentare le probabilità che gli ovuli venissero espulsi dal corpo senza essere fecondati.

Successivamente, nel periodo in cui le adolescenti si trasformano in giovani donne, i ricercatori hanno osservato che gli ovuli diventavano più sani, mentre gli errori cromosomici gradualmente scomparivano. Questa tendenza continuava fino a quando le donne avevano poco più di vent’anni, dopo di che iniziavano a manifestarsi altri tipi di errori cromosomici.

Gli scienziati non riescono ancora a dire con esattezza il motivo per cui la fertilità umana aumenta, raggiunge il picco e poi diminuisce, il tutto all’interno di un definito intervallo di età. In confronto, una specie simile alla nostra come quella degli scimpanzé, non sperimenta allo stesso modo la menopausa ma, invece, risulta fertile in modo abbastanza costante per tutta la vita adulta.

Secondo la Hoffmann, una spiegazione di questo tipo di andamento potrebbe risiedere in due meccanismi sviluppati nell’uomo durante la sua evoluzione. Innanzitutto, un meccanismo che protegge le donne molto giovani dalla gravidanza fino a quando i loro corpi non sono completamente sviluppati (e quindi in grado di accogliere meglio i bambini grazie, per esempio, a fianchi più larghi che riducono i rischi associati al parto). In secondo luogo, un meccanismo che potenzialmente porta le donne anziane ad assumere un nuovo ruolo di supporto come nonne quando i loro figli diventano in grado di produrre prole, una teoria che in un certo numero di campi di ricerca è diventata nota come “ipotesi della nonna”.

La Hoffmann sottolinea inoltre che questi nuovi risultati potrebbero essere utilizzati per migliorare la diffusione di informazioni sulla gravidanza e sulla eventuale perdita del bambino durante la gravidanza; allo stesso modo, queste maggiori conoscenze potranno essere in grado di migliorare, a lungo termine, il trattamento dell’infertilità. «L’interruzione spontanea della gravidanza è ancora una sorta di tabù, un argomento molto delicato, ma con conoscenze come quelle emerse dal nostro studio siamo in grado di capire e dimostrare che si tratta di una cosa naturale. Allo stesso tempo, una maggiore comprensione dei meccanismi alla base del nostro orologio biologico potrà consentirci di controllare meglio la rottura delle ovuli, anche laddove il processo di maturazione avvenga nelle cliniche della fertilità», ha concluso la Hoffmann.

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