Inquinamento e radiazione solare: ecco i dati italiani degli ultimi 55 anni

Uno studio, appena pubblicato sulla rivista Atmospheric Chemistry and Physics, illustra come la radiazione solare in Italia sia molto variata negli ultimi decenni. In particolare, viene mostrata una significativa decrescita tra gli anni ’60 e la prima metà degli anni ’80 del ‘900, a cui è seguita una forte crescita negli ultimi 25-30 anni.
Cristina Da Rold, 20 Settembre 2016
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Da anni sappiamo che l’impatto dell’uomo sull’ambiente ha modificato profondamente gli avvenimenti climatici. Sappiamo che gli inquinanti hanno prodotto e continuano a produrre un pericoloso aumento delle temperature a livello globale, e anche nazionale, ma fino a oggi non avevamo dei dati precisi sul peso di questa impronta antropica sul nostro paese.
Oggi invece un team composto da ricercatori dell’Università Statale di Milano, dell’EHT di Zurigo, dell’ISAC-CNR, dell’Areonautica Militare e dell’IPE-CSIC di Saragozza, ha completato l’analisi dei dati sullaradiazione solare in Italia riguardanti gli ultimi 55 anni, riuscendo a ricostruire l’andamento della radiazione nel nostro Paese. Lo studio è stato pubblicato su Atmospheric Chemistry and Physics.
Quello che i ricercatori hanno osservato è che anche nel nostro Paese si è assistito – così come è accaduto in altre aree del mondo – a una diminuzione della radiazione nel periodo 1960-80 e a un rapido e progressivo aumento a partire dalla metà degli anni Ottanta fino a oggi. Un trend che riflette quello delle emissioni inquinanti.
Un processo in due fasi: un primo momento di global dimming, che ha visto una scarsa radiazione solare, in ragione della forte presenza di agenti inquinanti nell’aria, in particolare di particolato, e una seconda fase detta di Global grightening, dove la diminuzione della presenza di particolati – dovuta a una crescente sensibilità ai temi ambientali a livello mondiale che a prodotto norme precise per il controllo delle emissioni – ha prodotto un aumento della potenza della radiazione solare che ha raggiunto il nostro territorio.
“Una dose maggiore di radiazioni solari ha un significato positivo e uno negativo” spiega Maurizio Maugeri dell’Università di Milano, uno dei ricercatori coinvolti. “Quello positivo è che negli ultimi 25-30 anni è migliorata di molto la trasparenza della nostra atmosfera e questo porta con sé conseguenze positive per l’ambiente – che beneficia di una migliore luminosità con una migliore visibilità orizzontale, di una maggiore disponibilità di risorse per il settore energetico e agro-forestale – ma anche dell’umore degli abitanti di alcune zone, come il bacino Padano, particolarmente vessati dalla torbidità dell’aria.”
Maggiore trasparenza dell’aria però significa anche un crescente aumento del riscaldamento del clima. “Se è vero che la concentrazione di particolato nell’aria si è ridotta nel corso dei decenni, e questo è un elemento positivo – continua Maugeri – nello stesso periodo è aumentata vistosamente la presenza di gas serra, che si sono rivelati particolarmente dannosi anche grazie alla riduzione proprio del mascheramento prodotto dagli inquinanti, che in qualche modo fungeva da filtro per il riscaldamento. La riduzione dell’inquinamento da areosoli ci aveva nascosto il riscaldamento che in sua assenza ci sarebbe comunque stato”.
Mappare la situazione a livello nazionale per un periodo così lungo non è stato facile e ha richiesto anni di lavoro, a partire dall’analisi di decenni di dati provenienti dai database dell’Aeronautica Militare. “Le disomogeneità fra periodi e a livello geografico sono davvero molte – commenta Maugeri – e per questo si è reso necessario individuare un modo che ci permettesse il più possibile di uniformare i campioni. Inoltre, siccome avevamo il dubbio che queste variazioni fossero dovute alla differente nuvolosità fra una stazione e l’altra e fra un periodo e un altro, abbiamo filtrato i dati provenienti solamente dai giorni dove non c’era nuvolosità, osservando che non risultava in alcun modo responsabile. Ora i prossimi passi saranno nella direzione di considerare anche le altre variabili che entrano in gioco nella valutazione degli effetti dell’impronta dell’uomo sul nostro territorio.”

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X