Investire sull’adattamento climatico è un affare per tutti

Investire nell’adattamento climatico può generare notevoli vantaggi economici. Nello specifico se venissero destinati 1,8 trilioni di dollari nel periodo 2020 e il 2030 a progetti volti ad aiutare le varie comunità a diventare più resilienti di fronte agli effetti del cambiamento climatico si potrebbero arrivare a ottenere benefici pari a 7,1 trilioni di dollari. Ma è necessario un radicale cambio di rotta.
Cristina Da Rold, 22 Settembre 2019
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Un rapporto, pubblicato alcuni giorni fa, dal Global Center of Adaptation, stima che se investissimo appena 1,8 trilioni di dollari a livello globale dal 2020 al 2030 per misure di adattamento al cambiamento climatico, potremmo trarne un ritorno quattro volte maggiore: 7,1 trilioni di dollari in termini di benefici netti totali. La chiave è fare pressione su governi ma bisogna agire subito perché potrebbe essere già troppo tardi.
Lo studio della Commissione globale sull’adattamento, organizzazione non governativa guidata dall’ex segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon – a firma fra gli altri di Kristalina Georgieva e Bill Gates, evidenzia cinque aree da cui partire.

Prima: potenziare le infrastrutture: litorali, strade, fognature, sistemi energetici. Questa misura produrrebbe un ritorno economico di 4 trilioni di dollari.
Seconda: migliorare i bacini idrici naturali e le loro infrastrutture per ridurre i rischi di alluvione e garantire l’approvvigionamento idrico, una misura che porterebbe un benefico di 1,4 trilioni di dollari.
La terza area su cui investire è il ripristino di foreste di mangrovie in grado di proteggere le comunità costiere durante le tempeste, che si tradurrebbe in un ritorno di investimento di 1 trilione di dollari. Il miglioramento delle pratiche per la coltivazione di colture nelle regioni aride produrrebbe 700 milioni di dollari ricavati; mentre la costruzione di sistemi di allerta precoce significherebbe un ritorno di 100 milioni di dollari.
In che cosa consiste questo “ritorno di investimento”?
In primo luogo – spiegano gli autori – i vantaggi economici includono le perdite che non si verificano quando le città sono meglio attrezzate per resistere a eventi meteorologici estremi. Ma ci sarebbero anche benefici positivi come l’aumento della produttività economica e dell’innovazione tecnologica, dato che gli investimenti riguarderebbero infrastrutture con strumenti migliori e più moderni.

CIBO
Senza investire nelle cinque direzioni appena citate – scrivono gli esperti –  i cambiamenti climatici potrebbero abbattere la crescita dell’agricoltura globale fino al 30% entro il 2050.
A risentirne maggiormente sarebbero le 500 milioni di piccole aziende agricole in tutto il mondo. Il numero di persone che potrebbero non disporre di acqua sufficiente per almeno un mese all’anno, salirebbe dai 3,6 miliardi di oggi a oltre 5 miliardi entro il 2050. È necessario un cambiamento graduale nell’accesso alle informazioni, alle tecnologie innovative e ai finanziamenti per migliorare la resilienza di queste piccole aziende.

ACQUE
I cambiamenti climatici sono strettamente collegati ai sistemi e alle risorse idriche.  I paesi che faranno della gestione delle risorse idriche una priorità nazionale, sostenuta da importanti cambiamenti e investimenti nella governance, avranno maggiori probabilità di adattarsi e prosperare di quelli che non lo faranno.
L’aumento del livello del mare potrebbe costringere centinaia di milioni di persone nelle città costiere a lasciare le loro case, con un costo totale per le aree urbane costiere di oltre un trilione di dollari annui entro il 2050. Infine, da qui al 2030 i cambiamenti climatici potrebbero spingere oltre 20 milioni di persone dai paesi in via di sviluppo al di sotto della soglia di povertà, a migrare in zone più interne, le quali si troverebbero quindi sempre meno attrezzate a far fronte alla povertà.

RISORSE NATURALI
Valutare adeguatamente le risorse naturali nell’uso del suolo e nelle decisioni di investimento, così come aumentare la portata delle risorse pubbliche e private per salvaguardare la natura, sarà fondamentale per favorire la mitigazione climatica. Queste azioni potrebbero contribuire per un terzo alla mitigazione del clima necessaria da qui al 2030 per mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei fatidici 2°C.

INFRASTRUTTURE
Porti, strade, energia, servizi igienico-sanitari, fognature e sistemi di comunicazione: sono tutti esempi di risorse infrastrutturali a rischio a causa dei cambiamenti climatici. Eppure, si calcola che in questo settore i benefici superano i costi in un rapporto di 4 a 1. Ciò richiederebbe lo sviluppo di approcci misti pubblico-privato che condividano i costi e i benefici dell’investimento in infrastrutture resilienti.
Sarà dunque sempre più necessario – conclude il rapporto – andare oltre la protezione delle singole risorse per garantire che interi sistemi siano più resistenti facendo le giuste scelte su dove e cosa costruire, dando la priorità ai progetti green.

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