La donna che combatte la desertificazione del Sahel

Barkissa Fofana, trent’anni, lavora come microbiologa presso l'Istituto per la ricerca ambientale e agricola del Burkina Faso (INERA), ed è convinta che la microbiologia, e in particolare i microorganismi, siano la chiave per rendere il terreno desertico del Sahel più verde e produttivo.
Cristina Da Rold, 24 Febbraio 2019
Micron
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Giornalista scientifica

Barkissa Fofana, trent’anni, lavora come microbiologa presso l’Istituto per la ricerca ambientale e agricola del Burkina Faso (INERA), ed è convinta che la microbiologia, e in particolare i microorganismi, siano la chiave per rendere il terreno desertico del Sahel più verde e produttivo. Per questo da tempo sta conducendo diverse ricerche per dimostrarlo,  grazie alla partnership tra INERA e il programma di azione contro la desertificazione della FAO (FAO Action Against Desertification – AAD).
“Bisogna fare qualcosa per affrontare i problemi ambientali causati dal cambiamento climatico, dalla desertificazione e dalla crescita della popolazione”, racconta Barkissa a Nature, da un campo di acacia appena fuori dalla città di Djibo, nella regione del Sahel settentrionale del Burkina Faso.
Prendiamo l’esempio dell’azotofissazione, che trasforma l’azoto molecolare (N2) in azoto ammonico (NH3), che a sua volta tramite processi di nitrificazione e nitratazione viene reso disponibile per molte importanti molecole biologiche come proteine, vitamine. “Esistono batteri capaci di trasformare il gas azoto nell’aria in composti di azoto che possono essere utilizzati dalle piante come fertilizzante naturale” racconta Barkissa. “Alcuni di questi batteri sono simbiotici: entrano in una pianta attraverso le sue radici e rendono disponibile l’azoto per la crescita della pianta ospite.”
Il campo degli alberi di acacia è il terreno di prova delle ricerche di Barkissa. Sta monitorando lo sviluppo di questi alberi che producono gomma, che sono stati inoculati con diversi batteri e funghi simbiotici naturali. L’obiettivo è scoprire se e come, questi processi aiutano gli alberi a diventare più resistenti alla siccità, a crescere meglio e a produrre più gomma.
Nella regione del Sahel le sfide poste dai cambiamenti climatici e dalla desertificazione sono particolarmente importanti: le precipitazioni non superano i 400 millimetri all’anno e la terra è gravemente degradata. Finora, l’AAD ha avviato il ripristino di oltre 7.000 ettari in Burkina Faso.
I risultati che sta ottenendo Barkissa sono incoraggianti: si aspetta di difendere la sua tesi già all’inizio del 2020.
Se le si chiede perché si impegna su questo fronte tanto alacremente, Barkissa risponde di aver scelto di studiare agronomia perché ha sempre desiderato lavorare in campagna e in questo i suoi genitori l’hanno sostenuta fin dall’inizio. A volte però – confessa a Nature – le manca la sua famiglia, che vive a Bobo-Dioulasso, la seconda città più grande del Burkina Faso, nel sud, dove suo padre gestisce un laboratorio di vulcanizzazione e sua madre vende condimenti davanti alla casa.
Ma ne vale la pena, racconta. È sicura che i risultati della sua ricerca possano aiutare il Sahel a raggiungere il suo obiettivo, anche perché il programma AAD mira a rendere disponibili questi utili microrganismi alla popolazione locale. E lei certamente farà la sua parte: “Ho sempre cercato di fare del mio meglio per far funzionare le cose”.

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