La realtà virtuale è inaffidabile?

Si pensa che le esperienze vissute in un ambiente di realtà virtuale riproducano perfettamente la realtà effettiva e inducano quindi forme simili di pensiero e comportamento. Una nuova ricerca della University of British Columbia dimostra invece che c'è una grande differenza.
Stefano Pisani, 21 Febbraio 2019
Micron
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Giornalista Scientifico

Si pensa che le esperienze vissute in un ambiente di realtà virtuale riproducano perfettamente la realtà effettiva e inducano quindi forme simili di pensiero e comportamento. Una nuova ricerca della University of British Columbia dimostra invece che c’è una grande differenza.
I ricercatori hanno utilizzato la realtà virtuale per esaminare i fattori che influenzano lo sbadiglio, concentrandosi specificamente sui meccanismi del “contagio” di questo gesto. Lo ‘sbadiglio contagioso’ è un fenomeno ben documentato: le persone – e alcuni animali non umani – sbadigliano di riflesso quando individuano uno sbadiglio nelle vicinanze. In precedenza è stato mostrato che, quando crediamo o sappiamo di essere osservati (il caso della ‘presenza sociale’), sbadigliamo di meno o almeno resistiamo all’impulso, probabilmente a causa della stigmatizzazione dello sbadiglio in pubblico nelle convenzioni sociali, o alla sua percezione in molte culture come segno di noia o scortesia.
Nel nuovo studio, gli scienziati hanno cercato di provocare uno sbadiglio in un ambiente di realtà virtuale attraverso il meccanismo del contagio.
I soggetti coinvolti nel test indossavano una cuffia immersiva ed erano esposti a video di persone che sbadigliavano. In queste condizioni, il tasso di sbadigli contagiosi era del 38%, più o meno in linea con il tipico tasso che si registra nella vita reale (30-60%). Tuttavia, quando i ricercatori introducevano la ‘presenza sociale’ nell’ambiente virtuale, questa aveva uno scarso effetto sugli sbadigli: i soggetti sbadigliavano allo stesso ritmo anche mentre venivano osservati da un avatar umano virtuale (o erano ripresi da una webcam virtuale).
Il paradosso che si è verificato è che gli stimoli che scatenano gli sbadigli contagiosi avevano lo stesso effetto nella vita reale e nella realtà virtuale, ma gli stimoli che sopprimevano gli sbadigli nella vita reale non sortivano lo stesso effetto in un ambiente virtuale.
Inoltre, la presenza di una persona reale nella sala prove aveva sullo sbadiglio un effetto più significativo di qualsiasi altro elemento dell’ambiente della realtà virtuale. Anche se i soggetti non potevano vedere o sentire chi c’era accanto a loro, semplicemente sapere che un ricercatore era presente era sufficiente ad attenuare i loro sbadigli: gli indizi sociali della realtà effettiva sembravano dominare e soppiantare quelli della realtà virtuale.
La realtà virtuale ha preso piede come strumento di ricerca in psicologia e in altri campi, ma questi risultati mostrano che gli scienziati potrebbero dover tener conto dei suoi limiti. «Usare la realtà virtuale per esaminare in che modo le persone pensano e si comportano nella vita reale può benissimo portare a conclusioni che sono fondamentalmente errate, con profonde implicazioni per quelli che sperano di usare questo strumento per fare proiezioni accurate riguardo i comportamenti umani nella vita vera», spiegano i ricercatori su Scientific Reports, «per esempio, prevedendo come si comportano i pedoni quando si cammina tra auto senza conducente, o le decisioni che i piloti faranno in una situazione di emergenza, le esperienze in ambiente virtuali potrebbero rivelarsi un’approssima molto povera per la vita reale».

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