La rivincita di chi dimentica tutto

Il cervello lavora attivamente per dimenticare, seguendo meccanismi distinti da quelli della memorizzazione. Perché cancellare dati serve a prendere decisioni nelle situazioni nuove. E ci rende più smart.
Tina Simoniello, 26 Giugno 2017
Micron
Micron
Giornalista freelance

Avere una buona memoria equivale a trattenere il più a lungo possibile il maggior numero di informazioni. Chi non ci riesce ha un cervello più pigro, che lavora poco: connessioni che non si stabiliscono, neuroni che non si connettono, sinapsi che non fanno il loro dovere eccetera… Questo almeno è quello che pensano tutti. Ma davvero dimentichiamo fatti e i dettagli, perché i meccanismi della memorizzazione falliscono? E siamo sicuri che scordarsi le cose sia uno svantaggio sempre e comunque? Stando a una revisione della recente letteratura scientifica sui meccanismi della memoria pubblicato su Neuron, le cose non stanno affatto così. Anzi. Secondo gli autori dello studio il cervello quando dimentica non solo non smette di lavorare, ma lavora attivamente: lavora proprio perdimenticare, seguendo meccanismi precisi, ben distinti da quelli della memorizzazione. E non lo fa a caso.
Smarrire dati dettagliati trattenendo solo informazioni utili o ricordi generalizzati è fondamentale infatti per ottimizzare processi decisionali in situazioni che nel corso dell’esistenza cambiano costantemente. Dimenticare insomma sarebbe utile per essere sempre capaci di scegliere mentre i contesti evolvono.
“È importante che il cervello dimentichi i dettagli irrilevanti e si concentri invece su quello che servirà a prendere decisioni nel mondo reale”, ha dichiarato infatti Blake Richards, ricercatore al Learning in Machines & Brains Program, che ha co-firmato il lavoro insieme a Paul Frankland, del Child & Brain Development program. “Se stai provando a navigare nel mondo e il tuo cervello è costantemente capace di accedere a ricordi contrastanti – riprende Richards -, è più difficile per te prendere una decisione informata”.
Nell’ambito dell’intelligenza artificiale, spiegano gli scienziati in una nota per la stampa, questo meccanismo si realizza creando modelli computerizzati semplici che privilegiano le informazioni fondamentali ma eliminano dettagli specifici, consentendo così applicazioni più ampie.

I MECCANISMI DELLA RIMOZIONE DEI RICORDI
“Abbiamo molte prove dell’esistenza di meccanismi che favoriscono la perdita dei ricordi, e abbiamo prove che questi sono distinti da quelli coinvolti nella memorizzazione delle informazioni”, ha riferito Frankland. Uno di questi consisterebbe nell’indebolimento o nell’eliminazione di connessioni sinaptiche tra i neuroni che codificano i ricordi. Un altro sistema per cancellare dati dalla memoria, sostenuto da prove ottenute proprio nel laboratorio di Frankland, è la formazione di neuroni nuovi da cellule staminali, cioè indifferenziate, del cervello. I nuovi neuroni, dando vita a nuovi collegamenti, rimodellano i circuiti ippocampali e si sovrappongono ai ricordi che sono memorizzati in questi circuiti, rendendone difficile l’accesso.
Ovvero il ricordo. Secondo gli autori, questo meccanismo potrebbe spiegare perché i bambini, i cui ippocampi producono nuovi neuroni, dimenticano così tanti dati.
Ma davvero il cervello consuma tanta energia a danno della memoria? Beh, se questo impegno ci permette di prendere decisioni più smart, se ci facilita scelte sensate che rispondono a situazioni reali, se, per dirla con Richards, ci fa navigare meglio nella vita, che come tutti sanno, cambia molto rapidamente, in effetti, perché no.

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